Palermo sommersa dai rifiuti

Palermo è di nuovo sommersa dai rifiuti.

Cassonetti stracolmi in tutti i quartieri del capoluogo siciliano, strade trasformate in discariche a cielo aperto anche davanti a scuole ed ospedali.

Nelle periferie dimenticate la  raccolta non viene effettuata da dieci giorni ma la situazione è critica anche nelle zone ricche. Ogni notte scoppiano roghi e incendi –solo trenta fra il 30 settembre e il 1 ottobre– con gran lavoro da parte dei Vigili del Fuoco, che hanno dovuto sgomberare anche alcune abitazioni per il rischio di intossicazioni.

Sono 56 –secondo un censimento– le discariche abusive in tutta la città, alcune persino in pieno centro storico. I cittadini sono esasperati; c’è chi si sfoga sui blog: “Topi e scarafaggi banchettano sui marciapiedi. Che schifo!”, chi rovescia l’immondizia al centro delle strade, bloccando il traffico. La rabbia cresce se si pensa che i palermitani devono pagare anche una delle Tarsu più alte d’Italia, aumentata del 125% nell’ultimo anno per tappare i debiti (un buco di circa 150 milioni secondo il Corriere della Sera) dell’Amia, l’azienda cittadina responsabile della nettezza urbana.

La rabbia cresce ancor di più se si pensa che solo qualche anno fa, l’ex presidente della municipalizzata –il senatore Pdl Vincenzo Galioto– e l’intero Consiglio d’Amministrazione si era concesso qualche “spesa pazza” come un viaggio negli Emirati Arabi per realizzare la raccolta differenziata in quel Paese (quando a Palermo tale servizio è quasi inesistente) con cene a 400 euro a persona nei ristoranti più esclusivi e ricevute sempre da 400 euro per dormire in hotel di lusso.

L’emergenza di questi giorni è la replica perfetta di quanto accaduto a maggio-giugno quando per risolvere la crisi, in Sicilia venne inviato l’esercito e Guido Bertolaso. Venne proclamato lo stato d’emergenza e Berlusconi, dopo un incontro con i sindacati dei dipendenti dell’Amia che denunciavano di dover lavorare senza le necessarie protezioni, garantì che tutto si sarebbe risolto in una settimana.

Ora il caos è ritornato. “L’Amia” –ha amesso l’attuale presidente Gaetano Lo Cicero– “può impiegare solo trentacinque autocompattatori a causa del dissesto economico”. Ne servirebbero almeno cinquanta per ritornare alla normalità ma questo è un lusso che Palermo non può permettersi.

FABIO BRINCHI GIUSTI

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