Piccole realtà, grandi proteste

Accendendo il televisore è inevitabile sentire notizie riguardanti proteste, cortei, scuole, facoltà ed anche edifici pubblici occupati: Trieste, Torino, Milano, Bologna, Pisa, Siena, Firenze, Ancona, Roma, Cagliari, Napoli, Catania, Palermo sono solo poche delle città che hanno ospitato durante questa settimana atti di protesta, contro un decreto legge che a parere dell’opposizione, stravolgerà la già danneggiata istruzione pubblica.

Per riportare testualmente le dichiarazioni circa la contestata riforma citiamo Bersani, leader del PD, che oggi 26 novembre sostiene:  «Siamo il solo paese al mondo che sta eliminando il diritto alla studio e la promozione della conoscenza». E poi: «Quello che fa impressione è non avere un canale di comunicazione tra governo e società. E’ intollerabile una riforma delle università in questi modi barbari e non è possibile che le persone per farsi ascoltare siano costretti ad arrampicarsi sul tetto». «Non si possono fare delle riforme a colpi di maggioranza e a voti di fiducia senza ascoltare nessuno: non durano. Ora tocca a noi cambiare».

Anche Nichi Vendola, il leader di Sinistra e Libertà, stamane prende parte alla contestazione salendo sul tetto della facoltà di Architettura di Piazza Borghese a Roma, commentando: «La riforma Gelmini è una riforma reazionaria che colpisce al cuore il sistema pubblico dell’alta formazione e toglie all’università l’ossigeno fondamentale per vivere e in questo modo si taglia completamente il rapporto col futuro».

Anche Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, scrive, già il 4 novembre, sul suo sito: «La riforma universitaria non può essere a costo zero, anche i buoni propositi diventano inutili se la riforma serve solo a far tornare i conti del Ministro dell’Economia. Che senso ha parlare di merito e di diritto allo studio se vengono quasi cancellate le borse di studio? », e ancora «Una riforma che non ha copertura economica è una finta riforma. Io faccio il tifo per una riforma vera».

Marco Reguzzoni, Lega Nord, afferma: “Questa riforma cerca di portare l’università verso il merito e non verso il baronato che è lo status quo di oggi. È una riforma positiva, andiamo in questa direzione.”  Peccato che i finanziamenti siano stanziati più per le scuole private a scapito di quelle pubbliche, cosa che non sarà determinante per la fine del baronato.

Infine, non possiamo omettere il parere del Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, che sostiene: “I baroni, attraverso alcuni studenti, tentano di bloccare una riforma che rende l’università italiana finalmente meritocratica”. “Non è un caso se tra le prima 150 università del mondo non c’è un solo ateneo italiano”. Sottolineerei l’espressione “alcuni studenti”: sono centinaia i cortei organizzati negli ultimi quattro giorni, e sull’ordine delle migliaia i partecipanti al ogni singolo corteo. Poi, memorabile l’affermazione rilasciata al Tg1 ieri 25 novembre: “..i giovani, è vero, attraversano un momento di sfiducia, ma non è legato al tema scuola-università..”: da questo si rileva l’attenzione che il Ministro ha avuto nei confronti dei manifestanti.

Ma fondamentalmente, in cosa consiste questa riforma? Per rispondere a questa domanda potremmo tenere in considerazione l’”Altrariforma della scuola”, un documento pubblicato dal sito www.unionedeglistudenti.it che espone sinteticamente le pecche del ddl e i suggerimenti per fare una giusta riforma.

Questa è l’introduzione del documento:
“Gli ultimi provvedimenti del governo Berlusconi stanno distruggendo la scuola pubblica:
Tagli alla scuola, alle ore laboratoriali, aumento dei precari, classi sempre più numerose, finanziamenti alle scuole private, aziendalizzazione e privatizzazione della scuola.

La scuola è ancora divisa in studenti di serie A e B. La didattica è dequalificata, si insegnano solo nozioni, non si forma una coscienza critica e la valutazione dei docenti è sempre di più una sentenza grazie anche al voto di condotta.”

Una volta esplicate le motivazioni delle proteste e le opinioni dei nostri rappresentanti politici, sarebbe opportuno descrivere anche il modo in cui sono state portate avanti le proteste: a Pisa ieri un corteo di studenti ha invaso Piazza dei Miracoli impedendo l’ingresso anche ai turisti e occupando la torre pendente dalla quale è stato calato uno striscione con la scritta ”No alla riforma”. Stesso episodio a Roma, dove il Colosseo si è colorato dei fumogeni e degli slogan dei manifestanti. Potremmo continuare a elencare le varie proteste ma sarebbe necessario troppo spazio e tempo: concludiamo invece dicendo che questo articolo parte da studenti in protesta che non vogliono rimanere inerti ai soprusi dell’attuale governo.

A voler far sentire la propria voce sono gli studenti di Bivona, una piccola cittadina dell’agrigentino che ospita varie scuole tra cui il Liceo ginnasio statale Luigi Pirandello, già toccato dai tagli che hanno causato la sparizione di un indirizzo di importanza fondamentale per i paesi limitrofi: il liceo bio-socio sanitario. A partire da Lunedì 22 novembre il Liceo si riunisce in un’assemblea straordinaria al fine di organizzare la successiva protesta. Martedì 23 novembre inizia un’occupazione in contemporanea con altri istituti e facoltà che ha visto una numerosa e unanime partecipazione. Svariati e fondamentali gli interventi durante questi giorni di protesta: non possiamo non citare il sindaco di Bivona, nonché deputato regionale del PD, Giovanni Panepinto che ha
sostenuto la causa dei ragazzi del liceo invitandoli a continuare la protesta con serietà. Da ricordare anche l’intervento del sindaco della vicina Alessandria della Rocca, Luigi Mulè, che invita i ragazzi a coinvolgere anche il corpo docente.

Ci siamo soffermati a descrivere la nostra circoscritta protesta per testimoniare che tutti, anche i piccoli paesi, sono partecipi a questo movimento che sta coinvolgendo l’Italia per intero. Quasi mai si viene a conoscenza di queste piccole grandi realtà e speriamo che tramite la nostra voce anche altre realtà minori emergano.

DOMENICO FILIPPELLO

Segui Wilditaly.net anche su:

Facebook

Twitter

Youtube

Google+

Friendfeed



'Piccole realtà, grandi proteste' have 1 comment

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares