OGM. Una catastrofe per gli Stati Uniti ed una lezione per l’Europa

di SILVIA NULLI

Gli stati Uniti possono a ragione essere considerati un laboratorio per la coltivazione degli OGM; e, laggiù, gli OGM appaiono tutt’altro che benefici…anzi.

Mentre in Europa si discute ancora dell’opportunità di introdurre le colture geneticamente modificate, gli stati Uniti hanno iniziato a sperimentare su larga scala la coltivazione degli OGM sin dal 1997, tanto che ora le culture geneticamente modificate rappresentano circa dal 85 al 91% della superficie coltivata di soia, mais e cotone, qualcosa come 692.000 km quadrati.

I fautori dell’OGM sostengono che le colture geneticamente modificate rispondono a due esigenze: essere resistenti o tolleranti a dei prodotti chimici brevettati – ad erbicidi che Monsanto e gli altri produttori obbligano ad acquistare assieme alle sementi brevettate – ed altamente tossici ed essere resistenti a determinati parassiti. Contrariamente a quanto sostenuto dai promotori degli OGM- grossi gruppi agroalimentari che hanno promosso gli OGM nel proprio interesse e non certo di quello dei consumatori o degli stessi agricoltori- non è nemmeno vero che le coltivazioni OGM forniscono un rendimento superiore. Al contrario, dopo anni di costante applicazione sulle colture degli erbicidi al glifosato – elemento attivo di erbicidi quali il celebre Roundup di Monsanto – la natura ha reagito, sviluppando delle nuove micidiali erbe giganti che, anziché richiedere un minor uso di erbicidi, necessitano un uso ancor maggiore, senza tuttavia riuscire ad essere eliminate.

La rete USA ABC ha realizzato l’anno scorso (6 ottobre 2009) un interessantew documentario, intitolato “Super weed can’t be killed” ( http://www.youtube.com/watch?v=B-cka5s4AqE ), raccontando come nell’Arkansas piante di Amaranthus palmeri stiano mettendo a repentaglio molte coltivazioni di soia e cotone. Resistenti al glifosato, esse sono talmente robuste, da danneggiare le macchine per la mietitura e da rompere gli utensili utilizzati per abbatterli. L’Amaranthus palmeri raggiunge i 2,4 metri di altezza, le sue radici tolgono nutrimento alle coltivazioni, si riproduce assai velocemente, producendo migliaia di semini che le consentono, se non estirpata in tempi brevi, di invadere letteralmente entro un anno intere coltivazioni. Si calcola che nel solo Arkansas almeno 400.000 ettari siano interessate dal fenomeno, tanto che alcuni agricoltori si sono trovati addirittura costretti ad abbandonare le terre fin’ora coltivate. Oltre all’Arkansas, il fenomeno dell’invasione dell’ Amarantus palmieri è stato fin’ora identificato in Georgia, Carolina del Sud, Carolina del Nord, Tennessee, Kentucky, Nuovo Messico, Missisipi e, più recentemente, in Alabama e nel Missouri.

Il Ministero dell’agricoltura statunitense – nettamente pro OGM – sta intanto mentendo sui dati, nel tentativo di nascondere il fenomeno ed evitare la rivolta anti-OGM nel resto del mondo. Tuttavia a la bomba ecologica a scoppio ritardato relativa alle colture OGM sta ormai per esplodere.

Ma che cos’è il glifosato? Si tratta dell’erbicida maggiormente utilizzato negli USA e nel mondo. Brevettato ancora negli anni ’70 dalla Monsanto sotto il nome di Roundup, viene venduto congiuntamente alle sementi OGM. Gli agricoltori che acquistano sementi brevettate, firmano infatti un contratto che li obbliga a utilizzare il glifosato quale esclusivo erbicida.

Allo stesso modo, le sementi geneticamente modificate, sono state brevettate negli anni ’70 grazie al sostegno della fondazione Rockfeller, da Monsanto, Dupont e Dow Chemical, i colossi del chimico implicate nello scandalo dell”agente arancio” utilizzato nel Vietnam per distruggere la vegetazione entro cui si nascondevano i viet-cong e che, negli anni ’70, hanno mentito sugli effetti tossici della diossina. Le sementi OGM divengono un modo per forzare l’acquisto di prodotti chimici come il Roundup.

Uno studio condotto dall’università di Caen diretto dal biologo molecolare Gilles-Eric Séralini, ha dimostrato che il Roundup contiene un componente inerte specifico – chiamato POEA, che è assai dannoso per gli embrioni umani, le cellule del cordone ombelicale e della placenta, ancora più dannoso dello stesso glifosato. Uno studio argentino condotto da Andrés Carrasco, direttore del Laboratorio di Embriologia Molecolare dell’Università di Buenos Aires e capo ricercatore del Consiglio nazionale per la ricerca scientifica e tecnica (CONICET) ha recentemente dimostrato la dannosità sugli anfibi.

La Monsanto, d’altro canto, si rifiuta di rivelarne il contenuto, coperto da brevetto.  Tuttavia, gli studi hanno dimostrato l’ elevata tossicità del componente, che, anche in concentrazioni assai basse, è in grado di danneggiare le cellule. Questo non ostante l’stituto di biotecnologia che promuove le colture OGM, affermi che” il glicosato ed il Roundup siano meno tossici per noi che il sale da tavola”….

Intanto negli Usa, 13 anni di colture OGM hanno incrementato globalmente l’uso dei pesticidi, anziché diminuirlo come promesso dai produttori di sementi geneticamente modificate: si calcola che a seguito dell’introduzione delle culture OGM negli Stati Uniti, l’utilizzazione del glifosato sia aumentata del 1500% tra il 1994 ed il 2005. la Monsanto, dal canto suo, come risposta al problema sta incoraggiando gli agricoltori a miscelare il glifosato con erbicidi di veccia data, quali il 2,4-D, vietato in Svezia, Danimarca e Norvegia per gli effetti cancerogeni, sulla riproduzione animale e i danni neurologici ed un componente del famigerato “agente arancio” usato in Vietnam negli anni dal ’61 al ’70.

Quello che sta succedendo negli Usa è assai significativo: in risposta ai problemi evidenziati, gli agricoltori stanno gradualmente facendo ritorno alla colture tradizionali – non geneticamente modificate e in particolare ala coltivazione biologica su piccola scala. La vendita degli alimenti biologici è passata in 10 anni, dal 1997 al 2008, da 3,6 miliardi di dollari a 21,1 miliardi di dollari.

E non a caso. Studi recenti dell’Università dello Iowa e del ministero dell’agricoltura, hanno evidenziato i notevoli vantaggi della coltivazione biologica sull’ OGM e sulle coltivazioni tradizionali, dimostrando che – in un arco di tempo di 4 anni di cui 3 di transizione al biologico – dopo una primo calo dei rendimenti nei primi due anni, già il terzo i rendimenti tendono a raggiungere quelli delle colture tradizionali, e, a partire dal quarto anno, divengono assai simili ai rendimenti classici.

Recentemente un test condotto dal Consiglio Internazionale per la Valutazione delle Conoscenze nell’Agricoltura e nelle Tecnologie per lo sviluppo (IAASTD), su 400 partecipanti scientifici non-governativi provenienti da ben 110 paesi, ha concluso che l’agricoltura biologica su piccola scala rappresenta l’unica strada per far fronte alla fame, alle diseguaglianze sociali ed al disastro ambientale.

Speriamo che questa lezione venga ben appresa dai rappresentanti delle istituzioni europee e dei governi dei paesi europei.

Fonti:

“Genetically Manipulated Crops: The GMO Catastrophe in the USA. A Lesson for the World” by F. William Engdahl, Global Research: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid…



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