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Outcast, intervista al cast della serie tv Fox

outcast cast romaLunedì 6 giugno, in contemporanea mondiale sui canali FOX , arriverà Outcast, serie tv tratta dall’omonimo fumetto di Robert Kirkman, già autore del noto The Walking Dead. A seguito della première del primo episodio della serie , nella cornice dell’Auditorium Conciliazione di Roma, abbiamo incontrato i protagonisti di Outcast: Patrick Fugit (Almost Famous), Philip Glenister (Life on Mars), Wrenn Schmidt (Boardwalk Empire), Reg E. Cathey (House of Cards) e Kate Lyn Sheil (You’re Next).

Come è stato colpire un bambino? Non capita spesso di vedere in un esorcismo cinematografico qualcuno che colpisca la persona posseduta. Ci puoi dire qualcosa a riguardo?

Patrick Fugit: È allarmante. Quando l’ho letto sul copione era allarmante. Penso che sia intenzione di Robert (Kirkman) allarmare. Non è stata una decisione semplice, volevamo far sì che il bambino, Joshua, interpretato da Gabriel Bateman, sembrasse davvero maligno e premesse tutti i pulsanti giusti, così spaventoso da produrre quel l’effetto esplosivo che risvegli la violenza in Kyle. È qualcosa che Kyle non vuole fare, e infatti la vergogna subito dopo lo assale. La violenza però è qualcosa che esiste nella sua esperienza, è come se la stesse perpetuando avendola dovuta subire da piccolo. A questo punto della sua vita ha perso tutto per colpa di questa entità, che così diventa l’oggetto della sua frustrazione. Eh sì, è un po’ folle!

È mai successo qualcosa di strano o inspiegabile, di “horror” sul set?

Philip Glenister: Propriamente horror no, però avevamo un corvo che proprio non collaborava. Veniva non tanto da Game of Thrones, ma piuttosto dai film di Harry Potter, una vera diva (ride). Le riprese erano iniziate alle 2 di notte, ed io e Patrick pensavamo di aver finito. Ci hanno detto però:“aspettate un momento, il corvo non può farcela senza di voi”. Quindi praticamente il corvo non faceva quello che doveva nella scena. 

Reg E. Cathey: Il corvo doveva guardare a sinistra per poi guardare in basso e verso Patrick, era davvero una bellissima inquadratura, e la mia ripresa era subito dopo, quindi volevo finissero presto; eravamo nel bel mezzo del bosco, e volevamo tutti andarcene. Ma il corvo non voleva saperne e gli altri si erano messi a sventolargli le cose in mezzo al bosco per fargli capire dove doveva guardare, ma il corvo niente, era come se pensasse “non me ne frega niente, fate quello che volete ma io non mi muovo(ride).

outcast tvPhilip Glenister: Quindi dovemmo girare un’ora in più ed eravamo pure arrabbiati. Odio i corvi (ride)!

Reg E. Cathey: Non scordiamoci del cane! Era del mio personaggio, un bellissimo pastore tedesco, e doveva sbucare all’improvviso ed essere molto aggressivo verso un amico con il quale il mio personaggio stava facendo un barbecue, e sto cercando di prendere informazioni su quest’entità misteriosa che sta distruggendo la mia città. Una scena con Madeleine (McGraw, interprete di Amber Barnes) e Callie (Brook McClincy, interprete di Holly Holter). Era sera e al momento del ciak il cane se ne esce tutto tranquillo, molto amichevole, gira l’isolato e vuole giocare, tutto gioioso. Io ero così seccato perché dovevo andare quella notte alla cerimonia degli Emmy, dove forse ne avrei vinto uno, e l’allenatore del cane diceva “È strano, di solito fa così durante il giorno non durante la sera…” Doveva essere una scena così carica di tensione ed emotiva, e il cane era tutto “sono tranquillo e mi diverto.


Cosa potete raccontarci dei provini? Avete letto il fumetto prima o dopo le riprese?

Reg E. Cathey: Per me è stata una delle rare volte in cui non ho dovuto fare il provino. Mi ha chiamato Robert a casa ed io ero così entusiasta dello show. Lui mi spiegò:“nel fumetto tu sei in poche vignette e sei bianco, ma non preoccuparti, cambieremo il personaggio”. Questo accade di solito quando Hollywood ti racconta qualcosa, mai fidarsi di Hollywood (ride). Ma Robert è un uomo generoso di spirito e il modo in cui mi raccontò di cosa voleva fare col personaggio era fantastico… così gli ho subito detto di sì. Lui mi fa “non vuoi che ti mandi una sceneggiatura prima?” ed io “no, per me la tua parola basta e avanza”. E il personaggio del Capitano Giles mi piace un sacco, e sono così felice e onorato che abbia pensato proprio a me per la parte. Il provino è stato favoloso (ride)!

Wrenn Schmidt: Patrick ed io in realtà facemmo un provino per uno show importante circa otto mesi prima di quello di Outcast. Fu un’intera giornata di provini, ma nessuno di noi due fu preso. Ed otto mesi dopo eravamo nello stesso edificio per il casting di Outcast.

Kate Lyn Sheil: Ho letto la sceneggiatura del pilot e l’ho adorata, poi ho letto i fumetti mentre ero sul set, ed è stato emozionante perché mi hanno dato informazioni sul mondo che volevano creare. Questa è stata la mia esperienza.

Philip Glenister: Io ho filmato l’audizione nel soggiorno di casa mia, anzi l’ha filmata mia moglie ed è stato terribile perché mi ha diretto, e mi buttava giù di morale outcasttutto il tempo (ride). Poi ho detto ai produttori “sarebbe davvero utile se venissi a Los Angeles per provare a girare con Patrick”, che nel frattempo era stato preso per la parte di Kyle. Fu una giornata intensa ed eccoci qui un anno e mezzo dopo.

Reg E. Cathey: Il processo di audizioni è davvero terribile. Abbiamo tutti legato durante il pilot, abbiamo fatto gruppo: era notte, faceva così freddo e correvamo, letteralmente, tra una scena e l’altra per scaldarci. C’era il riscaldamento a propano, e sembravano tutti “fatti” di propano per il freddo (ride). Poi vennero a dirci che la troupe era pronta per girare, e noi da veri attori divi “nah, noi non siamo pronti per girare”. Il bello è che in West Virginia non dovrebbe fare così freddo, ma nemmeno troppo caldo.

Philip Glenister: Era una lunga ripresa notturna. C’erano questi ragazzi sulla porta principale e Reg e io uscivamo dall’auto della polizia per andare verso la porta: una scena di cui facemmo ben 18 riprese, non finivano più. Forse a causa del propano, iniziammo a ridere nervosamente… ma non è nello show, tranquilli.

Reg E. Cathey: Creammo un legame, e quella notte sentii che sarebbe stata un’esperienza meravigliosa.

Come ha lavorato con voi sul set Robert Kirkman? Vi ha dato delle indicazioni specifiche sui personaggi e sulle situazioni oppure lasciava spazio all’improvvisazione?

Patrick Fugit: Ha detto solamente “non mandate tutto al diavolo” e per il resto è stato più o meno al posto suo. Gli piace mantenere il ruolo di creatore del fumetto e si è voluto assicurare che la struttura dello show fosse solida e fossimo tutti sulla stessa lunghezza d’onda su come i personaggi dovessero sentirsi e dove dovessero andare nel corso degli episodi. Ha stabilito un linguaggio chiaro e comune con Adam Wingard, il regista dell’episodio pilota, poi si è fatto da parte. È capitato a volte che venisse a dire “meglio non fare quello” ma nel complesso è andata così, lui è “quello del fumetto” e noi siamo “quelli della serie tv”.

Reg E. Cathey: Per me è stato di supporto.

Wrenn Schmidt: È stato davvero fantastico, se gli facevi una domanda aveva un’opinione ben precisa a riguardo, altrimenti lasciava molto spazio all’ispirazione e alla proposta creativa di noi attori e dei registi degli episodi. Non è mai stato quel tipo di creatore “non dovete fare assolutamente quello”. È molto aperto al confronto e alla condivisione di idee. E poi c’era già molto nella sceneggiatura per lavorare bene noi attori. Il primo outcast foxvolume del fumetto penso sia stato davvero interessante da leggere sul set e farci un’idea del mondo che andavamo a ricreare: lui si è fatto da parte per lasciarci lavorare in pace, ma era sempre lì se avevi bisogno di lui.

Reg E. Cathey: Noi veniamo da situazioni diverse, ma c’è una certa recitazione comune, non saprei dire la parola esatta, c’è uno standard di qualità che tutti noi possediamo e lui ci ha messo nella posizione di poter fare insieme un ottimo lavoro: è stato divertente.

Philip Glenister: Le perfette qualità di un produttore: si mette da parte e c’è se hai bisogno di lui. Vorrei che tutti i produttori fossero così (ride).


Outcast
è davvero horror, ma uno dei grandi temi è la solitudine. Che ne pensate di questo tema, quanto affligge il personaggio di Kyle?

Patrick Fugit: Posso parlare per me e personalmente non mi piace la solitudine, mi piace avere la mia “tribù”, e avere le persone care intorno a me. E credo che Kyle in realtà voglia questo nella propria vita, vorrebbe amare ed essere amato, ma si trattiene proprio perché vuole paradossalmente tentare di proteggere la sua “tribù”. Questo è uno dei grossi problemi di Kyle.

Wrenn Schmidt: Penso che esplorare l’oscurità sia una delle cose più intense che noi da attori possiamo fare, ci permette di penetrare luoghi davvero estremi dell’anima, è catartico per il pubblico mentre guarda. Penso che la solitudine sia un’esperienza umana universale e condivisibile: tutti l’abbiamo vissuta prima o poi e penso che sia allo stesso tempo una cosa positiva e negativa. Anche a me non piace la solitudine e non penso che definirei Kyle un “antieroe”, ma penso che le sue azioni, soprattutto nel pilot, siano votate a proteggere la comunità. Penso sia molto importante per lo show esplorare l’oscurità, quasi come una forma di “cultura”.

Reg E. Cathey: È divertente e interessante come la serie nel corso del “viaggio” illustri come ogni personaggio sia un “reietto” (out cast). È uno show intelligente, va oltre al “diavolo che entra in West Virginia”. Parla della disintegrazione di una famiglia, della comunità in cui un uomo si isola per proteggere le persone, ma guadagna tanto. È quasi primordiale l’avere ognuno i propri demoni, ma oltre ad essi c’è  il demone con la D maiuscola, con il quale tutti dobbiamo fare i conti. Il testamento di Kirkman, Black e di tutti i produttori e sceneggiatori coinvolti è quello che ti fa dire “no questo non è semplicemente horror” o ancor meglio “è questo il vero horror”.

Che relazione avete con i film horror? Li guardate, vi piacciono?

Philip Glenister: Ho una copia de L’esorcista nella mia borsa, ma è ancora nel o-OUTCAST-facebookcellophane (ride). Sono inglese, sono cresciuto con una tradizione di film horror come quelli con Christopher Lee. Guardavo soprattutto i film di Dracula… e uno dei più spaventosi che abbia mai visto credo sia stato Alien, quello originale.

Reg E. Cathey: Ricordo di aver visto a New York il remake de La Cosa con Kurt Russell, e dietro di me c’erano alcuni ragazzi di colore che dicevano “non crediamo sia pauroso” e invece poi se la fecero sotto durante la scena del cane. E io ricordo di aver pensato “questa è la cosa più divertente che abbia mai visto” (ride). Poi ricordo Il villaggio dei dannati come davvero spaventoso.

Kate Lyn Sheil: Sono cresciuta amando i film horror, ma non ne ho rivisto nessuno durante le riprese dello show. Per me uno dei più terrificanti resta Shining, ma ce ne sono tanti, davvero.

Wrenn Schmidt: Ho visto The Guest, il film che ha diretto il regista del pilot, l’ho visto per cogliere il senso del suo stile, ma sono per lo più dipendente dai film di Michael Haneke, come Il nastro bianco e La pianista. Questi sono i film in cui mi piace “addentrarmi” mentre li guardi .

Philip Glenister: Dovresti vedere Entity, quello sì che fa paura.

Patrick Fugit: A me piacciono le cose distorte/disturbanti più che spaventose, come Funny Games. E quando ero giovane ho visto molti film horror… ma quello che mi colpì di più fu The Changeling, di recente l’ho rivisto ma da piccolo mi terrorizzò, merito anche di quella colonna sonora e di quell’impostazione molto “vecchia scuola”. Di recente poi ho rivisto il corto Disney degli anni ’50 Sleepy Hollow, che è davvero spaventoso. Ricordo che da piccolo nonostante mi facesse paura lo vedevo almeno due volte al giorno. Di recente l’ho fatto vedere sul cellulare a Madeleine McGraw, che interpreta mia figlia Amber nello show, e pensavo “forse non farglielo vedere, fa paura”.

Reg E. Cathey: Penso ci sia qualcosa di primordiale nell’uomo che vuole essere spaventato, ma in un ambiente sicuro. Alcune storie sono più vecchie della Bibbia, in fondo. Alcune storie vere sono il vero “horror” del mondo, come Charles Manson… o Donald Trump (ride).

patrick-fugit-e-kyle-barnes-il-protagonista-di-outcast-1200x630Reg, a proposito di orrore in politica, c’è più cattiveria in Outcast o in Frank Underwood?

Reg E. Cathey: È interessante, perché Frank è il mostro in un mondo di mostri. In Outcast invece siamo una specie di comunità che può essere vista come una grande famiglia, che deve vedersela con un mostro sconosciuto, perché ciò che è sconosciuto spaventa sempre. La relazione tra Freddie e Frank è emblematica: nelle prime due stagioni Freddie era l’unico amico di Frank, e l’orrore di ciò è che se quello era il suo unico amico, se quella è un’amicizia, quant’è spaventoso il mondo? Ma è stato divertente passare da House of Cards a questo bellissimo gruppo di persone. In House of Cards c’eravamo io e Kevin, ed era fantastico, ma preferisco tutte queste belle facce qui.

Patrick, sei un grande fan di Star Trek: The Next Generation, com’è stato lavorare con Data in Outcast?

Patrick Fugit: Non abbiamo ingaggiato Brent Spiner fino all’ultimo minuto, stavamo facendo delle prove per alcune scene, ero in ufficio con Chris Black e gli ho chiesto chi avrebbe interpretato Sidney, e lui nominò Brent Spiner tra i tanti nomi… e io “come? Brent Spiner? Perché non l’abbiamo già ingaggiato?!” “non siamo sicuri che sia disponibile” “fate in modo che sia disponibile, fate quello che dovete”. Penso sia davvero un attore fenomenale: penso che dalla prospettiva di un attore guardare The Next Generation può essere apprezzato perché c’erano tanti paletti per Brent: cosa poter fare e dire come personaggio. Per esempio come fai a parlare di un’emozione se sei un androide incapace di provare sentimenti? E poi gli venivano date tutte queste opportunità in cui Data non aveva personalità e poteva mostrare tutto la sua abilità di performance. Ero davvero entusiasta di poter lavorare con lui. Uno dei miei momenti preferiti è la prima volta in cui lo spettatore conosce Sidney. Se hai letto il fumetto sai che arriva in città da uomo del mistero, ma la prima volta che l’ho visto camminare sul set con il suo cappello… ha una camminata molto specifica. Aveva una camminata leggermente simile a Data ed era maledettamente meravigliosa.

Reg E. Cathey: È un essere umano meraviglioso. Ricordo che feci una piccola parte in Star Trek, in un solo episodio. Andai da lui in Outcast ed era davvero mortificato di non ricordarsi di me in Star Trek. Gli dissi “ma era un solo episodio ed erano anni fa, non c’è problema.” “no no. Dovrei ricordarmi. Ma abbiamo parlato?” “sì” “ancora peggio.” (ride)

Avete visto The Walking Dead e Fear the Walking Dead, le altre serie di Robert Kirkman?joshua-austin-2-maxw-654

Patrick Fugit: Ho lavorato con Kim Dickens in Gone Girl ed è così brava in tutto ciò che fa, l’ho amata nella prima stagione di Fear The Walking Dead. Mi piace molto anche Cliff Curtis; l’ho incontrato qualche tempo fa ad un workshop al Sundance Film Festival. Sono davvero curioso di vedere la seconda stagione di quello show.

Reg E. Cathey: Kim Dickens viene dalla mia stessa città. Io ho fatto il provino per The Walking Dead, sapete, perché Frank Darabont, che diresse il pilota, mi mandò una lettera grazie ad un mio precedente lavoro. Avevo letto la parte ed ero piaciuto molto, così quando feci il provino pensai “ce l’ho fatta” e invece ovviamente non ottenni la parte (ride). Per la serie “non mandarmi mai più una lettera(ride).

Qual è stata la prima reazione quando avete letto la sceneggiatura del pilot, soprattutto la scena iniziale che presenta Joshua?

Patrick Fugit: Gran parte di quella scena in realtà ha avuto l’effetto giusto una volta girata. Era sicuramente tremenda quando la si leggeva, ma sicuramente una volta messa in scena e interpretata da Gabriel Bateman aveva tutto un’altro effetto. E anche come Adam Wingard strutturò tutta la sequenza. Fa davvero venire i brividi quando la vedi. A me piacquero particolarmente le scene tra fratello e sorella e anche la riconnessione fra Kyle e il reverendo. Adoro il fatto che c’è una grande storia e tensione di fondo, poi quando arrivai a leggere il punto in cui dovevo picchiare un bambino pensai “oh wow, accidenti”.

Reg E. Cathey: Amo la relazione che si instaura nel corso dello show fra Kyle e il reverendo. Outcast in realtà parla molto di relazioni, oltre a far paura.

Wrenn Schmidt: Io ero molto preoccupata la prima volta che lessi la sceneggiatura del pilota. Questo prima di conoscere Robert Kirkman, pur sapendo che era “quello di The Walking Dead” non avevo ben associato nome e volto. Mentre leggevo pensavo “se questo finisse nelle mani sbagliate, potrebbe essere potenzialmente orribile”. Ed ero molto nervosa avevo paura che l’esorcismo e la possessione non venissero rappresentate adeguatamente, e invece…

Reg E. Cathey: Sai, il fatto di essere un uomo del sud degli Stati Uniti mi fa essere molto sensibile a come vengono dipinti quelli del sud di solito in tv, perciò quando Robert mi disse “io sono del West Virginia” seppi che sarebbe stata una rappresentazione degna.outcast serie tv

Saprete già che la serie verrà lanciata negli Stati Uniti su Cinemax e in contemporanea, nel corso di una settimana, in 128 canali Fox Italia compresa. Non capita spesso con le serie tv. Cosa ne pensate?

Philip Glenister: Ammetto che finora non ci avevo pensato molto per non sentire troppo la pressione. Preferisco lasciare semplicemente che accada, e concentrami sulla seconda stagione.

Wrenn Schmidt: Penso faccia una grande differenza sapere già prima del lancio dello show che ci sarà un seguito… senza avere la pressione di sapere come verrà recepito. Ma sono comunque molto curiosa di vedere le reazioni della gente.

Reg E. Cathey: Ricordo quando recitavo in The Wire: ogni anno era una scommessa, non sapevamo se avremmo avuto un’altra stagione. Non è diventato popolare negli Usa fino a dopo la fine della messa in onda. E tutti poi dicevano “la miglior serie mai trasmessa” e io pensavo “oh, per favore” (ride). La gente mi chiedeva “e tu cosa fai?” e alla risposta “The Wire” diceva “ah sì quello show su Baltimora” (ride). Quindi è eccitante lavorare ad Oucast.

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About

Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni). Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, inizia a collaborare (e tutt'ora collabora) come critico di cinema e fotografo di concerti con varie webzine di cui da subito ha sposato il progetto con entusiasmo. Giornalista pubblicista iscritto all'albo. Sempre in movimento, perennemente in ritardo. CAPOSERVIZIO CINEMA


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