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Orto 2.0, l’app per il tuo “orto virtuale”: intervista a Stefano Di Febbo

Immaginate un orto virtuale dove poter coltivare frutta e ortaggi comodamente seduti sulla poltrona di casa, oppure, dalla scrivania del vostro ufficio.

Non sarebbe fantastico anche poter aggiungere a tutto questo, la possibilità di monitorare il vostro appezzamento di terra h24, per mezzo di una webcam, e beneficiare in ogni momento dei consigli di un agronomo per una riuscita perfetta della vostra coltivazione?

Infine, cosa ne pensereste di un’applicazione che vi proietti in un mondo dove produttore e consumatore coesistano nella stessa figura?

No, non stiamo parlando di Farmville, sebbene per molti aspetti ricordi il gioco gestionale di Facebook, questa applicazione si chiama Orto 2.0 ed ha come scopo l’obbiettivo di diventare un’ecosostenibile realtà.

Wild Italy ha incontrato Stefano Di Febbo, giovane laureato in Economia ed Ingegneria all’ Università degli studi di Roma Tor Vergata, nonché CTO di questa innovativa startup.

Da dove nasce l’idea di Orto 2.0?

Nasce dalle pause pranzo condivise di sei amici all’università: Marco Tomarelli, Lorenzo Artibani, Gianluca Nardo, Flavi Ottaviani ed il sottoscritto, uniti dalla stessa voglia di avere sulla propria tavola prodotti genuini, coltivati nel rispetto di precise regole comportamentali e di un codice etico ambientale. Allora ci siamo chiesti: perché non creare una Farmville reale?

Abbiamo quindi deciso di unire la nostra vocazione imprenditoriale al bisogno di riportare in vita le tradizioni di un settore che è stato abbondonato.

In che modo?

Una volta perfezionata l’idea, inizialmente eravamo intenzionati a concretizzarla solo dopo aver terminato gli studi. E’ stata proprio l’università, invece, ad offrirci gli strumenti utili alla realizzazione dell’applicazione.

Tutto è cominciato grazie al Progetto Prepararsi al futuro, indetto dalla Facoltà di Economia di Tor Vergata e da NeXt (Nuova Economia per tutti). E’ stato lì che abbiamo cominciato a gettare le prime basi su cui costruire il nostro progetto d’impresa.

Il corso formativo era articolato in un ciclo di sei incontri che ci hanno dato modo di poter entrare in contatto con delle vere e propri realtà imprenditoriali ecosostenibili e poter trarne idee e gli strumenti necessari per ideare il nostro modello d’impresa.

Alla fine del percorso la nostra idea è stata premiata, a pari merito insieme ad altre due, tra altri 150 progetti. Successivamente abbiamo aderito al progetto CoopUp promosso da ConfCooperative Roma, grazie al quale abbiamo avuto la possibilità di seguire dei seminari formativi e costituire un vero e proprio business plan, grazie all’aiuto di tecnici del settore.

Avete avuto bisogno di un capitale di base consistente per iniziare?

Una start up come Orto 2.0 ha sicuramente diverse spese di gestione da dover sostenere, a partire da quella del terreno, passando per le competenze tecniche e finendo con quelle di gestione dell’applicazione.

L’investimento maggiore a cui abbiamo dovuto far fronte è stato nel terreno, ma siamo riusciti a creare una partnership con l’Orto botanico di Tor Vergata, gestito dal Dipartimento di Biologia, che ci ha concesso in locazione 80 ettari di terreno, che abbiamo suddiviso successivamente in 120 lotti da 50 metri quadri ciascuno.

A tutto questo c’è stato da aggiungere le utenze, il costo degli impianti ed il know how degli agronomi ed infine le spese della gestione del software.

Passando all’atto pratico, una volta ottenuta in concessione l’appezzamento di terreno dall’Orto Botanico di Tor Vergata, chi penserà a coltivarlo?

Saremo noi inizialmente a farlo ma il nostro obiettivo è quello di creare inclusione sociale. La prima partnership sarà a sostegno di alcune cooperative sociali come Capodarco, una delle cooperative più grandi di Roma finalizzata all’inserimento lavorativo di persone con disabilità ed in condizione di svantaggio sociale. Il progetto prevede anche altri tipi di collaborazione, per esempio con le scuole primarie.

Crediamo, infatti, che un’esperienza formativa sul campo, possa sensibilizzare di molto gli alunni sulle tematiche ambientali e nutrizionali e possa offrirgli un vero e proprio strumento didattico. Un altro progetto di inclusione sociale a cui stiamo lavorando, e che ci sta particolarmente a cuore, è quello con gli Istituti di riabilitazione, tipo l’associazione “Qualcosa in mente”, che si occupa prevalentemente di riabilitazione psichiatrica . Orto 2.0, attraverso l’utilizzo di pratiche di giardinaggio, si offre come strumento di recupero e terapia di pazienti psichiatrici di diverso livello,

Come verrà retribuito il loro lavoro?

Attraverso il pagamento da parte del cliente di un canone che potrà essere mensile, trimestrale oppure annuale. All’incirca, per rendere l’idea, il costo mensile sarà pari a 115 euro al mese. Tale importo andrebbe a coprire il fabbisogno di quattro persone adulte.

Si potrà coltivare di tutto?

Tutto, ma in base alla stagionalità dei prodotti

Parliamo invece dell’applicazione di per sé. Cosa dovrà fare l’utente?

Semplicemente scaricare l’applicazione sul telefono o sul proprio PC ed automaticamente entrerà in contatto con il mondo di Orto 2.0.  Successivamente dovrà seguire 3 semplici step: la registrazione; la selezione del lotto più adatto, in base al proprio nucleo familiare; la selezione dei prodotti da coltivare.

Eseguito il tutto, l’utente si troverà ad interagire con un vero team di esperti che gli offriranno tutti i consigli necessari per la riuscita perfetta della loro coltura ed avrà attivo un sistema di messaggistica instantanea che gli permetterà di conoscere in tempo reale lo stato dei propri prodotti.

I prodotti in eccedenza potranno, inoltre, essere inseriti in una community di scambio dove potranno essere barattati, evitando ogni tipo di spreco alimentare.

A raccolto pronto, l’utente potrà scegliere se ritirare direttamente sul lotto, oppure, farsi recapitare il prodotto a casa con l’aggiunta di un piccolo sovrapprezzo.

Chi non vorrà avere un orto da coltivare, avrà modo di poter usufruire dell’applicazione?

Certo, abbiamo pensato anche a questo. Proprio perché vogliamo che tutti possano condividere con noi il nostro progetto, abbiamo creato una parte client ed una non client. La parte non client è stata realizzata per le persone che non vorranno coltivare un orto ma comunque desiderosi di seguire se un’alimentazione sana. Per loro abbiamo creato la rubrica “Salute e benessere in cucina”: nell’applicazione ci sarà una rubrica che consentirà a tutti, a costo zero, di conoscere le caratteristiche tecniche ed il miglior utilizzo in cucina del prodotto che si desidera cucinare.

Progetti futuri?

Sicuramente il franchising. Vorremo proporre la possibilità a chiunque abbia un terreno inutilizzato e voglia renderlo redditizio, di poter collaborare con noi in cambio di clienti convogliati dall’applicazione.

 

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About

Nata a Roma nel 1978, dopo il diploma si trasferisce a Londra dove vive sei anni. Nel 2015 consegue il titolo di Web journalist freelance. Da sempre appassionata di giornalismo politico-sociale, concretizza il suo interesse collaborando con diverse testate giornalistiche, tra cui Wild Italy, nella SEZIONE SPECIALI.


'Orto 2.0, l’app per il tuo “orto virtuale”: intervista a Stefano Di Febbo' have 1 comment

  1. 28 febbraio 2018 @ 7:37 pm Mariga

    Idea stupenda…io ho la fortuna di avere un orto tutto mio e la differenza dei prodotti è tangibile!


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