Opere pubbliche ed infrastrutture: proposte per ripartire

Ogni occasione ufficiale o informale è buona per rivendicare l’importanza delle qualità delle progettazioni, ma la sensazione è che più passa il tempo e più la distanza tra tale affermazione e la realtà tenda ad aumentare. La mia considerazione è diretta soprattutto alle progettazioni di sistema più che a quelle cantieridefinitive ed esecutive di singole opere o parti di esse, delle quali parleremo in un’altra occasione.

Raramente incontro progetti errati nei calcoli del dimensionamento di una infrastruttura civile o di una soluzione impiantistica ma, al contrario, capita spesso di esaminare progetti non coerenti con gli obiettivi che ci si era prefissati ovvero approntati con evidenti mancanze di sinergia e coordinamento da parte degli specialisti dei vari settori. Perché avviene questo? Per diversi motivi, principalmente così sintetizzabili:

  • Troppa fretta in relazione a scadenze imposte da Amministrazioni pubbliche committenti;
  • Mancanza di un reale responsabile unico di progetto che, pur esistendo sempre formalmente, spesso è un esperto di uno dei settori del progetto che si adatta a fare da coordinatore;
  • Non sufficiente chiarezza degli obiettivi dei progetti più complessi: un conto è progettare edilizia popolare modulare o un ponte o un molo, ben diverso è progettare un sistema come una metropolitana, un complesso ospedaliero, un sistema viario ecc.;
  • Non sufficiente serietà nelle analisi di domanda degli interventi relativi a grandi opere che devono avere caratteristiche di appetibilità reale in termini di qualità dei servizi che verranno offerti dall’infrastruttura in corso di realizzazione;
  • Non sufficiente valorizzazione di esperienza pregresse che non sempre sono esportabili “in toto” ma che interpolate in maniera prudente posso offrire grandi spunti per soluzioni calibrate;
  • Sottovalutazione della interazione tra progetto e territorio che oggi rappresenta una indispensabile componente per la fattibilità reale di un’opera, infatti le attese e la sensibilità dei cittadini singoli e/o organizzati è ben maggiore e gli studi connessi con le procedure di impatto ambientale possono implicare anche lunghi periodi di stasi se la qualità del progetto non è tale e non è manifesta agli interlocutori.

E’ spontaneo chiedersi come questa analisi, abbastanza negativa, possa sposarsi con la grande esigenza di infrastrutture che esiste in Italia ed a cui i governi degli ultimi anni hanno cercato di dare risposte, mettendo a disposizione significative risorse finanziarie. Infatti ove non si riesca ad avere prodotti migliori si può ricorrere facilmente nell’allungamento dei tempi di progettazione e quindi di esecuzione delle opere e purtroppo nella realizzazione di infrastrutture non rispondenti alle reali esigenze. Ad una diagnosi deve normalmente seguire una prognosi. Mai come in questo caso non si deve pensare a soluzioni di alto profilo. Infatti non vi è bisogno di riforme, di nuove norme o di creare meccanismi premiati o penalizzanti; vi è invece assoluta necessità che ognuno svolga la propria missione o, più semplicemente come si diceva una volta, il proprio dovere.

In sintesi è necessario che:infrastrutture a rete

  • I progettisti, le società di ingegneria, i consulenti svolgano i loro rispettivi mandati in maniera più approfondita, più complessiva e meno incline a mediazioni che, eventualmente sono della sfera politica e non di quella tecnica;
  • I committenti ovvero le Amministrazioni pubbliche in forma diretta o attraverso proprie società di scopo, effettuino una puntuale verifica ed a tal fine si organizzino con risorse umane idonee;
  • Tutti gli enti che, a diverso titolo, devono esprimere pareri, approvazioni, nulla osta, siano efficaci nella loro attività, rigorosi nei giudizi ed anche molto tempestivi perché rilievi e prescrizioni o più in generale osservazioni su un progetto, prima vengono espresse e più sono opportune in quanto minimizzano le ridondanze di progettazione e facilitano l’ottimizzazione della qualità;
  • Tutti coloro che partecipano alla filiera abbiano l’umiltà di approfondire, di aggiornarsi professionalmente in tempo reale e di non “innamorarsi” delle proprie idee e di determinate soluzioni precostituite.

Solamente con comportamenti virtuosi, come sopra brevemente tratteggiati, sarà possibile la giusta rivendicazione del ruolo dei tecnici ed una corretta integrazione tra le competenze delle strutture e le scelte di livello politico.


About

Classe 1955, è un ingegnere dei trasporti laureato nel 1980 e ha sempre lavorato nel settore. Dirigente Generale dello Stato dal 1998, ha ricoperto vari incarichi di alto prestigio: direttore generale del Trasporto Pubblico Locale, Capo Dipartimento del trasporto aereo e marittimo, Presidente al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Commissario Straordinario di governo presso la Presidenza del Consiglio, Direttore dell’Agenzia Nazionale della Sicurezza delle Ferrovie. Appassionato del suo mestiere e di tutto quello che fa cultura, ha avuto tante esperienze anche nel campo della pianificazione territoriale e dei trasporti, negli aspetti gestionali ed economico-finanziari, nei rapporti con la Comunità Europea. Professore a contratto presso l’Università di Roma La Sapienza in corsi e master di Trasporti. BLOGGER DI WILD ITALY


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