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Noi contro il silenzio! Tutto quello che….

Scritto da Giampaolo Rossi il 9 - July - 2010 Letto 1,046 volte

“I giornalisti italiani sono chiamati ad una forma di protesta straordinaria che si esprimerà in un “rumoroso” silenzio dell’informazione nella giornata di venerdì 9 luglio, contro le norme del “ddl intercettazioni” che limitano pesantemente il diritto dei cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie, infliggendo gravi interruzioni al libero circuito delle notizie”.
Lo leggiamo sul sito della FNSI che invita al silenzio di Stato.

Come preannunciato anche su FB, Wilditaly ha deciso di NON partecipare al silenzio e, al contrario, di dedicarsi, nella giornata di oggi, a ricordare ciò che non avremmo saputo se il DDL intercettazioni fosse già stato in vigore. Senza ricordare ciò che comporta il DDL, vi rimando all’articolo illustrativo di Matteo, il nostro Direttore. Altra precisazione: ieri, il Presidente del Consiglio, ha detto che una legge simile, se non addirittura peggiore aggiungerei io, era stata votata già nel 2007 sotto il governo di sinistra, dicendo che nessuno aveva gridato allo scandalo e al bavaglio; voglio solo ricordare che proprio al 2007 risale l’ultimo sciopero della FNSI esattamente per quella legge porcata.

Iniziamo col dire che il detto tutto ciò che non si sarebbe saputo se… non è propagandistico e non è additabile come fazioso, in quanto non è che non si sarebbe saputo “solo” perchè nulla andava sui giornali, ma proprio perchè il DDL, oltre al bavaglio all’informazione, lega le mani ai PM e quindi alcuni scandali e conseguenti processi non sarebbero mai partiti. Proprio per questo, voglio fare un piccolo elenco, con alcune delle intercettazioni più importanti per far capire a voi lettori il pericolo in cui ci accingiamo a vivere.

1. Crack Parmalat:
Siamo nel 2003 e partono le indagini preliminari per un buco di 900 milioni di euro nei bilanci dell’azienda. Uno dei più gravi scandali economici – non solo d’Italia – degli ultimi tempi. L’inchiesta comprendeva, oltre alla dirigenza dell’azienda, anche alcuni politici ed ha messo in braghe di tela molti risparmiatori che avevano investito in azioni. L’indagine durò un anno e mezzo. Di conseguenza, con la norma vigente, dopo l’udienza preliminare (3 – 4 anni), i risparmiatori truffati si sarebbero resi conto dello scandalo e l’Italia avrebbe conosciuto molto tempo dopo la situazione, permettendo alle alte dirigenze di non destare ribrezzo nell’opinione pubblica in quanto, fino a quel tempo, l’informazione avrebbe potuto parlare dell’inchiesta solo tramite “riassunto” degli atti d’indagine e quindi totalmente a discrezione del giornalista, che può decidere di dire certe cose e alcune lasciale stare.

2. Scalata Bnl: i “furbetti del quartierino”
E’ il 2005 e scatta l’inchiesta, grazie alle intercettazioni, per la scalata della BNL da parte del gruppo bolognese Unipol. La telefonata è diventata celebre:
Consorte-Fassino
Consorte: Ciao Piero, sono Gianni.
Fassino: Allora? Siamo padroni della Banca?
Consorte: È chiusa, sì.
L’inchiesta si è conclusa nel 2009 e solo il 18 novembre scorso è stato rinviato a giudizio l’ex governatore della Banca D’Italia Fazio. Questo vuol dire che, per 4 anni, i riassunti sarebbero stati gli unici mezzi per sapere, in maniera del tutto “ideologicizzabile” da parte del reporter, ciò che era accaduto e le intercettazioni che vedevano coinvolti anche D’Alema e Fassino non si sarebbero conosciute fino a pochi mesi fa.

3. La “clinica degli orrori”.
“[...] il primario della clinica Santa Rita reiterava le sue “condotte delittuose”, in quanto “non mostrava remora alcuna a realizzare sistematicamente (…) interventi chirurgici inutili, fortemente invasivi e mutilanti“. La vicenda “descrive in definitiva, un’inquietante indifferenza dell’indagato rispetto al valore fondamentale della persona fisica e della sua integrità”. Basterebbe leggere queste due righe dei giudici per questo scandalo abominevole in cui i medici che si prostravano al primario, Pier Paolo Brega Massone, per fare delle operazioni inutili sui pazienti (se ne contano novanta) che portavano a loro compensi da 1.700 fino a 28.000 euro mensili e rimborsi gonfiati alla clinica. Il primario che si definiva “l’Arsenio Lupin della chirurgia” e per i dipendenti il “principe delle frodi”, subito dopo aver iniziato una collaborazione con la clinica S. Carlo, insisteva al telefono: “questo mese gli faccio quattro polmoni, sono per loro 44.000 euro che non vedono neanche morti”. Di questi novanta interventi, cinque sarebbero addirittura finiti con la morte del paziente ma per i quali il primario però è stato prosciolto. É accusato di lesioni gravissime e truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale.
L’inchiesta è partita nel 2006, il rinvio a giudizio per i quattordici imputati è arrivato il 10 giugno 2008. Nel mezzo, ci sarebbe stato il silenzio.

4. Calciopoli.
Un argomento che è tornato di attualità negli ultimi tempi per novità nel processo. La stampa pubblica denuncia lo scandalo ufficialmente il 2 maggio 2006, ma già mesi prima, negli ambienti calcisitici, circolavano voci di intercettazioni pericolose. L’inchiesta vedeva protagonisti i Dg di vari club, dirigenti della FGIC e dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri). A termine delle indagini, i capi di imputazione vennero contestati a sei club: Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio, Arezzo e Reggina. L’accusa principale era l’illecito sportivo: in poche parole i Dg, tramite delle intimidazioni o dei compensi materiali, pilotavano l’assegnazione di determinati arbitri nelle partite decisive con lo scopo di favorire l’una o l’altra squadra. Il totale delle personalità del mondo del calcio giunte al cospetto dei giudici furono ben ventidue.
Come già detto, l’indagine è partita, presumibilmente, a inizio 2006 o fine 2005, mentre il rinvio a giudizio è arrivato solo il 3 ottobre 2008.

Pierluigi Pairetto (designatore) e Luciano Moggi (Dg Juventus)
Moggi: «Pronto»
Pairetto: «Ehilà, lo so che tu ti sei scordato di me, mentre io mi sono ricordato di te»
Moggi: «Ma dai»
Pairetto: «Eh, ho messo un grande arbitro per la partita di Amsterdam».
Moggi: «Chi è?»
Pairetto: «Meier»
Moggi: «Alla grande»
Pairetto: «Vedi che io mi ricordo di te anche se tu ormai…»
Moggi: «Ma non rompere, adesso vedrai, quando ritorno, poi te lo dico io se mi sono scordato»

5. La Cricca.
Di questo non sapremmo ancora nulla, se non per riassunto. Fra quello che non sarebbe mai venuto fuori, fino al rinvio a giudizio, troviamo, ad esempio, le risate di De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell’impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, ed il cognato Gagliardi:

D.V.P.: “… Occupati di ‘sta roba qui del terremoto, perchè qui bisogna partire in quarta, non è che c’è un terremoto al giorno.”
G:
“Lo so”
(ridono)

D.V.P.:
Per carità, poveracci.”
G.:
“Vabbuò.”
D.V.P.:
Io ridevo stamattina alle tre e mezzo dentro al letto.”
G.:
Io pure… Vabbuò. Ciao”

6. Trani-gate.
Ebbene, anche di questo non ne sapremmo nulla. Ogni “riassunto” potrebbe essere tranquillamente fatto in base alle opinioni del giornalista. Come fai a raccontare dell’inchiesta in questione, senza menzionare le intercettazioni? Come giustifichi l’entrata nel registro degli indagati di Berlusconi, per concussione e violenza e attentato a corpo dello Stato, e dell’ormai ex commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi, per favoreggiamento a B., senza far leggere le telefonate? Le conversazioni e le intimidazioni del Premier per far chiudere Annozero non le avremmo ancora lette.
Annozero prepara la puntata sul caso Mills: Innocenzi e Berlusconi si sentono:

Innocenzi: “Ciao Presidente.”
Berlusconi: “Ciao, dal garante non ne è venuto nulla di nulla di nulla nei confronti della Rai, ma che cazzo di organismo siete?!”
I: “Guarda, noi abbiamo aperto l’istruttoria.”
B: “Aprite l’istruttoria e intanto lasciate andare avanti delle cose del genere? Ma scusa.
I: “Eh ma purtroppo sai li i tempi… Tu hai ragione purtroppo.”
B: “Eh, fai un casino della madonna. Fai dichiarazioni pubbliche, dici “questa autorità quì fa schifo, mi vergogno di appartenere ad un’autorità che non decide niente.”
I: “Ma se tu, come dire, mi autorizzi ad andare fino in fondo…”
B: “Ma certo! Ma non si può accettare più una cosa del genere, scusami, ma devo venire a sapere che io sono processato a Milano e che la Rai anticipa il processo Mills il giovedì sera ad Annozero?  Ma siamo matti?

Ce ne sarebbero molte altre: Caso Marrazzo, Caso Saccà, Puttanopoli (caso D’Addario), Banca AntonVeneta, Macelleria del G8, Craxi-Berlusconi, Dell’Utri-Mangano, lady Mastella. Quelle elencate sono solo alcune delle inchieste di cui, col DDL intercettazioni (per il quale i giornali scioperano nella giornata di oggi) non sapremmo nulla, o non ne saremmo venuti a conoscenza per anni.

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com

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