Pantani

Caso Pantani: quale verità?

Marco Pantani è destinato a rimanere nella storia dello sport mondiale, non solo italiano. La sua vita, le sue vittorie, la sua morte fanno di lui il campione indimenticato e indimenticabile che tutto il mondo del ciclismo piange, oramai, da più di 12 anni. Il mistero della scomparsa non trova verità accertate. Ma come stanno veramente le cose? Le notizie di queste ultime settimane, cosa riportano alla luce? Ripercorriamo brevemente le tappe della vicenda, cercando di fare chiarezza su tutto l’excursus dei fatti.

15 febbraio 2004: prima pagina della Gazzetta

15 febbraio 2004: prima pagina della Gazzetta

PANTANI: IL MISTERO E LA MORTE.

Il 5 giugno del 1999 è una data che gli appassionati di ciclismo difficilmente dimenticheranno; quel giorno, durante il Giro d’Italia, a Madonna di Campiglio fu posta fine alla carriera sportiva di Marco Pantani, a causa del valore superiore rispetto al consentito di globuli rossi nel suo sangue, riscontrato in seguito a un test. Sarà l’inizio della fine per colui che, solo un anno prima, aveva centrato la doppietta Giro d’Italia – Tour de France, facendo esplodere di gioia le migliaia di tifosi che lo seguivano.

Pantani verrà sospeso dalla corsa che era destinato a vincere; il trionfo verrà centrato, invece, da Luca Gotti. Sin dall’inizio, però, il Pirata – così era chiamato dai tifosi – parla di risultato inspiegabile delle analisi. “La sera del 4 giugno – afferma lo stesso Pantani – mi sono sottoposto ad un controllo e il valore rispettava il 50% consentito, mentre non si spiega come sia possibile che la mattina dopo il valore si sia alzato“. Inoltre le dichiarazioni che farà in seguito diventeranno ancora più profetiche, poichè affermerà che non sa se riuscirà mai a riprendersi da quella batosta.

Pantani tornerà a correre ma non sarà mai più lo stesso; l’ultimo acuto della carriera lo regalerà al Tour de France del 2000, quando, dopo un testa a testa con Lance Armstrong (che macchierà la sua carriera con il doping, qualche anno dopo), vincerà l’undicesima tappa sul Mont Ventoux.

Armstrong, dopo quella sconfitta, affermerà di aver volutamente fatto vincere Pantani. Tale dichiarazione ferirà ancor di più il Pirata che, da li a poco, entrerà nel tunnel della depressione, oltre che della droga. Gli ultimi anni saranno un calvario continuo, fino alla notte del 14 Febbraio 2004, quando fu ritrovato morto in un residence di Rimini.

I TANTI DUBBI.

Dopo la sua morte, Tonina Pantani, la mamma, dichiarò che secondo lei suo figlio fu fermato di proposito, riportando a galla la storia delle analisi del sangue di quel maledetto 5 giugno 1999; in quello stesso periodo, infatti, verranno scoperti anche due test che lo stesso Pantani fece il giorno stesso della sua squalifica dal Giro. Qual era il risultato? Negativo. Pantani, stando a quei responsi mai presi in considerazione, era sano per correre con la bicicletta.

Poi arrivò anche l’ipotesi “test truccati“. Vari esami, effettuati da dottori affermati, hanno dimostrato come fosse facile truccare un test di quel genere, soprattutto per le norme in vigore, all’epoca, al Giro d’Italia. Ciò potrebbe dimostrare – il condizionale è d’obbligo – la tesi avanzata dalla madre Tonina, sempre più convinta che il figlio Marco fosse stato fermato perchè “scomodo a qualcuno“. Non era la prima volta che Pantani rimaneva coinvolto in un caso di doping, o presunto tale, poi non confermato.

Renato Vallanzasca

Renato Vallanzasca

Nel 2014, anno del decennale della sua morte, fu intervistato l’ex capo della banda della Comasina, Renato Vallanzasca, che parlò di scommesse clandestine e Camorra. Le parole del boss suonarono come un tuono, poiché dichiarò di essere stato avvicinato da una persona vicina alla Camorra durante la sua militanza in carcere, all’epoca del Giro d’Italia 1999. “Mi dissero di scommettere contro il Pirata – affermò in seguito Vallanzasca – perché non avrebbe finito il giro“. La persona che gli disse ciò era proprio un esponente del clan napoletano, che rafforzò la tesi, stando sempre alle parole del boss della Comasina, dicendo: “Non mi permetterei mai di darti una storta. Non so come ma il pelatino non finisce la gara“.

Subito dopo queste dichiarazioni, la polizia inizio a indagare per verificarne la veridicità. Tonina Pantani, invece, rimase sotto choc, poiché, per la prima volta, i suoi sospetti sulle scommesse clandestine che ruotavano attorno al ciclismo trovavano un riscontro esterno.

LA SVOLTA RECENTE.

Quando l’inchiesta su Pantani era vicina all’archiviazione, il 14 Marzo 2016 viene diramata un’intercettazione di un camorrista che, in una conversazione con la figlia, esclama: “La camorra fece perdere il Giro a Pantani“. Inutile dire che, dopo questa notizia, si siano mobilitati subito i tantissimi tifosi del Pirata, facendo leva anche sulle vecchie dichiarazioni di Vallanzasca.

Sul web è scattata subito una petizione, nella quale si chiede a gran voce che il Giro d’Italia 1999 torni nelle mani, perlomeno simboliche, di Pantani. Le firme, i tweet e le risposte positive sono state un’infinità. Dello stesso avviso è stata Tonina Pantani, tornata a parlare dopo i fatti di Vallanzasca, che ha richiesto da subito la restituzione al figlio di quel maledetto Giro.

Insomma, Giro o non Giro, il caso Pantani non ha ancora trovato un punto o uno spiraglio certo di verità. Fare chiarezza sull’accaduto è solamente un atto dovuto alla figura del grande campione, nonché l’unica risposta plausibile per tutti gli appassionati di ciclismo che aspettano da anni che venga fatta giustizia.

 

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About

Romano, diplomato al liceo linguistico Hegel, frequenta il corso di Scienze della Comunicazione all'Università Roma tre. Appassionato di sport, ha collaborato con Centro Mare Radio e attualmente scrive per Torremare e L'ortica, due riviste online. COLLABORATORE SEZIONE SPORT


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