Non una ma due questioni morali.

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.

Enrico Berlinguer, La Repubblica, 28 Luglio 1981

Sono passati più di trent’anni da questa intervista con Eugenio Scalfari ma la questione morale non è passata in secondo piano, non rimane un’intervista piena di passione politica: è una questione che oggi si ripropone con urgenza. Quali responsabilità accompagnano la politica? Cosa ha portato alla degenerazione sociale ed antropologica che ha visto protagonisti politici di ogni partito? Queste ed altre sono domande a cui non è possibile rispondere in un articolo, ma, ripeto, l’urgenza di aprire una discussione è talmente forte che anche Giorgio Napolitano, qualche giorno fa, ha pronunciato un discorso carico di preoccupazione morale.

Cosa ha aggravato la situazione rispetto a trent’anni fa?

Distinguerei due diverse questioni, due diverse degenerazioni della politica: una antica, sotterranea, nebbiosa, potente e l’altra letteralmente spettacolare. La prima è la stessa delle parole di Berlinguer: esiste una classe politica che si identifica principalmente con una classe di potere. Avere il potere non significa tanto potere decidere come amministrare lo stato, quanto avere il potere di far sentire il proprio peso, di uomo politico in carica, nelle varie strutture burocratiche, bancarie, aziendali che la società propone.

Un politico può, può muoversi e accrescere il suo potere, farlo pesare. Tutte quelle parole che definivano la politica spariscono e rimane la possibilità di. Questo è il legame tra politica e mafia, la diffusione sotterranea del proprio potere in tutti i livelli della società. E questa è la questione morale più grave, se la politica è questo – ed è questo oggi – i cittadini non sono uguali davanti alla legge e la speranza di convivenza in una società libera viene meno. Ma senza tante parole, è una cosa che abbiamo sotto gli occhi tutti.

Berlinguer vedeva tutto questo, ma oggi cosa accade? C’è, per tutti, una crisi strutturale di un vecchio sistema. Il sistema capitalistico che abbiamo conosciuto dagli anni ’40 al 2000 sta cadendo a pezzi e si sta trasformando. Bene, c’è chi in quel sistema viveva benissimo, c’è una generazione e una classe sociale che sta vedendo disfarsi il proprio Eden sociale. E cosa succede quando bisogna rispondere ad una violenza? Si attua una forza contraria e della stessa intensità, se non maggiore. I dinosauri di un sistema che crolla stanno dando gli ultimi colpi di coda per resistere e rimanere attaccati con le unghie al sistema stesso, con le conseguenze che vediamo tutti, il marcio è ovunque.

Questa la prima questione, ma c’è una novità. C’è un uomo cardine della storia italiana che ha fuso politica, spettacolo, successo imprenditoriale: Silvio Berlusconi. La gaffe mediatica, i comportamenti indecenti sotto gli occhi di tutti sono stati uno dei punti di forza del suo potere (come spiego in questo articolo di qualche tempo fa). Da quando ha scardinato l’indecenza l’attenzione mediatica, dello spettacolo appunto, si è spostata su questo. Il politico non è più chi soltanto applica il suo potere per interessi personali, è anche chi non si fa problemi a sfruttare questo potere per i piaceri personali, spesso illegalmente. Macchine, donne, cene, abitazioni, lauree ecc ecc. Spesso grazie ai soldi presi dai finanziamenti ai partiti.

Ma è strano? Il potere che tutti vogliono nella nostra società è il potere d’acquisto. I politici hanno potere d’acquisto e potere nel senso più classico del termine. Possono divertirsi come vogliono, sono star più che servitori dello stato. Non dico che tutti siano così, ma queste dinamiche non possono essere sottovalutate. Grazie alla legge elettorale non s’è fatta neanche più fatica a prender voti e nelle liste sono finiti cani e porci: voi prendete un uomo qualunque, dategli potere, soldi e fama quando la gente che ha intorno non ha nulla di tutto ciò ma, ancor più grave, lo desidera ardentemente. Secondo voi si sentirà un servitore dello stato? Si sentirà un desiderio realizzato, un’incarnazione della realizzazione di tutti i desideri degli italiani, e sarà libero di comandarli per questo.

Le radici di questa degenerazione sono profonde e vanno ricercate nella storia italiana, nella storia della società dei consumi e della società dello spettacolo. Noi abbiamo la fortuna di non avere niente della vecchia società se non il pericolo di guardarla con ammirazione e desiderio, dobbiamo non desiderare gli agi (illegali e insostenibili) del passato, noi dobbiamo lottare ogni giorno e solo questo ci rimane: la lotta.

ANDREA NALE

 

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