Non aspettiamoci mari e Monti/2

Si è ormai chiusa una delle settimane più convulse della storia della Repubblica italiana, quella che ha visto nascere in pochissimi giorni il suo sessantunesimo governo, composto esclusivamente dai tecnici di Mario Monti chiamati a provare a risollevare le sorti del Belpaese. Al termine di questi sette giorni, l’Italia pare avere finalmente un governo stabile: dopo aver ottenuto una maggioranza bulgara sia al Senato (281 sì, 25 no) che alla Camera (556 sì, 61 no), resta dunque “solo” da attuare il salvataggio. Già, “solo”. I dubbi che sollevai la settimana scorsa in attesa dell’ufficializzazione della nomina di Monti rimangono infatti tutti lì, in attesa di chiarimenti: accanto a notizie certamente positive, in settimana sono arrivate anche quelle negative o quantomeno poco rassicuranti.

Quelle positive possono essere riassunte in una sola frase: finalmente abbiamo a che fare con gente che, nel governarci, saprà sicuramente di cosa parla. Basta infatti con la Gelmini che straparla di neutrini dall’alto della sua abilitazione all’avvocatura ottenuta con sudore a Reggio Calabria; basta con la Brambilla messa al Turismo solo perché è «una che non molla l’osso»; basta con la Carfagna impegnata a difendere le pari opportunità di tutti e tutte in seguito all’ennesimo segreto di Stato; basta coi ministri degli Esteri come Frattini, deriso dai cablo statunitensi svelati da Wikileaks; basta Beni culturali in mano a pseudo-poeti come Bondi ed ex impiegati Publitalia come Galan; basta con Saverio Romano voluto all’agricoltura da Berlusconi solo per ringraziarlo del salvataggio dello scorso 14 dicembre, in barba a qualsivoglia competenza. Soprattutto, basta col governo degli inquisiti: basta Maroni, Bossi, Brancher, Fitto, Matteoli e Berlusconi (per limitarci ai ministri e lasciando perdere i sottosegretari). Da oggi in avanti avremo a che fare con gente che, nel prendere delle decisioni, lo farà con cognizione di causa, per meriti acquisiti sul campo, non per ricompense politiche o – peggio ancora – per sfuggire ad inchieste giudiziarie.

Ciò doverosamente detto, iniziano i dubbi. Chi sono infatti questi tecnici? Emeriti sconosciuti al grande pubblico, nel giro di pochi giorni sono stati sommariamente esaminati da giornalisti più o meno professionisti (come quelli di questo blog), che purtroppo hanno già potuto mettere in evidenza preoccupanti conflitti d’interessi (vedi quelli del superministro Corrado Passera) e dichiarazioni (vedi quelle del neoguardasigilli Paola Severino) provenienti da un passato affatto lontano. Se poi sin da subito dobbiamo registrare le loro prime gaffes (quelle di Piero Giarda col trasporto tramite l’elicottero dei Vigili del fuoco e di Corrado Clini sul nucleare), vediamo come l’aria – pur se non paragonabile a quella berlusconiana – sia ben lontana da potersi definire totalmente depurata. Lasciando il piano personale, passo a parlare di ciò che conta, ovvero il programma di questo governo. Cosa intende fare l’esecutivo dei tecnici? Finora le dichiarazioni d’intenti sono genericissime: ritorno dell’Ici, riforma delle pensioni, abolizione dei privilegi, riforma del lavoro. Restano evidentemente da chiarire i particolari. Per prenderne uno a caso: il ritorno dell’Ici varrà anche per la chiesa, così prodiga in questi giorni di elogi per il neopremier? Pur nella consapevolezza dell’impossibilità che Monti si sia già chiarito nel giro di sette giorni tutti i provvedimenti di cui necessita l’Italia, devo comunque dire che questi annunci non si scostano molto da quelli di berlusconiana memoria (ricordate i famigerati piani Sud, piani casa, meno tasse per tutti?). Rimangono insomma i dubbi: pur con un sicuro miglioramento del clima (ribadisco: finalmente a dettar legge sarà gente competente, non qualche arrivista mosso dalla più bieca logica politica), i segnali non sono proprio inconfutabilmente dei migliori.

Se comunque l’esecutivo almeno si è rinnovato, è il legislativo a lasciarmi tuttora profondamente perplesso, essendo rimasto tale e quale al passato, come questa settimana ha potuto facilmente confermare. Abbiamo infatti potuto osservare i soliti spettacoli di Scilipoti (in lutto per la morte della democrazia), i soliti politici col problema della casa (dopo Fini, Scajola e Tremonti, tramite Le Iene abbiamo appreso del caso del leghista Alessandri), i soliti pizzini del Pd (dopo quello di La Torre a Bocchino per bloccare la nomina di Leoluca Orlando alla Commissione di Vigilanza Rai, è toccato a quello di Enrico Letta a Monti per offrirsi come interlocutore per parlare dei sottosegretari), le solite nomine di dubbio valore (all’Antitrust, per sostituire Catricalà, si è pensato all’amico di Schifani e Cuffaro), le solite balle di Berlusconi (al Corriere è riuscito a dire che, con la sua «educazione religiosa», lui non è in grado di «ingiuriare il prossimo», non avendo mai dato del «coglione» a chi non lo votò nel 2006). Se a questo teatrino parlamentare aggiungiamo la solita inchiesta per tangenti (che stavolta coinvolge in primis l’Udc, ma non solo), direi che il clima è cambiato solo nei commenti dei giornalisti: tutti – salvo poche lodevoli eccezioni – intenti a descrivere un panorama fatto di «collaborazione», «responsabilità» e «larghe intese» alla base dell’«aria nuova» che si respirerebbe oggi in Italia con la semplice nomina di Monti, quasi che l’eroe Giorgio Napolitano fosse diventato anche il direttore di tutti i giornali. Una distorsione dei fatti totalmente lontana dalla realtà, che ancora non ci ha presentato il conto.


About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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