“No a Capi Scout gay, per loro lo psicologo”, la dichiarazione shock dell’Agesci.

«Omosessualità, nodi da sciogliere nelle comunità capi. L’educazione fra orientamento sessuale e identità di genere», è il titolo del seminario promosso dall’Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani), il cui documento finale dovrebbe dare le linee guida all’associazione che, nelle sue diverse articolazioni, conta in Italia circa 175mila iscritti tra gli 8 e i 21 anni.

Le conclusioni del suddetto seminario si possono riassumere in queste poche, semplici e terribili parole: “Meglio che i gay dichiarati non siano capi scout. Anzi, vanno portati dallo psicologo”. Siamo impazziti.
Mi spiego: non voglio passare per allarmista e finto stupito della falsa morale di clausura propinata dalla Santa Madre Chiesa, mi stupisco (mi cascano molte parti del corpo, tra cui le braccia) del fatto che dopo venerdì, giorno del seminario, esista ancora un’AGESCI!

Come possono i ragazzi e le ragazze scout continuare a sopportare di appartenere ad una associazione che lascia parlare questa gente?

L’ho chiesto ad alcuni amici, di varie età (tra cui un capo-scout) che ne fanno parte e la risposta -mi scuseranno se ne faccio una parafrasi- è stata che la maggioranza “reale” dei membri non la pensa assolutamente così, ma in maniera totalmente opposta. Ci può bastare? A me no.

Non mi accontento nemmeno della costernazione degli scout. Per me mantenere una “formazione paramilitare” ideologizzata e sottomessa completamente alle vigliaccate che dice la Santa Inquisitrice è un abominio sociale. Smettete di andarci, a scout! Oppure cambiatelo! Non lasciate che figli, figlie, fratelli, sorelle ed amici continuino a dare voce ad un’idra dalle mille teste, tutte con un’opinione diversa, ma il cui corpo rimane saldamente attaccato al cuore (rubato, o non ancora liberato, se preferite) di Roma, prima di averle tagliate tutte, queste teste dal corpo ormai in putrefazione.

Spero che il mio discorso non appaia un’accusa insensata ai ragazzi ed alle ragazze che fanno scout, non è questa l’intenzione. Voglio piuttosto porre l’accento su quanto questa gente rovini una possibilità, altrimenti eccelsa, per i nostri giovani di imparare a lavorare in gruppo, in nome del civismo e della libertà collettiva, che è veramente tale solo se ogni suo membro mette qualcosa di sé a disposizione degli altri.

Credo che la vera ricetta per una società migliore possa essere dedotta da questa vicenda: lasceremo che questa gente continui a parlare oppure, a costo di rinunciare noi stessi a far parte di questa, o di altre formazioni (come personalmente feci col PD dopo la vicenda Binetti, o con i GD dopo averli conosciuti un pò più da vicino) lasciarle affondare. Perché sappiatelo: se due o tremila persone cominciassero a disdire, questi profeti della purezza eterosessuale farebbero la fine di un qualsiasi precario d’ufficio. Ormai lo sappiamo che tutto dipende dai soldi in questo mondo malato, anche, e soprattutto, la Divina Cupola.

Col massimo rispetto per i credenti, ovviamente. Se esistessero più cattolici e meno gerarchi della Chiesa il mondo sarebbe migliore.

Ora questo vi chiedo, a tutti voi che partecipate direttamente o indirettamente alla vita scout: mollateli o fate qualcosa di altrettanto rivoluzionario che li costringa a cambiare completamente rotta, anche se sarà difficile andare contro un’enciclica dell’attuale papa, in cui si ribadiscono proprio i problemi dell’omosessualità dal punto di vista Cattolico.

Lasciateli bollire nel loro brodo ed avrete migliorato non solo la formazione “in cui si svolge la vostra personalità” (in questo senso le dichiarazioni del seminario sono addirittura incostituzionali, a mio avviso) ma il mondo di tutti noi.

Perché attualmente io mi vergognerei a mandare i miei figli a scout.

Serve più laicismo.

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FRANCESCO MIRABELLI

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