Parigi e il tempo della parresia

di Massimo Campanini *

E’ venuto il tempo della guerra, pare, ma è venuto il tempo della parresia, del dire la verità. Ciò che sta accadendo e ciò che è accaduto a Parigi non è l’erompere irrazionale di forze magmatiche che risalgono dalle profondità dell’inferno, ma ha una storia, un perché.

L’opinione pubblica in occidente si ferma attonita davanti ai suoi morti, ma deve imparare a ragionare freddamente, deve imparare a individuare le radici della malattia per combatterla. E queste radici non stanno nell’intrinseca violenza dell’islam come farneticano intellettuali e politici.

Al contrario, non si possono comprendere le cause di quanto sta accadendo se non si comincia col colonialismo, con l’espropriazione violenta della libertà e della cultura dei popoli afro-asiatici (e musulmani) in seguito all’espansione imperialistica. Se non si prosegue poi con la ferita mai sanata della nascita dello stato di Israele con tutto quanto ha portato con sé di guerre, destabilizzazione e sradicamento di popoli.

Se non si pondera poi sui disastri provocati dalle aggressioni militari americane in Afghanistan e Iraq tra il 2001 e il 2003 con la liberazione di schegge impazzite. Se non si inquadra tutto questo nel contesto del dominio di regimi militari dittatoriali – per decenni sostenuti dall’occidente che ipocritamente predica una democrazia a suo uso e consumo – che hanno annientato la società civile dei popoli musulmani; nel contesto infine di una devastante crisi economica e sociale che ha depauperato le classi medie.

In questo humus, la propaganda aggressiva di predicatori estremisti, il richiamo al jihad di organizzazioni create e alimentate per fini egemonici da falsi amici (leggi l’Arabia Saudita), l’insipienza strategica dei think-tank euro-americani che ha contribuito a sbilanciare i rapporti di forza nello scacchiere quanto mai volatile del Medio Oriente (leggi la miope emarginazione dell’Iran), l’esasperazione di settori cospicui di società disgregate, soprattutto giovanili – tutto questo fornisce una chiave di interpretazione credibile e non semplicistica.

La ponderazione degli elementi che compongono questo quadro, la correzione delle storture che ne emergono sono gli unici veri mezzi per andare alle radici di quello che chiamiamo, con un termine che non spiega nulla, “terrorismo”. Se la storia è magistra non si dimentichi che l’ascesa al potere di Hitler in Germania è stata provocata dalla cecità delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale, Francia e Gran Bretagna in primo luogo, le quali sulla Germania hanno scaricato le colpe esclusive del conflitto, suscitando quel revanscismo che ha condotto a un conflitto ancor più distruttivo.

* professore di Storia dei Paesi Islamici e di Pensiero Islamico presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. 


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