Per Renzi il “dopo Marino” è il modello Rutelli

Da qualche giorno ormai i componenti del Partito Democratico, vicini a Matteo Renzi, a turno hanno iniziato la campagna elettorale per il “dopo Ignazio Marino“. Ancora prima della fine, da molti auspicata, della gestione del “sindaco-marziano” alla guida dell’amministrazione capitolina, la “macchina del fango” attività già dopo la seconda ondata di arresti di Mafia Capitale continua e non intende fermarsi.

I renziani, in controtendenza alle parole espresse nella direzione nazionale, alternandosi e con rigorosa precisione nei tempi hanno deciso: il modello da seguire è quello dell’ex sindaco Francesco Rutelli, già dichiarato fallimentare dai romani alle elezioni del 2008, vinte poi da Gianni Alemanno (oggi consigliere comunale indagato per associazione mafiosa).

La prima a rilanciare il modello Rutelli è Patrizia Prestipino, ex assessore della Provincia di Roma e capolista all’Eur per Renzi all’Assemblea nazionale del partito, che in un’intervista a Romatoday chiede le dimissioni di Ignazio Marino citando una frase del Premier per chiedere il “cambio di passo“. Tra i favoriti per la poltrona del primo cittadini, troviamo Roberto Giacchetti, ex capo di gabinetto di Rutelli e segretario romano del partito de La Margherita, che guarda caso compare su Twitter proprio nell’intervista della Prestipino.

I renziani, con il sostegno degli ex dirigenti vicini a Rutelli, forti in Campidoglio anche dell’appoggio di alcun ex Democratici di sinistra (come la consigliera Michela Di Biase, moglie del ministro Franceschini), iniziano la battaglia anche dall’interno. Il primo che annuncia le dimissioni dalla giunta è l’assessore renziano alla Mobilità Guido Improta. Caso vuole che Improta sia un uomo a forte impronta rutelliana. Ha assistito infatti come caposegreteria l’ex sindaco quando quest’ultimo era ministro dei Beni Culturali del Governo Prodi, è stato suo capo dell’ufficio legislativo quando era vicepresidente del Consiglio dei ministri e ha ricoperto l’incarico di tesoriere nazionale dell’Alleanza per l’Italia (Api), il partito fondato sempre da lui nel 2009.

Rimangono quindi fedeli a Marino, per ora, i consiglieri comunali di Sinistra ecologia libertà e la minoranza Dem dei bersaniani, oltre al presidente nazionale del Partito, Matteo Orfini, costretto a fare da commissario romano senza l’appoggio della segreteria guidata dal premier Renzi. Tutto (o quasi?) deciso dunque sulla linea politica che dovrà avere il dopo Marino, tanto che il leader di Alleanza per l’Italia, scherzando, annuncia: “Non amo molto il partito iperpersonale, anche se ho sempre sostenuto la crescita di Renzi. Se solo trovassi un circolo del partito dove iscrivermi, potrei pensare di tornare nel Pd. Ma li hanno tutti chiusi“. Ma no problem, i suoi eredi – transitati dall’Api al Pd – sono pronti per continuare il suo modello, creato però a suo tempo da Goffredo Bettini, come la candidatura di Walter Veltroni e Ignazio Marino. Questione di persone o modelli di governo?


About

Nato a Roma nel 1996, studente di Scienze Politiche (La Sapienza). Coordinatore di circolo per la federazione di Roma di Sinistra ecologia libertà (Sel) e componente il Comitato nazionale de L'Altra Europa con Tsipras; impegnato nell'associazionismo studentesco, membro per la Federazione degli studenti dell'esecutivo romano, consigliere di Giunta d'Istituto e membro della Consulta provinciale degli studenti di Roma. BLOGGER DI WILD ITALY.


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