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Parma Capitale italiana della Cultura 2020: i perché di una scelta

Parma Capitale italiana della Cultura 2020″. Lo ha annunciato lo scorso 16 febbraio – al termine di una cerimonia pubblica nella sede del Mibact – il Ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini: battendo in finale Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso, Parma è riuscita a spuntarla. A decretare la vincitrice una commissione di sette esperti nominata dallo stesso Ministero.

Nel dossier di presentazione della città emiliana, presentato al Mibact con il claim “La cultura batte il tempo”, figurano progetti quali il recupero e la valorizzazione dell’Ospedale Vecchio, del Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma, oltre all’incremento della produzione del Teatro Regio, delle esposizioni alla Pilotta, alla Fondazione Magnani Rocca, al Museo Guatelli e allo spazio Time-Lapse. Nelle motivazioni si legge: “Esempio virtuoso e di elevata qualità nella progettazione territoriale a base culturale”.

La prestigiosa nomina non è altro che una nuova stella da esibire con orgoglio – oltre a un dream team “in rosa” che ha portato a questo risultato – per la piccola cittadina ducale di provincia, vanto della regione e dell’Italia intera. Parma facendo leva sulle persone, è infatti un’eccellenza storica nazionale ed internazionale che ha fatto grande il Made in Italy nel mondo. Quattro i settori cardine: gastronomico, col prosciutto e il Parmigiano e con la nomina nel 2015 di Città creativa Unesco per la Gastronomia; culturale, con il Teatro Regio e una delle più antiche Università al mondo; musicale, dando i natali a Verdi e Toscanini; artistico e architettonico, con le cupole trionfo del Correggio e del Battistero in marmo rosa.

È una storia recente quella della competizione per aggiudicarsi il titolo di Città Capitale italiana della Cultura e il milione di euro messo in palio dal Governo, nata nel 2014 con il Decreto Cultura e a seguito della proclamazione della città di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019. Le prime ad aggiudicarsi il titolo sono state nel 2015 con un ex aequo Cagliari, Lecce, Ravenna, Siena e Perugia-Assisi. Successivamente è stato il turno di Mantova (nel 2016) e di Pistoia (nel 2017). Nel 2018 ecco infine spuntare Palermo.

Le amministrazioni delle più belle città della nostra penisola gareggiano in nome della cultura per lo sviluppo e la crescita sociale, economica e civile, per conservare le identità etniche e culturali del territorio, dove scendono in campo realtà pubbliche e private coalizzate, creando così una pacifica integrazione.

Questo è ciò che auspica e annuncia per la sua città anche l’editore Franco Maria Ricci. Per definire “le tante anime di Parma” Ricci usa queste parole: “La città romana e quella medievale, la Parma rinascimentale e quella barocca, la borbonica e l’illuminista, la rivoluzionaria e l’asburgica, la Parma contadina e la Parma imprenditrice, quella verdiana – dei sentimenti forti e nazionali del melodramma – e la Parma delle barricate, quella profonda delle tradizioni popolari, la Parma dell’Oltretorrente, e la Parma innovativa e tecnologica: tutte queste sono, insieme e contemporaneamente, la città nella quale viviamo”.

(Fonte immagine di copertina: comune.parma.it)

 

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Nata a Roma nel 1994, studia Economia e Management presso l'Università di Roma Tor Vergata. Contemporaneamente sta muovendo i suoi primi passi in uno studio commercialista. Appassionata di arte, musica e teatro e con il sogno di collaborare con un giornale. Wild Italy è la sua prima esperienza nel mondo del giornalismo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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