Ouija – L’origine del male: la maledizione del già visto

Il 27 ottobre, per la Universal Pictures, è arrivato nelle sale italiane il prequel Ouija – L’origine del male, il nuovo horror diretto da Mike Flanegan e interpretato da Elisabeth Reaser, Henry Thomas (il famoso Elliott di “E. T.”), Annalise Basso e Lulu Wilson, giovane prodigio del genere, già al suo terzo ruolo in questo tipo di pellicole.

L’opera cinematografica, così come racconta il cast, nasce con l’obbiettivo di stupire. Avrà centrato l’obiettivo, distinguendosi?

I punti deboli del film

Cosa ci si aspetta da un film horror? Che ci faccia saltare sulla sedia, che sia ambientato in un posto cupo e lugubre e che abbia a che fare con la morte. Ouija – L’origine del male ha, in teoria, tutte le carte in regola per spaventarci a dovere. In pratica, invece, ne viene fuori una pellicola molto banale.

La storia si svolge nel 1967, nella cupa casa di una giovane vedova (Elizabeth Reaser) che tenta di mantenere le sue due figlie facendo la medium. Durante il lungo prologo ci rendiamo presto conto che il suo lavoro si fonda, prevedibilmente, su una serie di trucchetti che hanno lo scopo di dare una patina di veridicità alle presunte conversazioni con i morti. Sarà l’ingresso in casa della tavoletta Ouija a trascinare in un’orrenda realtà la vedova e le sue due figlie, in particolare la più piccola, che si trasforma in una specie di portavoce degli spiriti maligni, sempre pronta a infondere il male nell’anima degli altri.ouija

Nonostante la bravura degli attori, il demone della banalità si fa vivo fin dall’inizio. Colpiscono le interpretazioni della Reaser e di Lulu Wilson, entrambe molto intense ma in modo diverso. L’una, dopo la recente perdita del marito, riesce a comunicare un forte bisogno d’amore che si manifesta nel desiderio un po’ infantile di aiutare le persone ad affrontare il lutto, l’altra si cala profondamente nel ruolo del personaggio malvagio. Tuttavia il teatro dell’azione è una casa che ricorda più il covo di una strega che in nido di una giovane famiglia. L’ambientazione è proprio quella che ci si aspetta di vedere, ed è questo il passo falso che fa del nuovo Ouija un film che non ha niente di nuovo.

Tutti quelli che dovrebbero essere punti di forza di Ouija sono in realtà i difetti più evidenti. Gli spiriti fanno capolino tra le mura della casa buia, sono veloci e, in teoria, imprevedibili, e custodiscono in loro gli orrori del nazismo durante la seconda guerra mondiale, perché i nazisti fanno spesso più paura dei fantasmi. L’adorabile bambina dai capelli biondi, interpretata da Lulu Wilson, diventa una specie di brutta copia di Regan McNeill de L’esorcista, che si ostina a ciondolare per casa con gli occhi rivoltati, a trascrivere le parole sussurrate dagli spiriti in un’altra lingua e a camminare sui muri.

Il richiamo a L’esorcista è evidente anche durante le scene interpretate da Henry Thomas, il prete perspicace e coraggioso che tenta di salvare la famiglia affrontando la morte. Una classica lotta all’ultimo sangue tra il bene e il male che forse voleva essere un omaggio al capolavoro di Friedkin, ma che invece denuncia la totale mancanza di originalità del film. Ouija – L’origine del male è esattamente il film horror che ci si aspetta di vedere, in cui ogni mossa è preordinata e si sa già quando coprirsi gli occhi. Riuscirà comunque a farvi saltare sulla sedia, usando i soliti mezzucci da film horror low budget con effetti speciali già visti mille volte, ma di sicuro non si tratta di un film destinato a stupire.

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Simona Scardino

Nata nel 1990 in Molise. Diplomata al liceo classico e laureanda in lettere moderne all’università La Sapienza di Roma. Collabora da anni con blog e quotidiani online tra cui InLibertà, L’Indiependente Webzine e Distorsioni. Grande appassionata di musica rock e di cinema, ama leggere e coltivare la passione per la scrittura. Nel 2012 crea il blog Fuoridallarete (http://fuoridallarete.wordpress.com/). COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA

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