Passa il Rendiconto dello Stato ma la maggioranza no. E adesso?

Molti già stappano lo champagne ma, come sempre in questi casi, conviene sempre non cantar vittoria quando ancora non si è visto calare veramente il sipario. Forse sarà per scaramanzia ma anche se oggi il governo è riuscito a far passare il rendiconto dello Stato con 308 voti favorevoli – ed è proprio quei 308 sì, a fronte dei 321 non votanti a certificare la fine numerica della maggioranza PDL+LEGA+SCILIPOTI BOYS – vi urlo a pieni polmoni di rinviare i festeggiamenti. Non voglio portar sfiga ma, conoscendo un minimo il saltimbanco in questione, nulla è certo fino a che non si legge realmente il THE END (Il Fatto Quotidiano l’ha scritto già nel pomeriggio). Oggi c’è stato un primo segnale, non v’è dubbio però di questi tempi sono come San Tommaso, se non vedo le dimissioni, non ci credo.

Ma andiamo con ordine, ricostruendo a grandi linee ciò che è successo in queste ultime ore. Già da questa notte, il Presidente del Consiglio era rinchiuso a Palazzo Grazioli, dopo essere stato nella giornata di ieri a Milano per il “consiglio di guerra” con i figli e pochi eletti. Per sostenere l’anima del Capo, c’era – tra Alfano, Bossi e compagnia cantante – anche la consigliera provinciale Francesca Pascale, ex velina di Telecafone, che si è allontanata dal Palazzo solo questa mattina. Sono state ore concitate perché tutti stavano con il bilancino a conteggiare i traditori, i fedelissimi che non avrebbero abbandonato la nave.

Nel corso della giornata, prima del voto delle 16, c’è stato un crescendo di dichiarazioni. Spunta fra tute quella di Bossi, l’alleato e l’amico di sempre, colui che ha fatto ingerire qualunque rospo ai suoi uomini pur di avere sto cavolo di federalismo: “Abbiamo chiesto a Berlusconi di fare un passo di lato, laterale” auspicando un governo guidato dall’agrigentino Angelino Alfano. Si cominciano a sciorinare parecchi nomi di quelli che dovrebbero abbandonare le truppe cammellate berlusconiane. Alle 12 e 40, il sottosegretario agli Esteri Scotti conferma la sua uscita dal Governo e si arriva alle 15 e 40 iniziano finalmente le dichiarazioni di voto a Monte Citorio:

Il governo Berlusconi vada a casa“. Antonio Borghesi, Idv.

Di fronte alle richieste formali delle opposizioni e di parti crescenti della maggioranza di dare vita a un governo di emergenza e responsabilità nazionale che affronti la crisi, cambi la legge elettorale, e porti il Paese al voto alla scadenza naturale, la sua risposta è stata ‘no’ perché ritiene di avere i numeri per andare avanti [..] lo dimostri oggi. Noi facciamo un atto di responsabilità e di sfida”. “E’ il momento di vedere se il governo ha i numeri per proseguire e di responsabilità perche’ restando in aula consentiremo l’approvazione del rendiconto”. “Siamo sempre di più in un quadro di disfacimento che non si vuole vedere e non si vuole affrontare. In un altro paese o in un altro tempo del nostro Paese un vero leader politico avrebbe da tempo fatto un passo indietro per salvare il proprio Paese o la propria maggioranza o il proprio partito. Di tutto questo non c’è traccia“. Dario Franceschini, capogruppo Pd.

Mi auguro che dopo il risultato di questo voto possa finalmente terminare questo insano braccio di ferro che si sta conducendo sulle spalle del Paese“. Pierferdinando Casini, Udc.

Noi non fuggiamo da una lotta politica che vede personalizzare una questione che non può esserlo perché attraversa tutto il mondo. Confermiamo le nostre posizioni e vi sfidiamo a dare una risposta sull’Europa, rispetto alla quale leggiamo i testi e tanti testi del Pd e dell’Idv dicono che l’Ue esercita un’indebita pressione di macelleria sociale. Mi domando che governo uscirebbe se posizioni di questo sottofondo ne avessero la responsabilità [..] questo accentua la drammaticita’ del momento e ci impone di restare al nostro posto” Fabrizio Cicchitto, tessera P2 n°2232, capogruppo Pdl.

Alle 16 e 11 c’è la risposta dell’Aula: il rendiconto passa con 308 sì ma con mezzo emiciclo (quello occupato dall’opposizione) che non vota. E sono in 321 che tengono le mani in tasca. Una vittoria di Pirro? Può essere.

I numeri e i nomi dei presunti Giuda escono fuori poco dopo l’annuncio. I deputati della maggioranza Antonione, Gava, Malgeri, Destro, Papa, Buonfiglio, Mannino, Pittelli, Sardelli; non hanno partecipato al voto. Anche Calogero Mannino e Stagno D’Alcontres del Gruppo Misto hanno fatto altrettanto. Franco Stradella, del Pdl, si è invece astenuto. Il caso Malgeri poi, è emblematico di questo momento politico. Non ha partecipato al voto perché era in bagno, se no avrebbe votato sì. Molti in Rete malignano, affermando che ormai il governo si gioca tutto su un parlamentare al cesso e un altro (Alfonso Papa) ai domiciliari….e forse non hanno tutti i torti a pensarlo.

Eccoci quindi agli scenari futuri o futuribili. E adesso?

Governo tecnico. Impossibile, o meglio, poco probabile. Proviamo ad immaginare che Berlusconi si dimetta dopodomani (come richiesto da più parti) e che si formi subito un governo a guida Mario Monti (l’uomo che comincerà, secondo me, a girare in maniche di camicia per quanto gli stanno tirando la giacchetta sia la destra che la sinistra). Sicuramente non potrebbe contare su una maggioranza molto ampia, visto che Bossi e Berlusconi non si sognano neanche lontanamente ad appoggiare il primo, un governo non guidato da Alfano; il secondo, un governo tecnico a prescindere. La nuova maggioranza politica sarebbe quindi composta da tutta l’attuale opposizione. L’interrogativo, come avanzato da Antonio Padellaro, è determinante: il centrosinistra si sentirà in grado di approvare le riforme lacrime e sangue che l’Europa chiede per il pareggio di bilancio?

Soprattutto sapendo che poi in una futura campagna elettorale, il centrodestra potrebbe utilizzare proprio l’argomento della sinistra che “affonda le mani nelle tasche degli italiani”, “imponendo nuove tasse” a far vincere di nuovo la stessa Armata Brancaleone? E quali contropartite, quali poltrone, il manipolo di transfughi che hanno “abbandonato la nave” oggi, pretenderebbe per non ritornare tra le braccia di Silvio? Ce lo vedete uno come Monti a rincorrere la Carlucci di turno per sopravvivere? Si ripeterebbe l’odissea dell’ultimo governo Prodi.

Per non parlare di come il centrodestra farebbe di tutto per urlare vendetta, trovandosi dall’altra parte della barricata e non più nella stanza dei bottoni.

Elezioni. Invocate da tutti, lascerebbero in mano il cerino a chi le chiede per ultimo. Certo è che andare al voto con il Porcellum non è che rientra nei sogni degli italiani che sono andati a firmare al referendum proprio per abrogarla. Su questo punto è prematuro analizzare cosa potrebbe accadere, perché dipende da chi riesce a renderle concrete. Rimane da chiedersi se le elezioni anticipate potrebbero rappresentare però davvero un bene per il nostro Paese. Siamo realmente pronti a tornare alle urne? In molti pensano di no. Più che altro perché non lo potremo essere fino a quando continuerà ad essere preponderante l’oligarchia e il personalismo di partito, fino a quando le forze politiche (partiti e movimenti) che condividono gli stessi ideali ed obiettivi, continueranno a comportarsi come Tafazzi, dandosi solo delle bottigliate sulle palle. Soprattutto fino a quando il Centro-Sinistra non riesca ad offrire un programma chiaro e responsabile che non si di 281 pagine (come quello di prodiana memoria) ma che sia semplice, coinciso, condiviso e miri a porre rimedio alla grave crisi strutturale che ha portato il nostro Paese al dissesto economico, ma anche istituzionale e sociale.

Rimane tutto così.  Berlusconi rimane al Governo fino all’approvazione della Legge di stabilità, come promesso a Napolitano questa sera. L’opposizione gli mette i bastoni tra le ruote ma non ce la fa perché intanto Berlusconi acquista i parlamentari fuoriusciti in questi giorni e dimostra di avere i numeri, mettendo il Presidente della Repubblica con le spalle al muro e con l’unica opzione delle elezioni anticipate. Oppure non compra nessuno, però una volta dimesso, accusa – nel corso della campagna elettorale – la sinistra che, anche se lui ha evitato il default della penisola, l’ha voluto tagliare fuori anche se nella suddetta legge (nel maxiemendamento, in particolar modo) era già trapelato che voleva infilarci la legge ad personam post mortem per favorire i figli di primo letto del Cavaliere dopo la dipartita del Cavaliere, erano rispuntati i condoni, si parlava di militarizzare la Val Susa. E vi ricordate quando, per salvare i conti disastrati, proponeva leggi bavaglio e norme sul processo breve? Sarebbe, come definito da diversi giornalisti, il colpo di coda del Caimano prima di andarsene.

Qualunque cosa accada, però, vi rinnovo l’invito a non abbassare la guardia, a tenere gli occhi aperti. Se ci sarà un cambiamento in questo paese, ci sarà quando una vera alternativa politica si sarà resa palese, quando ci sarà una classe politica che riesca a raccontare una nuova storia, che mostri una vera prospettiva a quest’Italia alla deriva. Per adesso, ho paura anche di ciò che c’è di là. Cominciamo a pensare come si può cambiare questa democrazia, al di là dei partiti e di un sistema politico marcio e trasversale che da decenni ha tentato di farne scempio. Anche perché Berlusconi sarà anche morto politicamente, ma il berlusconismo è vivo e vegeto.

MATTEO MARINI

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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