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Perchè esiste la Rai e perchè dovrebbe essere diversa

Scritto da admin il 18 - September - 2009 Letto 421 volte

Un filosofo, Hans Jonas, ha scritto un libro intitolato “Il principio responsabilità: un’etica per la civiltà tecnologica”. La tesi è che lo sviluppo tecnologico oggi è di tale portata da cambiare le norme dell’etica tradizionale.

Riguardo la comunicazione, egli afferma che non basta dire che la televisione è il nuovo modo d’essere della libertà di comunicazione e della libertà di espressione, quando questo strumento potente, in mano a poche persone, può sconvolgere le regole della democrazia, far saltare l’equilibrio di un bambino o determinare una massificazione assoluta di cultura.

La potenza del mezzo televisione, obbliga ad una maggiore responsabilità e l’etica delle buone intenzioni non basta più. E’ in gioco la nostra quotidianità di persone, di famiglie, di comunità, i nostri valori dell’essere e dell’avere: questo è la comunicazione televisiva.

Pertanto, una società democratica non può disinteressarsi di tanto strumento e non può rimetterlo al solo servizio del diritto d’impresa. In una società democratica, il Potere Pubblico deve fare in modo che la sovranità dei cittadini possa stabilire che fare dello strumento televisivo, in modo che non sia la sovranità televisiva a tenere in pugno i cittadini.

La società moderna non richiede solamente il “diritto di manifestare il proprio pensiero” (Costituzione art.21), ma il dovere di ricevere tutte le informazioni possibili perché a sua volta possa esercitare il proprio diritto di esprimersi, comunicare, scegliere.

Tuttavia, all’interno di uno Stato di diritto, tutte le emittenti televisive hanno il diritto di esprimersi come vogliono, difendendo qualunque punto di vista. Con ciò è garantito il diritto di ciascuno di informare ma non è necessariamente garantito il diritto di essere informati.

Occorre che qualcuno si incarichi non di esprimersi come vuole ma di “servire”. E qui nasce il servizio pubblico.

Il giornalismo privato appartiene alla sfera dei diritti; il giornalismo pubblico alla sfera dei doveri. Il diritto di informare rientra nei diritti di libertà; il diritto di essere informati appartiene alla categoria dei diritti sociali.

Il servizio pubblico richiede pluralismo. Il pluralismo come metodo di lavoro è l’esatto contrario della censura. Ed è anche l’esatto contrario della cosiddetta “informazione asettica”.

Di fronte a qualcosa di imbarazzante il metodo censorio o il metodo asettico taglia, cancella ed evita. Il metodo pluralista, di fronte a qualcosa di imbarazzante, cerca una testimonianza in più, organizza un dibattito in più e promuove un’inchiesta in più.

La cultura del Servizio Pubblico, in fatto di comunicazione televisiva, appartiene al futuro. Esso non può essere assimilato ai vari servizi pubblici per l’elettricità, il gas, i trasporti. Questo perché la televisione, che influisce sul modo di pensare e di comportarsi delle persone, non si può paragonare ai treni o agli aerei.

Semmai può essere paragonata alla scuola o al sistema sanitario nazionale.

EMANUELE MAZZUCA

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