ombre rosse recensione del film di John Ford wild italy

#Imperdibili Ombre rosse, il western classico per eccellenza

Ombre rosse di John Ford, l’epica Fordiana classica nella sua più brillante accezione, con John Wayne e John Carradine

 

ombre rosse recensione del film di John Ford wild italy

Fa strano pensare che quando John Ford propose Ombre rosse (1939) agli studios (quasi) nessuno volle puntare sul suo concept. Eppure oggi, il film diretto da John Ford con protagonisti John Wayne, Claire Trevor e John Carradine, è da considerarsi non soltanto come un caposaldo del cinema classico americano, ma anche la quintessenza dell’epica Fordiana.

È con Ombre rosse infatti, che Ford consolida le basi tematico-narrative per i successivi racconti western, come il topos del viaggio; tema caro sin dagli albori della sua carriera, che il cineasta americano saprà brillantemente declinare in opere tra le quali La carovana dei mormoni (1950), Sentieri selvaggi (1956), Cavalcarono insieme (1961), Il grande sentiero (1964).

E non solo, perché Ombre rosse è pionieristico anche nella tipizzazione dei personaggi, come una prostituta cacciata dalla città perché ritenuta immorale, un dottore alcoolizzato, una donna incinta che viaggia per unirsi al marito ufficiale della Cavalleria, un venditore di superalcolici, un gentiluomo del sud e un fuorilegge dal cuore d’oro; personaggi “fallati” che troveranno nel viaggio una nuova ragione di vita.

Una pre-produzione decisamente travagliata 

Poco dopo la pubblicazione del racconto La diligenza per Lordsburg sul Collier’s, John Ford ne acquistò i diritti, dando così il via allo script di Ombre rosse. La molla che fece scattare l’idea nella testa di Ford, fu la familiarità con Palla di sego (1880) di de Maupassant, sulla storia di tre persone in fuga da Rouen su una carrozza, dopo l’invasione dei prussiani. Con lo script in mano, Ford tentò di proporre il progetti a diversi studios hollywoodiani, che – come dicevamo in apertura – tuttavia rifiutarono perché all’epoca i western a grosso budget erano fuori moda e poco remunerativi, e soprattutto per l’ostinazione – poi ben ripagata – di Ford, di scritturare un giovane John Wayne nel ruolo chiave.

Ombre rosse venne così prodotto dall’indipendente Walter Wanger. Tuttavia – oltre alle stesse riserve dei produttori precedenti – pose a Ford l’ultimatum di scritturare Gary Cooper nel ruolo di Ringo (che poi andrà a John Wayne); nonché di Marlene Dietrich come Dallas (che poi andrà a Claire Trevor). Chiaramente le richieste non furono accolte, e con appena metà del budget previsto, circa 250.000 dollari, Ombre rosse vide la luce; ma non è di John Wayne il primo nome nei titoli di testa.

Il tema del viaggio e l’eterna dicotomia cowboy-indiani

Le prime battute di racconto permettono a Ford di presentare i sopracitati personaggi che prenderanno parte al viaggio. Simulacri tipizzati del genere western presentatici in modo semplice, netto, lineare; ognuno con una giustificazione narrativa alla base del viaggio. È di un viaggio che parliamo (a partire proprio dal titolo originale, Stagecoach/Diligenza); e per via del turning point – nonché declinazione dell’eterna dicotomia cowboy-indiani – alla base del racconto, esso assume una duplice valenza narrativa.

Il viaggio in Ombre Rosse non è soltanto la traversata nella Monument Valley, ovvero la ragione narrativa alla base delle azioni dei singoli personaggi sulla diligenza – e relativa metafora narrativa dell’evoluzione/trasformazione degli stessi. Il topos della traversata, per Ford, funge da opportunità per esaltare la componente scenica della Cavalleria Nordista, a cui, quasi dieci anni più tardi, dedicherà l’omonima Trilogia (1948-1950) composta da Il massacro di Fort Apache (1948), I cavalieri del Nord Ovest (1949) e Rio Grande (1950).

 

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Pezzi di storia da consegnare all’immortalità cinematografica 

Come accadde lungo tutta la filmografia Fordiana, il tema del viaggio e la sopracitata dicotomia scenica, permettono a Ford di prendere “pezzi di storia” americana; rielaborandoli al fine di renderli funzionali al racconto e consegnarli, così, all’immortalità cinematografica.

Il topos scenico trova una sua declinazione attraverso una struttura narrativa lineare tipica del cinema classico prettamente Hawksiano; dalla messa in scena tanto sontuosa dal punto di vista registico, quanto essenziale da quello scenografico. Un racconto dall’andamento lento e graduale, volto ad approfondire la caratterizzazione dei personaggi così come la crescita delle relazioni sceniche tra gli stessi; susseguenti al dispiegarsi dell’intreccio alla base, piuttosto semplice.

Ed è esattamente questa la ragione della grandezza di Ombre rosse. La sua capacità, attraverso un linguaggio semplice e innovativo, di porre le basi di tutti gli elementi fondamentali del genere; dai grandi spazi del tema del viaggio, al clima di minaccia incombente per la presenza degli indiani, all’intervento – deus ex machina – della Cavalleria, all’eroe in cerca di redenzione.

Un capolavoro

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Per chi guarderà Ombre rosse per la prima volta, il consiglio è di non stupirsi dell’innovazione in termini di linguaggio filmico; a partire proprio dalla sequenza con cui viene presentato il Ringo di John Wayne. Un agile movimento della mano a far roteare il fucile, la Monument Valley sullo sfondo, e lo sguardo deciso e sincero di un fuorilegge dall’animo buono; una presentazione così d’impatto, in pochi secondi, nemmeno negli action odierni dai budget “monstre” si riesce a trovare.

Basterà questo per farvene innamorare, e a riflettere su come un film del 1939 possa essere così tremendamente attuale e fresco; ma è proprio questa la forza dei capolavori, e del cinema, l’imperturbabilità al tempo che passa.

Ombre rosse lo è. All’epoca permise non solo di consacrare la stella nascente di John Wayne – a cui poi Ford affiderà i volti carismatici del Generale della Cavalleria tra il 1948 e il 1950 e di Ethan Edwards nel 1956 – ma anche di far fare il salto di qualità alla carriera di John Ford, che nei successivi due anni realizzò due dei suoi film più importanti – Furore (1940) tratto dall’omonimo romanzo del 1939 di John Steinbeck, e Com’era verde la mia valle (1941), vincitore di 5 Oscar nonché uno dei film più imprescindibili degli anni Quaranta.

 

Ombre rosse è su Amazon Prime Video.

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Fonte immagini: imdb.com.


About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: vivere di cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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