Peppino Impastato, 32 anni dopo

Come era prevedibile, sui grandi media nazionali, non si è parlato della memoria di un vero eroe. Peppino Impastato. Non ci sono state celebrazioni ufficiali di alte cariche di governo, non ci sono stati pellegrinaggi sulla sua tomba con lacrime di memoria.

Sarebbe bastata anche solo una parola da parte del Capo dello Stato, visto che pure per Totti ne ha, per farmi un attimo ricredere su di lui. Avrei voluto uno speciale in qualche TG che ricordasse questo personaggio, morto il 9 maggio 1978, per mano della Mafia, e non solo, che lui combatteva con tutte le sua forze.
Wikipedia
Peppino Impastato è morto a 30 anni. Lo hanno fatto esplodere sui binari della tratta Palermo-Trapani dopo averlo legato. Dopo la morte, ha subito anni di calunnie. Lo hanno attaccato perché era un militante della Sinistra. Come si conviene, in questo Stato, coloro che lottano per la libertà e per la verità, vengono trattati come pezze da piedi.

L’omicidio di Peppino è tutt’ora avvolto nell’ombra. Don Tano – Gaetano Badalamenti, condannato come mandante del suo assassinio solo nel 2002 all’ergastolo, sembra non essere l’unico colpevole. Sembra che, forse, dietro ci possa essere la mano di qualche altra forza. Altre entità “superiori”. Forse addirittura la mano dello stato che per troppo tempo non ha voluto rendere omaggio a questa persona. Attilio Bolzoni, in una breve videointervista a Repubblica, spiega che, nella strage di Impastato, sono ritrovabili gli stessi elementi presenti nella trattativa tra Stato e Mafia culminata con le stragi ’92 e ’93 e tutt’ora in corso.

Peppino Impastato, nato e vissuto a Cinisi, giornalista, politico, attivista e conduttore radiofonico, divenne celebre per la sua trasmissione, su Radio Aut, “Onda Pazza”, all’interno della quale raccontava, screditava e derideva la forza mafiosa che, proprio in quel priodo, era più radicata nel suo paesino, nel quale risiedeva, a cento passi da casa Impastato, il boss Badalamenti o, come lui lo chiamava, Tano Seduto.

L’omicidio era addirittura stato considerato come un fallito attentato del giornalista stesso. Solo nell’84, grazie Rocco Chinnici e Antonio Caponnetto, viene firmata una sentenza di delitto mafioso a carico di ingoti.

Ciò che però rende ancora più forte la voglia di memoria di questo personaggio, è il fatto che fu lui stesso un erede mafioso. Nacque ciò in una famiglia mafiosa: padre, zio ed il cognato, il capomafia Cesare Manzella. Ma già da ragazzo Peppino si ribella e viene cacciato del padre perchè contro il metodo mafioso. Ed è forse in quel momento che la vita di Impastato si concentra tutta sulla lotta alla mafia. La voglia di ribellarsi ad una morsa sempre più stretta di criminalità organizzata.

Questi sono i nostri eroi. Come lui ce ne sono stati e, ne sono convinto, ce ne saranno tanti. Bisogna ricordarli per quello che hanno fatto e per cosa gli è stato fatto. Non si può ricordare sempre le solite persone che, per di più, non meritano neanche un pensiero, ma solo la più totale dell’indifferenza. I vari Craxi, Mangano ecc. Sono persone che, se dichiarate eroi, infangano la memoria di chi eroe lo è veramente. Di chi è morto per le proprie idee di libertà e di giustiza. Chi ha combattuto contro i poteri più forti. Chi è stato fatto esplodere legato sui binari con una carica di tritolo sul petto, perchè era scomodo alla mafia e a chi ci stava dietro.

Appartiene al tuo sorriso
l’ansia dell’uomo che muore,
al suo sguardo confuso
chiede un pò d’attenzione,
alle sue labbra di rosso corallo
un ingenuo abbandono,
vuol sentire sul petto
il suo respiro affannoso:
è un uomo che muore.
Peppino Impastato

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


'Peppino Impastato, 32 anni dopo' have 3 comments

  1. 10 maggio 2010 @ 6:28 am Alessandro Lorenzi

    Erano i tempi delle brigate rosse e l’omicidio di Aldo Moro, é piú che comprensibile che ai tempi non si provasse molta compassione per un comunista.
    Ai giorni d’oggi, perché ricordare uno dei tanti morti di mafia? Falcone e Borsellino okkey, ma ti ricordi forse di chi siano stati Rizzotto, Miraglia, Li Puma, Dalla Chiesa, Giuliano…? Tutta gente che ha combattuto attivamente nella lotta alla mafia, ottenendo ben piú successi, andando a colpire l’economia delle famiglie mafiose rispetto Peppino.

    Bello dire ricordiamoci di Peppino ma la nostra generazione si ricorda di lui solo per i cento passi.

  2. 10 maggio 2010 @ 10:02 am Giampaolo Rossi

    L’ho voluto ricordare per il semplice motivo che, proprio perchè era un ragazzo qualunque, non è per forza necessario essere un rappresentante delle forze dell’ordine, vedi Dalla Chiesa, Giuliano, ecc., per tentare di combattere la mafia. Basta uno di noi, che racconti quello che vede con i suoi occhi per diventare “pricolosi”.
    L’ho voluto ricordare perchè non si è fatto prendere dal terrore come la maggior parte di noi invece avrebbe fatto, narrando storie di vita quotidiana, vissute sulla propria pelle, nella propria famiglia.
    non è una giustificazione che siano i tempi delle brigate rosse, perchè di li a due anni, un commando neo Fascista fece esplodere la stazione di Bologna. Sono gli anni di piombo. Se si ragionasse così, allora tutti i morti di allora dovevano per forza essere attaccati e sputtanati solo perchè c’erano delle “pattuglie” di estremisti che mettevano a ferro e fuoco le strade d’Italia, a secondo delle loro idee.

    Era scomodo Impastato. Dava noia non solo alla mafia, ma anche alle istituzioni.

    Io non mi ricordo di lui per i cento passi, tanto è vero che non ho neanche voluto nominare il film. Mi ricordo di lui per ciò che ha fatto nella sua breve ma intensa vita.


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