P4, Papa esce dal carcere perché sospese le esigenze cautelari. Rimarrà ai domiciliari fino al processo

Alfonso Papa è libero. Sembra quasi ricalcare il testo di quella canzone di Albano che però parlava di Amanda Knox: “Amanda è libera!”. Il Gip di Napoli ha infatti revocato, l’altro ieri, gli arresti domiciliari al deputato del Pdl, in relazione all’inchiesta della cosiddetta P4  – in particolar modo per uno dei capi di imputazione (la concussione) che lo vedeva coinvolto e per il quale è competente il Tribunale della capitale – ritenendo che non sussistano più le esigenze cautelari; anche la Procura aveva espresso parere favorevole sulla decisione. Gioia e tripudio per i difensori di Papa, gli avvocati Giuseppe D’Alise e Carlo Di Casola.

Il 15 luglio 2011 la Giunta per le autorizzazioni della Camera, in seguito alla richiesta dei giudici, aveva dato il via libera alla votazione dell’aula come da prassi. Quest’ultima si è riunita il 20 luglio e aveva deliberato a scrutinio segreto sull’arresto del deputato, approvandolo con 319 voti favorevoli e 293 contrari. Papa si presentò il giorno dopo, col pigiamino a righe, al carcere di Poggioreale a Napoli dove ci restò 101 giorni.

L’affaire P4, si focalizzava principalmente su un’attività di dossieraggio clandestino tentando di gestire e  di manipolare informazioni segrete o coperte da segreto istruttorio. Una vera e propria associazione a delinquere finalizzata anche a controllare appalti e nomine. Questa la mission con la quale sarebbe nata la cosiddetta P4, che avrebbe anche interferito e/o influito sulle funzioni e sulle decisioni di organi costituzionali. Uomo chiave della banda, il faccendiere (ex piduista) Luigi Bisignani.

Restano comunque a carico del deputato azzurro, i domiciliari per gli altri reati che gli sono contestati e per i quali si sta svolgendo il dibattimento davanti al Tribunale di Napoli. I difensori hanno annunciato che presenteranno istanza di scarcerazione anche al collegio che sta celebrando il processo, la cui prossima udienza è fissata per il 27 dicembre.

Martedì scorso già era arrivato dal tribunale capitolino un primo sì alla revoca dei domiciliari di loro competenza accompagnando la decisione da una constatazione che verrà condivisa anche dai colleghi partenopei: l’imputato (accusato di reati che vanno dall’estorsione alla ricettazione, dalla concussione alla corruzione, all’utilizzo di schede telefoniche intestate a ignari cittadini) ha avuto un’ottima condotta processuale perché non è fuggito o non ha inquinato le prove. Chapeau.

Manco a farlo apposta, in quattro e quattr’otto, Libero ha rispolverato uno stralcio di una lettera accorata che la moglie dell’ex magistrato/deputato berlusconiano, Tiziana Rodotà, scrisse a Roberto D’Agostino (dagospia.com ) qualche giorno prima: <<Mio marito passerà il Natale ai domiciliari, dopo 101 giorni di carcere a poggioreale, senza che ne sussistano le condizioni. Una carcerazione preventiva abusata, un’ingiustizia e un’assurdità>>. Al solito. La colpa non è di chi commette i reati, ma di chi li scopre. E nel caso in cui si riesce ad applicare la legge, si grida subito allo Stato di Polizia. Ha ragione Maurizio Crozza: questa è proprio Italialand!

MATTEO MARINI

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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