Nubifragio italiano: a noi stessi/2

Per provare a riassumere con un’unica chiave di lettura i fatti italiani di questi ultimi sette giorni potremmo ricollegarci a quelli della settimana scorsa, con la prosecuzione delle vicissitudini dell’Idv successive all’inchiesta di Report, con le prime conseguenze delle rivelazioni del «corvo», con l’assoluzione del governatore dell’Emilia Romagna Errani che richiama quella di Vendola, con lo scontro all’interno del Pdl per le primarie, con le regole di Grillo per comprendere il M5S e con la ricerca di una soluzione del caso dei fondi per la Sla.

In generale, potremmo invece riagganciarci all’inchiesta del team della Gabanelli su Formigoni e CL per parlare dei maestri di Berlusconi negli anni ’70 e – soprattutto – dell’evoluzione della situazione politica lombarda alla vigilia delle elezioni, con le candidature di Ambrosoli e Albertini che si affiancano a quella di Maroni.

Parlando di politica a livello nazionale, potremmo inoltre ricordare la truffa predisposta per la nuova legge elettorale volta a garantire il Monti-bis, l’inutilità della legge sulle liste pulite in mano al ministro Cancellieri, cui si potrebbe collegare l’indagine a carico della storica segretaria di Bersani.

Per i lati più oscuri, sarebbe forse il caso di parlare della memoria del pool di Palermo sulla trattativa Stato-mafia e della sopravvivenza fascista emersa ai funerali di Rauti. Resterebbero infine da sottolineare a parte, per dare un quadro d’insieme più omogeneo, il patteggiamento di Lavitola (al riguardo, a quando la verifica dell’autenticità della mail trovata nei computer del faccendiere che riscriverebbe gli ultimi anni del berlusconismo?) e – come unica nota lieta – la soluzione per gli «esodati».

Potremmo giocarci così la panoramica settimanale sulla situazione italiana, ma – seppur  al momento senza gravi conseguenze – il maltempo di queste ultimissime ore e l’apprensione che ha provocato ci permettono di evidenziare in maniera ancora migliore tutte queste notizie in un colpo solo, come del resto abbiamo avuto modo di fare già un anno fa.  A due anni da quella di Vicenza e ad un anno da quella di Genova, entrambi i comuni (assieme a molti altri) hanno di nuovo dovuto affrontare la grande paura di un’alluvione, fortunatamente rientrata.

Resta il dato incontestabile: anche questa volta, sono bastate poche ore di pioggia per mandare in tilt due capoluoghi di provincia, peraltro già ben consci dei rischi che corrono sotto il punto di vista idrogeologico. Data l’evidenza dei fatti, la domanda che ci si deve porre è semplice: com’è possibile che in Italia un’emergenza sia dichiarata finita senza la predisposizione di appositi interventi che ne eliminino o quantomeno ne prevengano il ripetersi?

La risposta arriva proprio da tutte le altre notizie appena richiamate: finché la politica rimarrà pronta e prona agli intrallazzi con gli imprenditori (leggi: CL in Lombardia, «corvo» e caso Lavitola, il faccendiere indagato anche per corruzione internazionale, comunque amico di diversi politici nostrani), se non proprio con organizzazioni criminali ben più pericolose (leggi: trattativa Stato-mafia); finché sarà totalmente incapace di riformarsi seriamente (leggi: riforma elettorale, liste pulite, maquillage del Pdl con le primarie, scissioni nell’Idv; leggi anche: Errani, sì assolto, ma in carica da ormai tre mandati, cristallizzato nella gestione del potere); finché poi parrà sempre pronta a fregare i cittadini (leggi: caso della segretaria di Bersani, forse stipendiata dalla Regione Emilia Romagna mentre lavorava solo per il partito) è impossibile che non diventi totalmente inaffidabile e quindi, consapevolmente incapace di gestire al meglio la cosa pubblica, in quanto disinteressata.

Ecco allora l’incapacità di prendere le decisioni giuste (leggi, seppur con l’apparente rientro dei casi: questione Sla ed «esodati») e lo sperpero di denaro a sfavore delle vere questioni nazionali. Così si spiega l’assenza di soluzioni strutturali ai problemi idrogeologici del Paese, con la causa della mancanza di fondi da ricondurre magari ai finanziamenti stanziati per altre opere faraoniche di dubbia utilità (vedi – come evidenziato da Report – l’ospedale di Bergamo voluto da CL e quindi da Formigoni e il Tav, bocciato anche economicamente dalla Corte dei Conti francese).

Data la situazione, che ci resta? Solo ricerca dell’alternativa a questo sistema, ormai in piedi da tempi immemorabili. Grillo o non Grillo, la questione esiste e questa settimana, soprattutto con la chicca della questione meteorologica, non ha fatto altro che evidenziarla. Certo, servirebbe un’evoluzione culturale, che magari permetta di capire a tutti che è il caso di riflettere sul passato recente e – perché no (leggi: fascisti ancora orgogliosamente in circolazione)? – anche un po’ più lontano. Ma questo, come al solito, dipende da noi.


About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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