Pascouche, primo intenso album da solista di Antonio Pascuzzo

Un viaggio lungo 14 brani. E’ questo il leit motif di Pascouche, primo disco da solista di Antonio Pascuzzo, successivo a Rossoantico (finalista al Premio Tenco 2011).antonio-pascuzzo

Il titolo dell’album è tratto dalla famosa chitarra manouche e dalle influenze che quello stile musicale ha impresso nell’arrangiamento di alcune tracce musicali.

Parlavamo di viaggio perché è proprio un viaggio quello che Pascuzzo ci fa percorrere in circa 50 minuti: si passa da generi come il fado, il calypso, alla musica cubana, quella da camera, lo swing, fino ad arrivare al blues, al rock e – per l’appunto – al manouche. La vocalità e lo stile portante di questa ennesima fatica del cantante romano (di origini calabresi) portano verso un tipo di canzone popolare (ma non populista) con influenze – in alcuni passaggi – di grandi nomi della musica italiana come De André e Branduardi

Tante le collaborazioni per la realizzazione di quest’opera prima. Già nel primo brano, Alta felicità, fa capolino Angelo Debarre, chitarrista francese famoso in tutta Europa come il migliore nel suonare il gipsy jazz. Il tema di questa canzone è la vicenda NO TAV, messa in risalto proprio nel ritornello (“…a cosa serve un treno supersonico?”). Oltre alla collaborazione con Debarre, i perfetti cori che si amalgamano alla voce principale di Pascuzzo sono del duo Ilaria Graziano e Francesco Forni.

Si passa alla seconda traccia con un’altro tema forte: la Costituzione. Il titolo è Fado del partigiano, richiamandosi al fado, musica popolare portoghese. Marco Poeta, chitarrista italiano specializzato proprio nel fado, è l’artista chiamato per la riuscita della canzone.

I 13 ukulele dei Sinfonico Honolulu disegnano la partitura musicale in stile Calypso di Un bacio, terza canzone dell’album, ispirata al bacio di 2 atlete russe che protestano contro le leggi omofobe imposte da Putin.

PascuzzoUn omaggio nel titolo, invece, quello che Pascuzzo riserva ai Solis String Quartet, arrangiatori di Meglio Solis, quarta canzone di Pascouche, che parla della “solitudine per colpa”

Archi e chitarre accompagnano Lulù, canzone che tratta della violenza sulle donne. Agli archi troviamo Adriana Ester Gallo, mentre alle chitarre c’è la coppia Marco Poeta (chitarra portoghese) e Giorgio Secco.

Il viaggio procede con: Il fucile e la matita che racconta di come sia importante disegnare, recitare e cantare quando non si può (o non si riesce) a tacere; L’età dell’innocenza, che contrappone vecchie e nuove generazioni; Le berte, che tratta di viaggi della speranza dagli esiti non spesso favorevoli; Rivoluzione, dedicata – come sostiene l’artista: “alle effimere speranze delle primavere arabe, le barricate dei rivoluzionari d’occidente fatte coi mobili degli altri. Niente è come sembra, nemmeno le rivoluzioni”.

Ci avviciniamo alla fine del cd. Undicesima traccia è Calabrisella, canzone nel dialetto natio di Pascuzzo e che lui stesso descrive così: “l’efferato supplizio di Fabiana Luzi, è il punto di partenza di un’analisi spietata e appassionata, che smaschera un ‘machismo’ che si annida nei risvolti linguistici di un dialetto che non conosce il futuro e che descrive la nascita di una femmina con il proverbio: A figghia fimmina e a mala nottata”.

I musicisti della città di brama è invece una presa in giro della categoria dei musicisti, ridotta sempre di più a un insieme di giullari e mendicanti, desiderosi di visibilità. Rispetto ai musicanti “che scappano a Brema per vivere senza padrone e si compattano per apparire più forti, vivono a ‘Brama’ ove l’individualismo li rende piccoli e indifesi in balia finanche dei camerieri del catering”.

Se la cultura faccia mangiare oppure no è il quesito che ci si pone ne La forchetta e la puntina, penultima canzone di Pascouche.1385813_10202160854207975_1480054376_n

Per chiudere e tirare le fila di quest’avventura musicale interviene ancora Angelo Debarre che firma con il suo stile la Stella cadente, valzer sui rapporti alterati dalle percezioni che si hanno delle persone e dalle cattive compagnie.

Se è vero, come scriveva Beethoven, che: “La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofia”, quando si estrae Pascouche dal proprio lettore cd, la sensazione che si ha è di sapere qualcosa di più sul mondo che ci circonda e come questo mondo viene visto dagli occhi di chi, con la sua musica e le sue parole, questo mondo e questa realtà ha deciso di raccontarla tutti i giorni.

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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