Nubifragio italiano: a noi stessi

Congiungere le due notizie principali di oggi in un solo articolo non è difficile: l’allagamento genovese e l’aggravarsi della situazione economica italiana certificato dal via al monitoraggio diretto da parte del Fmi e della commissione Ue sono tranquillamente affiancabili. In primis, perché preannunciati da tempo; secondariamente, perché riconducibili alla medesima causa, all’annosa questione legata alla mala gestione della cosa pubblica, ovvero all’attuale politica partitocratica.

A chi imputare le continue soluzioni-tampone, ovviamente inutili, volte a mettere una pezza all’ultimo istante rispetto a situazioni da anni notoriamente critiche? Pensate all’affannosa pulizia dei tombini e degli alvei dei fiumi liguri dopo l’alluvione della settimana scorsa in previsione di quest’ultima perturbazione e – dall’altro lato – ai continui decreti legge in materia economica da luglio ad oggi per cercare di salvare l’Italia dal default, ovviamente inutili: chi è il colpevole?Proseguendo su questa scia, chi se n’è sempre rimasto zitto rispetto alla cementificazione selvaggia del territorio, per favorire con leggi ad hoc gli imprenditori e i palazzinari senza scrupoli, in quanto elettoralmente più remunerativi (con tangenti o con voti, poco importa)? Chi ha sempre tutelato l’illegalità con leggi spudoratamente incostituzionali (scudi fiscali, condoni edilizi, indulti) volte a difendere gli interessi dei disonesti in barba agli onesti? Sempre lei, la politica, ormai definitivamente identificabile con la partitocrazia di Enrico Berlinguer, che già nel 1981 poteva definire i partiti come «macchine di potere e di clientela». È a lei e alle sue incarnazioni fisiche che voglio dedicare questo articolo, composto esclusivamente di ringraziamenti.

Considerando unicamente il nubifragio economico e meteorologico, il primo tributo è dedicato a Silvio Berlusconi. Innanzitutto per aver sempre negato la crisi (può bastare la dichiarazione di oggi: «Mi sembra che in Italia non si avverta una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un Paese benestante. I consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto»), poi per tutte le responsabilità che ha avuto, essendo stato il Presidente del Consiglio italiano in otto degli ultimi dieci anni: per lui, la colpa dell’impoverimento delle famiglie è legata – lo ha ribadito anche stamani – al cambio lira-euro, non al governo che non ha controllato come sia avvenuta la riconversione; per lui, l’abusivismo non ha nulla di riprovevole, i condoni edilizi (magari mascherati da fantomatici «piani casa») e fiscali sono notoriamente un «volano dell’economia», dunque l’insofferenza ambientale deve essere ricondotta unicamente ad un temporaneo giramento di coglioni della Natura.

Senza ricordare ulteriormente in prima persona la sua opera di berlusconizzazione della società e i suoi effetti devastanti, passerei ad omaggiare gli altri responsabili di questa situazione, partendo dal suo codazzo parlamentare, rappresentante di quel potere legislativo che ha promulgato senza batter ciglio tutte le leggi che ci hanno portato fin qui, al posto di quelle che magari avrebbero potuto salvare economia ed ambiente. A ricordamene il livello medio – senza dover ricorrere al sempre ottimo Gasparri – può bastare come esempio Maurizio Paniz, quello della favola «Ruby è nipote di Mubarak», dall’altro giorno invece «critico con Berlusconi per aver portato una commistione fra pubblico e privato che non va bene» (a mio giudizio alla base dello scempio che stiamo vivendo in questi giorni), secondo quella moda culturalmente insita nel dna italiano: non il presunto risveglio ritardato (quello dell’a sua volta ottimo Gianfranco Fini, non credibile finché continuerà a circondarsi di gente come Italo Bocchino), bensì il ben peggiore “voltagabbanismo”, quello che in Italia è da sempre stato percepito come il più nobile, quello mastellianamente legato alla fuga dalla nave che affonda o – come nel caso dei cosiddetti Responsabili – al salto sul carro del vincitore.

Questa serie di ringraziamenti non può però fermarsi qui: Berlusconi, i berlusconiani e i voltagabbana sono potuti esistere politicamente solo grazie all’altra sponda, quella che comunemente viene definita l’opposizione. I Massimicaleari, i Saverioromani e i Mimmiscilipoti non sarebbero mai potuti balzare agli onori delle cronache senza il Pd, l’Udc e l’Idv, i partiti di Bersani-amico-dei-prescritti-D’Alema-e-Penati, Casini-garante-di-Cuffaro e Di Pietro-reclutatore-di-Razzi&co., alla base dei molteplici salvataggi di questa maggioranza (su tutti, penso allo scudo fiscale) e perfetti rappresentanti della mancanza di un’effettiva alternativa che continua a costringere i cittadini a votarsi all’anti-politica e al movimentismo.

In questa carrellata di riconoscimenti, non posso dimenticarmi del presunto garante della Costituzione, Giorgio Napolitano, colui che, Carta alla mano, ad esempio: «nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri» (comma 2 dell’art. 92); «può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse» (comma 1 dell’art. 88); «prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione» (comma 1 dell’art. 74). E allora grazie Giorgio, per aver nominato ministri noti geni del calibro di Michela Vittoria Brambilla e Roberto Calderoli, presunti amici di mafiosi come Saverio Romano e piduisti, corruttori e puttanieri in contatto con mafiosi come Silvio Berlusconi, ovviamente senza mai batter ciglio, come se nulla fosse; grazie per non esserti mai avvalso dei tuoi poteri per provare a risolvere l’impasse che blocca il Parlamento e quindi l’Italia da ormai un anno e mezzo (ottimo al riguardo l’articolo di qualche settimana fa di Sergio Rizzo), lasciandola in balia degli eventi, come la crisi economica; grazie infine per aver controfirmato al primo colpo tutte le leggi vergogna dell’ultima legislatura, soprattutto quelle volte a tutelare i ladri e gli speculatori.

Se la gratulatoria si chiudesse qui, non sarei onesto. Manca infatti ancora qualcuno, in realtà il principale responsabile di tutto questo, colui che avrebbe potuto fermare tutti gli individui sopracitati, lasciandoli a casa e liberando l’Italia. Parlo del popolo italiano, di noi stessi, che abbiamo sempre legittimato questa classe dirigente, ferma agli anni ’70, anche nei nomi dei protagonisti (senza citare Andreotti, ormai “solo” senatore a vita prescritto per mafia, pensate a Cicchitto, in Parlamento dal 1976 e attuale capogruppo del Pdl alla Camera). Noi, che non abbiamo mai avuto troppi problemi a convivere con un debito pubblico abnorme, che non ne abbiamo mai chiesto conto ai nostri politici, che abbiamo continuato a rieleggere le medesime persone, anche quando – col Porcellum – ci hanno tolto l’effettiva opportunità di sceglierci il candidato. Noi, siamo noi i veri responsabili, che abbiamo sopportato tutto questo, perché magari nell’immediato ci ha sempre fatto comodo tirare avanti così, chiudendo entrambi gli occhi sulle nostre devastazioni economiche e ambientali, quelle che oggi si sono nuovamente unificate in un unico, immenso e maestoso nubifragio.


About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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