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Pino Daniele. Il tempo resterà: un delicato e affettuoso tributo al bluesman campano

Un viaggio nella Napoli dei “mille colori” e nell’animo, anch’esso variopinto, del Masaniello che le ha dato voce: Pino Daniele. E’ questa la base su cui poggia Pino Daniele. Il tempo resterà, primo docu-film di tributo al grande bluesman campano, nelle sale – a due anni di distanza dalla sua scomparsa – da oggi fino al 22 marzo, distribuito da Nexo Digital.

A dipingere i tratti di un personaggio che ha portato la canzone napoletana in tutto il mondo ecco Giorgio Verdelli, regista e produttore di documentari e programmi musicali per la Rai. Il suo intento è quantomai scontato, ma non per questo poco nobile: dare il microfono in mano a quanti hanno conosciuto e apprezzato Pino Daniele, far rivivere la sua vita e la sua musica tramite le parole di chi ha lavorato al suo fianco.

Il titolo di quest’opera cinematografica non è casuale. Fu proprio Pino Daniele a dire, parlando di quanto un musicista non debba tenere il tempo perché quest’ultimo già esiste: “Noi andiamo via e il tempo resterà”.

Un viaggio nel cuore di Napoli e del suo “uomo in blues”.

“Il Tempo Resterà – racconta Verdelli – non è la biografia di Pino Daniele, ma per certi versi gli assomiglia molto. Mi sono fatto guidare dalle canzoni e dalle frasi di Pino che sono diventate il filo conduttore di questo film documentario”.

Ed è partendo da Napoli, dai suoi luoghi caratteristici e più significativi che Pino Daniele. Il tempo resterà prende vita. Ogni voce raccolta – dagli amici e colleghi più vicini agli artisti che hanno lavorato con lui in diverse occasioni – racconta un frammento della vita di Pino Daniele. Ogni aneddoto, ogni storia non è altro che un ulteriore pezzo di un grande puzzle.

Tra i primi a dare “il calcio di inizio”, i compagni della band che ha creato il grande album “Vai mo’” come Rino Zurzolo (basso), Tullio De Piscopo e Tony Esposito (percussioni), Joe Amoroso (piano), James Senese (sax), seduti in silenzio su un autobus – guidato da Enzo De Caro – che gira per le strade di Napoli. Spazio anche ai “giovani”, con le testimonianze di chi vive oggi l’eredità di Pino Daniele: dal rapper Clementino, a Daniele Sanzone degli A67. Ecco poi alcuni degli amici del cantante: Beppe Lanzetta, Enzo Gragnaniello, Fausta Vetere e Corrado Sfogli della Nuova Compagnia di Canto Popolare.

L’uomo che interpretò i mutamenti della società.

Tante le interviste al cantante (realizzate tra il ’78 e il 2014), tante le esibizioni live raccolte, i video dei backstage, le registrazioni in studio, le prove – da brividi – con Massimo Troisi sulle note di Quando.

Per non parlare di chicche come un Vasco Rossi che ammette di aver invidiato Pino Daniele quando uscì Je so pazzo (“l’avrei voluta scrivere io”), Massimo Ranieri che gli riconosce l’aver portato la canzone napoletana fuori dai confini regionali, i maestri Ezio Bosso e Stefano Bollani che ne magnificano l’approccio polifonico nella scrittura delle sue canzoni.

Verdelli spiega come l’intenzione fosse quella di “raccontare la sua idea di musica in movimento perenne, come la società di quegli anni che lui ha interpretato con una cifra innovativa e inimitabile”. A fare da narratore in questo “viaggio” emozionante si dividono lo stesso Pino Daniele – grazie a una lunga ricerca dei materiali audio – e Claudio Amendola.

Da Je so’ pazzo a Musica musica, Lazzari felici e Notte che se ne va, Je sto vicino a te, Piove, Schizzechea, Voglio di più. Il ritratto che rimane più impresso dopo aver visto Pino Daniele. Il tempo resterà è quello di un uomo che ha raccontato in modo semplice la sua vita, la sua città, unendola al resto del mondo. Un uomo granitico nella sua fragilità, un’anima blues che ha capito quanto imbracciando una chitarra e cantando Napul’è, poteva cambiare il mondo. Lui, proprio lui, il nero a metà.

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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