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Parasite, Bong Joon-ho, la lotta di classe e gli ignavi

Parasite è un racconto di lotta di classe in bilico tra commedia nera e dramma esistenziale, Palma d’Oro a Cannes 2019

 

parasite recensione bong joon ho wild italyArriva finalmente anche in Italia la Palma d’Oro 2019 del Festival di Cannes, il sorprendente e affascinante Parasite (2019) diretto da Bong Joon-ho con protagonisti, tra gli altri, Song Kang-Ho, Lee Sun-Kyun e Cho Yeo-Jeong, con cui il regista coreano delinea un’acuta riflessione esistenzialista in un racconto apparentemente comune di lotta di classe.

Sono infatti gli ignavi al centro del racconto impostato da Bong, coloro per i quali “Senza un piano, nulla può andare storto. E se qualcosa va fuori controllo, non importa“. Un qualcosa che fa emergere prepotentemente la forte cifra umana di Parasite, di famiglie intrappolate in una lotta per la sopravvivenza dove non ci sono vere vittime, e men che meno “reali” parassiti – solo circostanze e opportunità.

Parasite racconta infatti di Padre, madre, figlio, figlia: una famiglia vive di lavoretti malpagati in uno squallido seminterrato. Quando il ragazzo, falsificando diploma e identità, diventa un tutor privato dell’erede di una ricchissima famiglia, i quattro escogitano un piano diabolico per sistemarsi definitivamente. Ma anche una strategia perfetta nasconde conseguenze imprevedibili.

Un dramma umano, una commedia senza clown, una tragedia senza cattivi

Secondo Bong, Parasite si può delineare come “una commedia senza clown, una tragedia senza cattivi“. Un racconto che sin dalle battute iniziali permette di far immergere lo spettatore nello squallore di una famiglia in evidente difficoltà.

Come in ogni dramma che si rispetti, sono le azioni che parlano per i personaggi. Non fa eccezione Parasite infatti, che nel mostrarci l’ambiente narrativo dei protagonisti, evidenzia con poche azioni sceniche il tenore di vita e l’anima del racconto.

Espediente che permette a Bong d’incanalare il tono della narrazione in una commedia farsesca, amara, che specie nel primo atto gioca tutto sulla fervente capacità dei protagonisti di trovare espedienti dei più disparati. Azioni con cui Bong lascia trapelare l’ontologica natura dei suoi “parassiti”, che non si pongono problemi nell’impersonare ruoli scenici (e di rimando narrativi), giustificando il tutto sulla base “di un piano”.

A partire dal secondo atto Parasite cambia pelle, e con l’emergere della lotta di classe nell’opposizione scenica tra la Famiglia e i Park, il tono da commedia amara lascia lentamente il posto al dramma esistenziale. Sino al raggiungimento di una strabiliante componente da horror sociale nella risoluzione del conflitto scenico.

La lotta di classe viene infatti sottolineata da Bong attraverso tante piccole azioni, quasi impercettibili – spesso ripetitive – ma essenziali per permettere non solo l’avanzamento graduale del conflitto, ma anche per porre le opportune basi drammaturgiche per il terzo atto.

Parassiti e nuclei familiari

parasite recensione bong joon ho wild italyUna lenta evoluzione del tono della narrazione, che va di pari passo con una regia elegante e incisiva, che tramuta in immagini la scrittura multitonale alla base di Parasite. A partire dagli elementi scenografici sino a sequenze costruite ad hoc per sottolineare la natura ontologica della Famiglia e del loro essere “parassiti”.

La Famiglia striscia lungo il pavimento, vive in spazi angusti, si infila tra le intercapedini, vive nei sottoscala e con la pioggia incessante le strade la fanno emergere, lasciandola correre per re-infilarsi nelle sue nicchie.

Parasite evidenzia sempre più la natura parassitaria dei propri protagonisti, anche nell’interpretazione dei sopracitati ruoli sociali. Tutti espressione di una vita vera e di un piano realizzato, che gli ignavi possono solo costeggiare perché incapaci di poterla ottenere con le proprie forze.

Alla Famiglia si oppongono i Park, classica famiglia-modello seppur solo apparentemente, ideali di una vita perfetta irraggiungibile dai “parassiti”, che nell’armonia di una routine sana sono anch’essi vittime di ruoli sociali – e susseguentemente narrativi – “altri”.

Abbastanza per farci ammettere come Parasite sia essenzialmente un’estremizzazione cinematografica delle teorie sociali di Erving Goffman sui ruoli sociali de “La vita quotidiana come rappresentazione” – in una chiave decisamente più intrigante da un punto di vista drammaturgico.

Un’opera ineguagliabile    

Tutti elementi che confermano la bontà del lavoro di scrittura di Bong, il suo Parasite è certamente una delle pellicole di maggior rilevanza in questo 2019 scoppiettante capace di regalarci pellicole del calibro di The Irishman di Martin Scorsese, C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino, e non ultimo il Joker di Todd Phillips.

L’opera del regista diventa così uno straziante e avvincente racconto sull’importanza di avere un buon piano nella vita, e sulla capacità di riuscire a sapersi mostrare per ciò che siamo veramente al momento opportuno.

Parasite verrà distribuito nelle sale italiane il 7 novembre 2019 grazie ad Academy Two e Lucky Red

 

 

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About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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