Pd, Stefano Esposito è l’uovo della ‘ndrangheta

“Ostia è tra i posti peggiori d’Italia, dopo Reggio Calabria. La situazione di Ostia è marcia, è uno dei posti peggiori che mi sia capitato di vedere dopo Reggio Calabria“. Queste sono state le dichiarazioni rilasciate il 24 marzo 2015 dal Senatore del PD, Stefano Esposito, piemontese di Moncalieri (Torino), neo assessore ai Trasporti del Comune di Roma, componente della Commissione Antimafia e designato commissario del PD per il municipio di Ostia il 22 febbraio Senato - Legge Elettoraleproprio da Andrea Tassone, l’ex-presidente del municipio di Ostia arrestato per Mafia Capitale il 4 giugno 2015.

Secondo Tassone e Francesco D’Ausilio (capogruppo del PD a Roma, dimessosi anche lui per le intercettazioni che lo coinvolgono nelle indagini di Mafia Capitale), Esposito era l’uomo giusto, il supervisore, quello fondamentale “nella lotta alla criminalità e alle infiltrazioni mafiose”. Peccato invece che l’unica mafia ad Ostia, oltre quella riconosciuta per il clan Fasciani a luglio 2013 (famiglia vicina alla giornalista di Repubblica, Federica Angeli), sia stata indicata da parte della Procura di Roma proprio nel PD di Ostia.

Aggiungo che D’Ausilio è di Ostia e che è risultato coinvolto anche nelle indagini sul recente sequestro del porto locale perché molto amico (come Tassone) del patròn del porto, Mauro Balini. Esposito, che ancora oggi insulta imprenditori, politici, giornalisti e cittadini di Ostia chiamandoli ‘mafiosi’, ha finora espresso ‘solidarietà’ sia a Tassone che a D’Ausilio, ripetendo – come un mantra – che “prima di condannare una persona, chiunque essa sia, è bene aspettare le sentenze dei giudici e non le cronache dei giornali”. In realtà questo vale solo per il PD e soprattutto per lui, scampato non si sa come nel 2005 dall’accusa del pm Saluzzo della Procura di Torino di aver raccolto firme false durante le elezioni regionali in Piemonte a favore di Alessandra Mussolini (lui, uomo del PD!) e sotto processo per diffamazione (la sentenza il prossimo 5 novembre).

Esposito è anche l’uomo dell’antimafia del giorno dopo, come nel caso appena scoppiato proprio a Moncalieri, la sua città dove ancora risiede e dove ha percorso tutta la sua carriera politica. Il neo assessore capitolino, infatti, deve ancora spiegare come mai un consigliere comunale del PD eletto a Moncalieri il 31 maggio scorso risulta essere parente stretto di un presunto ‘ndranghetista. Non di un affiliato qualsiasi, ma di un personaggio ritenuto un esponente di spicco. Il politico in questione è Mario Nesci, imprenditore nato a Ciminà (Rc) il 9 ottobre 1948, cugino di Nicola Nesci, 60enne finito in carcere il 13 novembre 2012 con l’operazione “Saggezza” della Dda di Reggio Calabria, indagine da cui è emerso il suo ruolo di capo della locale di Ciminà in stretto contatto con politica e massoneria.

Il problema fondamentale è che Moncalieri è da sempre il feudo piemontese della ‘ndrangheta. Un paesone di 60mila abitanti, il quinto comune del Piemonte, preso in pieno dall’indagine “Minotauro” del 2011. Il bar Smile, in via Battisti a Moncalieri – per esempio – era intestato alla moglie di Antonio Romano, uno degli arrestati nel blitz dei Carabinieri, e rappresentava il centro nevralgico della malavita locale. Esposito però mai ha parlato di Moncalieri (che conosce benissimo) come invece parla di Ostia (che non conosce affatto).

C’è di più. Il senatore è stato da sempre sostenitore del progetto e della realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione, quella che ha provocato in Val di Susa la pesante contestazione dei no-TAV. Su questa tratta si è espresso Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, già magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli dal 1999 al 2007, durante la sua audizione alla Commissione antimafia in Regione Lombardia. L’ex magistrato ha spiegato che sulla società Torino-Lione, che gestisce i lavori della Tav, “non ricorreranno interdittive antimafia perché i lavori avvengono in base al diritto francese, dove non c’è l’interdittiva antimafia”. In altre parole, “una qualunque impresa che venisse esclusa dagli esposito1appalti a seguito dell’applicazione della normativa antimafia, oggi potrebbe fare ricorso a qualunque Tribunale francese e vedersi cancellata l’eventuale esclusione“. Ciò ha provocato l’infiltrazione, negli appalti dell’opera, di numerose società legate alla ‘ndrangheta calabrese, rivelate dalla stessa operazione ‘Minotauro’. Anche su tale questione, si registra il silenzio di Esposito che però attacca quotidianamente, insultando e diffamando, gli attivisti dei no-TAV, quasi che il problema della legalità fossero loro e non la malavita organizzata.

Esposito dunque parla di Ostia e Reggio Calabria ma nasconde (e addirittura difende) lo schifo presente a Moncalieri. Addirittura, da membro della Commissione Bicamerale Antimafia, in due anni non si è mai interessato di Reggio Calabria che, il 9 ottobre 2012 – per decreto del Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, approvato dal Consiglio dei Ministri – è stata sciolta per contiguità con organizzazioni mafiose (ex art. 143 d.lgs. 267/2000 Legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali). Dunque, un paragone non richiesto e fuori luogo, del quale ovviamente non darà conto a nessuno come ormai è abituato a fare da tempo con le suo esternazioni a dir poco imbarazzanti.

In fondo il senatore piemontese, neo assessore – lo ricordo – ai Trasporti (disastrati) del Comune di Roma è quello che parlando dei disagi della ferrovia Roma-Lido la confonde con la Via del Mare proponendone il raddoppio, che vive solo tre giorni a Roma, che non conosce nulla della città ma che si presta a far sorgere a Roma nuovi equilibri finanziari nello stile vigente a Moncalieri.

Sarà mica venuto a Roma per fare l’uovo della ‘ndrangheta?


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51 anni, Ingegnere, dal 1976 nel X Municipio (ex-XIII) di Roma. Da 10 anni opera con le associazioni LabUr e Severiana come presidente e con il Comitato Civico 2013 (coordinatore). Esperto in archeologia, urbanistica e in diritto amministrativo (rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini), considera un dovere essere affianco della gente perché competenza, impegno ed onestà sono valori e non parole usate per imbrogliare. Mai avuto tessere di partito. E’ ora che tutti possano esprimere scelte libere che sappiano di futuro. BLOGGER DI WILD ITALY


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