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Perfetti sconosciuti: Giallini, Mastandrea e le “vite segrete”

Ormai non è più un mistero: Perfetti sconosciuti, decima pellicola diretta da Paolo Genovese, arriverà in 150 sale l’11 febbraio, distribuita da Medusa Film e prodotta dalla Lotus di Marco Belardi con la collaborazione di Mediaset Premium.

SINOSSI.

Nel corso di una cena, che riunisce un gruppo di amici, la padrona di casa Eva (Kasia Smutniak), moglie di Rocco (Marco Giallini), ad un certo punto, si dice convinta che tante coppie si lascerebbero se ogni rispettivo partner controllasse il contenuto del cellulare dell’altro. Parte così una sorta di gioco per cui tutti dovranno mettere il proprio telefono sul tavolo e accettare di leggere sms, chat o ascoltare telefonate pubblicamente. Quello che all’inizio sembra un passatempo innocente diventerà man mano un gioco al massacro e si scoprirà che non sempre conosciamo le persone così bene come pensiamo. Col procedere della serata, in maniera progressiva, verranno svelati i lati segreti di ognuno dei nostri protagonisti, sino ad arrivare a un finale inaspettato, sicuramente amaro e cinico e pronto per stimolare varie riflessioni.

SIAMO DAVVERO TUTTI COSI’ “FRANGIBILI”?

Quella che Paolo Genovese porta in scena è una commedia quasi del tutto originale, dalla sceneggiatura ben costruita e che non vira affatto verso l’assurdo, al cospetto di pellicole del medesimo genere che presentano nell’evoluzione della trama un qualcosa di già visto. Una commedia nata qualche anno fa da un’idea dello stesso regista romano che aveva intenzione di raccontare la vita segreta delle persone non sapendo, però, come tramutarla in qualcosa di concreto. Una vita segreta che oggi, per inciso, passa inevitabilmente attraverso i nostri cellulari, i nostri tablet e i nostri computer. Proprio il cellulare, vero leitmotiv di Perfetti Sconosciuti, nella società odierna è diventato un oggetto talmente fondamentale da essere sempre alla nostra portata di mano. Rappresenta la nostra ‘scatola nera’, come viene definita da uno dei personaggi.

Fonte: ansa.it

Fonte: ansa.it

Perfetti sconosciuti è il film in cui tutto è il contrario di tutto, dove ognuno può raccontare la sua esperienza, può fissare dei paletti fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra ciò che è corretto e ciò che è scorretto, parlando di vite segrete, di quello che non possiamo o non vogliamo che esca fuori. Ma siamo davvero tutti così frangibili? È quello che ci chiediamo e ci fa riflettere dopo aver visto questa interessante opera cinematografica. È ciò che si chiede Marco Giallini in una delle scene finali. Il nostro rapporto con il prossimo può rivelarsi frangibile proprio come il display di uno smartphone che magari hai appena comprato perché basta un un sotterfugio, un qualcosa di non dichiarato, per rompere gli equilibri fra due persone. E il limite che li separa è sottilissimo, in amore come nell’amicizia. La stessa amicizia che lega Lele, interpretato da Valerio Mastandrea, a Cosimo (Edoardo Leo). Basta un equivoco per distruggere, anche in modo abbastanza sciocco, per sempre un legame storico.

Sarebbe un errore però pensare che Perfetti sconosciuti è quel classico film dove il romanticismo lo fa da padrone per novanta e passa minuti, tutt’altro. Per circa un’ora e mezza, infatti, le risate sono assicurate grazie ad un numero sostanzioso di battute decisamente non buttate lì casualmente ma ben piazzate e ben connesse fra loro.

Per non parlare del volto, delle parole e dei gesti di Valerio Mastandrea di fronte ad un sensazionale qui pro quo da lui stesso causato, al fine di salvarsi, che fa scattare una serie interminabile di sciagure fra lui, la moglie Carlotta, interpretata da una Anna Foglietta ormai fin troppo adagiata in queste tipo di commedie,  e l’amico di una vita Cosimo, quell’Edoardo Leo in veste, per una volta, di un evidente sciupafemmine ammogliato. Visto però che qui, come si dice a Roma, ‘il più pulito c’ha la rogna’ il Lele di Mastandrea può stare tranquillo perché è in buona compagnia.

Poi c’è Marco Giallini che, almeno apparentemente salvo da situazioni contorte, prova a disinnescare i conflitti fra una battuta cruda e una lavata di testa. Un Giallini, peraltro, in forma strepitosa che spazia dall’eccessiva comicità romanesca che lo rende più naturale del solito a convincenti scene drammatiche, quest’ultime rese tali da una validissima spalla femminile come Kasia Smutniak, in fondo la vera protagonista principale del film e la miccia che accende le questioni.

Fonte: repubblica.it

Fonte: repubblica.it

Dicevamo che Il più pulito ha la rogna, già, ma anche il solitario Peppe di Giuseppe Battiston, che per quanto possa sembrare fuori luogo e un po’ fastidioso (come le sfumature musicali nei momenti di maggiore pathos) alla sua entrata in scena, nasconde segreti che solo Lele è riuscito a scoprire. Un Battiston che, si potrebbe dire, non risulta affatto cinico rispetto al suo ruolo precedente ne La felicità è un sistema complesso e che fa valere ancora una volta il suo ottimo sodalizio cinematografico con Mastandrea (dopo il già citato film di cui sopra, dopo La sedia della felicità e dopo Il comandante e la cicogna). E poi c’è Alba Rohrwacher, citata per ultima ma non in ordine di importanza, che qui ritrova i toni della commedia che aveva scoperto agli inizi della carriera e perduti a causa di noiosissimi e complicatissimi di ruoli che le sono stati assegnati. Con la sua Bianca, moglie di Cosimo, riesce a dare quel tocco drammatico di cui noi, sinceramente, avremmo voluto fare a meno ma che serviva evidentemente agli sceneggiatori, ai fini della trama.

Sia chiaro, Perfetti sconosciuti regala allo spettatore quell’inedito senso di suspence che in una commedia come questa, forse, non si è mai avvertita prima. Ed è appunto la suspence generata dal desiderio di conoscere quali segreti nasconda ciascuno dei personaggi a garantire l’alto coinvolgimento di un insieme che prende le distanze dalla migliore commedia tricolore, nemmeno nei cinepattoni o in pellicole di zaloniana memoria.

E allora, per chiudere, rispondiamo alla domanda: siamo davvero tutti così frangibili? Nella realtà no. Quanti di noi sinceramente lascerebbero infatti rovistare al partner il nostro aggeggio elettronico? La risposta è nessuno. Qui si abbattono le barriere della privacy e ne scaturisce una vicenda cruda, amara e dal finale inaspettato. Paolo Genovese, quindi, assieme ad un valido sceneggiatore, nonché attore, qual è Rolando Ravello e con la collaborazione di Paolo Costella, Paola Mammini e Filippo Bologna ha fatto centro ancora una volta su tutta la linea.

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About

Nato a Roma nel 1989. Dopo aver conseguito la maturità in ragioneria, vista la sua passione per la scrittura frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Tor Vergata con indirizzo lingue straniere abbandonando, però, gli studi dopo tre anni. Nel 2013 un'enorme opportunità bussa alla sua porta: quella di scrivere per un giornale. Inizia così una collaborazione con Il Corriere laziale, occupandosi principalmente di calcio giovanile e dilettantistico locale. Fra le sue passioni, oltre alla già citata scrittura, spiccano la poesia, la musica folk e i viaggi. Dal 18 giugno 2015 è iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti del Lazio. COLLABORATORE SEZIONE CRONACA E POLITICA


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