Per non dimenticare: intervista a Vincenzo Agostino

Sono moltissimi i personaggi, o gli eroi, che purtroppo, a causa del tempo e degli atteggiamenti criticabili delle istituzioni sono dimenticati: alcuni di loro sono morti per costruire un futuro migliore ed oggi, noi che viviamo ciò che loro hanno provato a migliorare, non sapremmo nemmeno dire chi siano queste persone.
Nino Agostino può certamente essere annoverato tra di loro: era un poliziotto siciliano che ha lavorato segretamente contro la mafia ed è morto per questo, assieme alla moglie Ida, incinta di un bambino.
L’omicidio, avvenuto il 5 agosto 1989, ha aperto un caso sul quale oggi, dopo vent’anni, non è ancora stata fatta chiarezza: Vincenzo e Augusta Agostino, genitori dell’agente, continuano a chiedere risposte allo Stato, il quale, di contro, oppone tutte le sue forze.

Significative le stranezze e le incongruenze riguardanti l’omicidio che sembrerebbero essere riconducibili alle stesse organizzazioni per cui N. Agostino lavorava.
Prima tra tutte la questione degli “appunti fantasma”: è stato ritrovato all’interno del portafogli dell’agente un biglietto con su scritto: «Se mi succede qualcosa cercate nell´armadio». Erano proprio lì tutti i suoi appunti, stranamente e inspiegabilmente scomparsi per mano di Guido Paolini, collega di Nino, il quale non sapendo di essere sotto controllo, alla domanda «Cosa c´era in quell´armadio?» del figlio, risponde: «Una freca di carte che ho distrutto». Non si riesce ancora a capire bene cosa fosse conservato in quella “freca di carte”, perché l’agente abbia indicato di consultarle nel caso in cui gli fosse successo qualcosa, e poi, la posizione di Paolini, il quale è comunque stato condannato per favoreggiamento aggravato e continuato;
– Lo stesso ambiguo personaggio, ha poi insistito per mostrare ai genitori dell’agente sei fogli i quali non sono mai arrivati nelle loro mani, in quanto sequestrati dalla Squadra Mobile. L’incongruenza più eclatante è che le perquisizioni a casa di Paolini, alla ricerca dei sei fogli, furono tre, però nei documenti della Squadra Mobile, ne sono verbalizzate solo due, e dei fogli, secondo Paolini sequestrati, non si parla nemmeno.
– Luigi Ilardo, pentito-infiltrato vicino a Provenzano, ha rivelato poco tempo dopo la morte di Nino, il possibile movente dell’omicidio, perdendo in questo modo la copertura: è stato ben presto dimenticato dallo Stato, e dopo la confessione è stato ucciso in una piazza di Catania. Le domande che rimangono senza risposta sono due: perché una testimonianza così importante non è stata tenuta in considerazione o utilizzata adeguatamente? e poi, perché la persona con cui Ilardo si è confidato non si fa avanti?

Numerosi altri sono i pezzi mancanti in questo puzzle, e la difficoltà a ricostruirlo è stata amplificata dallo Stato che ha posto il segreto sul caso, impedendo la pubblicazione di informazioni, e la massima riservatezza su tutti i documenti ritrovati o sequestrati.
Tra questo subbuglio di domande senza risposa, di silenzi, paura e rabbia, Vincenzo e Augusta continuano a combattere: ieri, 29 marzo 2010, Nino avrebbe compiuto 49 anni ed in questa occasione è stato organizzando un sit-in a Palermo, davanti il Palazzo di Giustizia. Non molti i partecipanti, ma tante le idee propagandate dagli organizzatori, i quali non si sono limitati a chiedere l’eliminazione del Segreto di Stato sul caso, ma hanno anche chiaramente rappresentato l’orgoglio e il coraggio necessari per portare avanti la lotta contro quello che ormai non può che essere definito il peggior cancro della società: la mafia. Un altro appello è stato rivolto ai giovani, riguardo un buon utilizzo di Internet al fine di lottare sistematicamente contro le scorrettezze e la criminalità, spesso sottoscritta e giustificata dallo Stato.

Anche noi di Wild Italy eravamo presenti, e siamo riusciti ad intervistare il signor Vincenzo Agostino, che ringraziamo per la sua grande disponibilità.

Ecco l’intervista:

Voi, familiari delle vittime di mafia, avete definito il segreto di Stato come “il sigillo della vergogna”, ed è effettivamente uno strumento che lo Stato ha spesso utilizzato per nascondere i suoi vergognosi rapporti con la mafia. Cosa pensa di queste relazioni?

Bene.. io ho conosciuto queste relazioni vergognose: ad esempio, quando loro (lo Stato, ndr) non vogliono parlare perché ci sono dei personaggi che dovrebbero tirare fuori, ma non vogliono metterli in gioco, è perché (…) allo Stato fa comodo: questa non è che una vergogna!

Crede che questo sia un danno per i cittadini?

Un danno non soltanto per i cittadini, ma anche per lo sviluppo: questi atteggiamenti provocano un blocco della crescita della nostra bellissima Italia, perché massacrata. Hanno lasciato troppe ferite, che non si possono più rimarginare: noi familiari viviamo giorno dopo giorno il dolore provocato da esse. Il nostro cuore ancora sanguina, dopo 20 anni: un figlio non può essere dimenticato da un padre e da una madre.

La nostra legge, attualmente prevede la possibilità di porre il segreto di Stato su un caso. Crede che questa norma possa avere un’utilità per i cittadini o possa essere, in qualche modo, una garanzia per gli Italiani?

Beh, noi oggi siamo qui per chiedere l’eliminazione del segreto di Stato. Non credo possa essere utile ai cittadini, tantomeno alle libertà di cui oggi ognuno di noi gode, prima tra tutte, la libertà di stampa.

Il collega di suo figlio, Guido Paolini, un giorno ha insistito per potervi mostrare dei documenti. Questi documenti sono stati però sequestrati, senza alcuna verbalizzazione: in pratica sono spariti. Cosa pensa di questa stranezza?

Penso che questa azione l’abbia fatta chi governava durante quegli anni, e purtroppo non ho mai avuto chiarimenti: a chi hanno fatto questo favore? Perché hanno fatto sparire alcuni i documenti di mio figlio? Perché degli appunti di mio figlio non si trova quasi più nulla? Perché durante la notte dell’omicidio di mio figlio si scomodano una serie di capi di governo, ministri e capi di organizzazioni antimafia?

Una volta lei ha affermato che la verità bisogna cercarla dentro lo Stato. Continua a crederlo?

Si. Continuo ad crederlo. Di quello che è rimasto, dei documenti di mio figlio, perché lo Stato ancora non dice nulla ad un padre distrutto, anche a causa dei suoi acciacchi, che ancora una volta è qui in piazza a chiedere pubblicamente la verità e la giustizia pubblicamente?
Lo Stato lo sa: uno stato fatto dai cittadini, deve tutelare i cittadini! A me come padre e come familiare deve dire il nome degli inseguitori e il motivo per cui hanno sparato.

A proposito di un certo Luigi Ilardo, infiltrato della polizia che aveva rivelato il possibile movente dell’omicidio, ma che è stato ucciso, ha qualcosa da dire?

Vedi, su tutta questa vicenda non ha parlato mai nessun pentito, o per meglio dire, non è mai stato fatto il nome Agostino. C’è stato soltanto questo Ilardo che una volta si è confidato con un generale, o forse un colonnello. Allora, come si può nascondere una cosa tanto importante? Se io rilascio questa intervista a te, tu la dovrai pubblicare: lo stesso sarebbe dovuto accadere con una rivelazione così importante e determinante! Ciò significa che il caso Agostino ancora una volta scotta, e scotta in quanto ci sono ancora dei personaggi da dover coprire. Ebbene, io credo che questi personaggi dopo vent’anni possano anche rivelarsi! Inoltre, questo generale, o colonnello, è ancora in vita: cosa gli ha confidato Ilardo? Perché lui non parla?

Lei, un paio di anni fa, ha scritto una lettera, continuando a chiedere delle risposte. Cosa è cambiato dal momento in cui ha pubblicato la lettera ad oggi? Lo Stato, ha dato qualche informazione in più? Ha mostrato anche un minimo di interesse?

Lo Stato è praticamente assente. Ci sono, si, dei magistrati che hanno voluto riaprire questo caso e lo stanno portando avanti. Mi auguro che loro possano darmi in futuro qualche risposta, che fin ora non sono riusciti a dare. Ma in generale noi familiari ci sentiamo abbandonati. Nel giorno della ricorrenza, lo Stato mette la sua mano sulla mia spalla, ma tutto finisce lì: questo, chiaramente non ha valore.

Lei ha lanciato un “accorato appello al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica“, come scrive nella sua lettera. Hanno accolto questo appello? Hanno mostrato interesse per le sue richieste?

Io, nel 2005, quando hanno posto il segreto di stato sul caso, ho mandato più di 10 mila cartoline per chiedere l’aiuto che solo le istituzioni avrebbero potuto darmi: da allora né il presidente Ciampi, né l’attuale presidente Napolitano hanno mostrato interesse. Adesso, sono stanco di scrivere lettere e di fare appelli.

Cosa chiede oggi, per l’ennesima volta?

Io oggi mi rivolgo ai cittadini perché non siano sudditi e perché rivendichino i propri diritti, chiaramente nel rispetto dei doveri.
Poi, mi rivolgo particolarmente ai giovani, perché utilizzino Internet per la lotta contro le ingiustizie. Quando si butta una pietra nello stagno, l’onda si propaga: con questi mezzi di comunicazione, ancora non compromessi dalle istituzioni, voi ragazzi potete portare l’onda sempre più lontano.

Lo faremo sicuramente, grazie.

DOMENICO FILIPPELLO

(Si ringrazia di cuore Giovanni Lattuca, accompagnatore e spalla destra del redattore, senza il contributo del quale l’intervista non sarebbe stata realizzata)



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