omicidio stradale

Omicidio stradale, luci ed ombre sulla nuova legge

E’ stato approvato pochi giorni fa, dopo un lungo iter parlamentare, il reato di omicidio stradale e lesioni personali stradali. La legge introduce nuove e più aspre sanzioni per punire tutti quei comportamenti alla guida che, pur restando formalmente “colposi” (ovvero non intenzionali), provocano comunque la morte o il ferimento di persone.

La novità consiste nel fatto che un reato colposo verrà punito come fosse volontario, introducendo pene più alte rispetto a quelle attualmente in vigore per l’omicidio. E’ evidente che di un provvedimento se ne sentiva il bisogno, in relazione ad un evidente aumento di comportamenti totalmente fuori dalle regole e per di più uniti spesso da fughe dei responsabili di gravi incidenti. Però sul provvedimento è evidente che vi siano delle luci e delle ombre.

Preliminarmente, ciò che lascia perplessi è il forte dubbio di incostituzionalità della norma che potrebbe pertanto non essere considerata una buona legge. Ma perché esiste questa perplessità? Perché la creazione di questo tipo di reato presuppone che chiunque si metta alla guida sia un potenziale assassino per dolo, non è prevista la mera distrazione del guidatore, l’errore umano. In sostanza per tutti gli altri reati occorre una indiscutibile volontà, e quindi una colpa, per essere condannati.

E questa seria perplessità è in qualche modo acuita dal fatto che il reato rimane comunque colposo, ma le pene introdotte sono molto alte: fino a 12 anni di reclusione per omicidio colposo in stato di ebrezza, 15 in caso di fuga, 18 in caso di omicidio plurimo, dai 5 ai 10 anni per gli omicidi stradali occorsi in conseguenza di gravi violazioni di norme del codice della strada, quali il mancato rispetto di semaforo rosso, inversione a U non consentita, sorpasso vietato. Questi numeri sembrano esagerati se raffrontati a quelli previsti per altri reati e si ha la sensazione che derivino da una pressione subita dalle associazioni delle vittime della strada. Comprendo benissimo i sentimenti di un genitore o di un figlio rimasto ucciso per questi incredibili circostanze e accadimenti, ma credo che una legge debba essere punitiva in una misura equa e relativa. Per esempio condivido perfettamente la pesante pena per chi fugge dopo un incidente, circostanza che non può certo essere una distrazione e, al contrario, può causare un ritardo nei soccorsi e delle conseguenze anche gravi per la vittima.

Inoltre lascia un grande punto interrogativo il fatto che venga aumentata la prescrizione fino a 30 anni per un reato che continua – ripeto – ad essere classificato colposo, anche perché non intravedo l’interesse dello Stato a punire una simile violazione per i tre decenni successivi all’episodio.

A prescindere da queste considerazioni, nutro qualche riserva anche sulla reale efficacia del provvedimento, infatti temo che non sia l’inasprimento delle pene a produrre effetti deterrenti sui comportamenti di potenziali violatori del codice della strada. Se ci si pensa, infatti, la maggior parte dei potenziali puniti da questa nuova legge sono categorie decisamente particolari dei nostri cittadini come gli alcolizzati o gli utilizzatori di droghe o, più in generale, persone che non hanno il rispetto dovuto agli altri, ovvero persone sulle quali sarebbe ben più importante intervenire prima. E invece la revoca della patente è prevista solamente in caso di condanna o patteggiamento per omicidio o lesioni stradali, disponendo altresì che una nuova patente sia conseguibile solo dopo 15 anni in caso di morte e 5 anni in caso di lesioni gravi.

Quello che sorprende è che si tratta di una legge solamente in chiave punitiva, mentre non c’è una parola o una risorsa finanziaria per garantire e gestire la prevenzione. La sicurezza la si garantisce realmente con la presenza sul territorio, i controlli ed anche pene di ordine di grandezza inferiore, però certe, connesse con reati meno gravi. Peraltro anche numerose associazioni che in Italia si sono battute per l’istituzione del reato di omicidio stradale, chiedevano anche modifiche al codice della strada, più controlli e prevenzione.

Il relatore della legge sull’omicidio stradale ha dichiarato che questa nuova normativa sarà “un deterrente, che contribuirà in maniera determinante alla diffusione di una regola basilare per chi si pone alla guida di un veicolo, con la consapevolezza di avere in mano un mezzo che può rivelarsi un’arma letale: bisogna cioè abituarsi al principio che chi guida non beve e chi beve non guida”. Quest’ultima affermazione è totalmente condivisibile, ma siamo sicuri che sia stato adottato il provvedimento più utile a tal fine, o per lo meno il più completo e non quello teso ad appagare la sete di giustizia in maniera un po’ troppo populista?

Da ultimo una domanda: ma se un indagato per omicidio stradale è anche scappato senza prestare soccorso, in caso di assoluzione non viene condannato neanche per l’omissione di soccorso che è vista come aggravante del reato principale? Non so darmi la risposta, anche se temo sia la peggiore immaginabile.


About

Classe 1955, è un ingegnere dei trasporti laureato nel 1980 e ha sempre lavorato nel settore. Dirigente Generale dello Stato dal 1998, ha ricoperto vari incarichi di alto prestigio: direttore generale del Trasporto Pubblico Locale, Capo Dipartimento del trasporto aereo e marittimo, Presidente al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Commissario Straordinario di governo presso la Presidenza del Consiglio, Direttore dell’Agenzia Nazionale della Sicurezza delle Ferrovie. Appassionato del suo mestiere e di tutto quello che fa cultura, ha avuto tante esperienze anche nel campo della pianificazione territoriale e dei trasporti, negli aspetti gestionali ed economico-finanziari, nei rapporti con la Comunità Europea. Professore a contratto presso l’Università di Roma La Sapienza in corsi e master di Trasporti. BLOGGER DI WILD ITALY


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