Più propaganda e meno informazione: news in diretta da Raiset

Il consiglio di Amministrazione della Rai ha approvato – come di certo ben saprete, ai primi di febbraio –  con una esigua maggioranza (5 sì e 4 no) la mozione che proponeva la sospensione temporanea dei programmi di approfondimento informativo per l’intera durata della parte finale della campagna elettorale. I programmi messi fuori onda che verranno sostituiti, ove possibile, con tribune elettorali: “Porta a Porta”(RaiUno), “Annozero”e “L’ultima parola” (RaiDue) e “Ballarò”(RaiTre). Indirettamente è stata colpita anche la trasmissione domenicale di Lucia Annunziata, “In mezz’ora”, in cui la giornalista si preoccupava di intervistare i politici ospiti anche sui temi più scottanti (e dunque meno trattati); è arrivata così la decisione della conduttrice di autosospendere il programma: “Oltre al danno, una doppia beffa”.

La decisione è stata presa nel rispetto del Regolamento e delle disposizioni governative, nonché dalla volontà di non infrangere la legge 103/1975 (“Par Condicio”): ogni gruppo politico deve avere la stessa visibilità nel servizio pubblico. E nessuno che indaghi non solo sulle parole dette, ma anche sui fatti.
Il CdA di viale Mazzini è contrariato, come il presidente Paolo Garimberti che ha rilasciato durissime dichiarazioni: “[…]si danneggia gravemente l’immagine della Rai e si colpiscono gli utenti cui viene negato un diritto, […]l’informazione”.

Le leggi in materia attualmente vigenti ricordano i tempi dell’editto “Bulgaro” e di TeleKabul, solo che questa volta si colpiscono indistintamente amici e nemici: non riuscendo a zittire solamente gli oppositori, il governo a preferito “radere al suolo” tutto il palinsesto televisivo.

Le reazioni di via Teula sono fortissime: più di 500 persone(per la procura), tra giornalisti, politici e singoli cittadini, hanno dato il vita al movimento-slogan: “No CensureRai”. In un tripudio di bandiere viola e dei partiti d’opposizione (eccetto dunque il PDmenoElle) ecco che le telecamere delle varie troupe che vengono riaccese, assieme alle polemiche scatenate dalle dichiarazioni del presidente della FNSI Roberto Natale: “è una battaglia civile, prima che professionale”.

Le iniziative sono tantissime: “Annozero” e “Ballarò” andranno in onda in streaming su internet e in alcune piazze, Michele Santoro (udite udite populi!), dopo aver dichiarato che cercherà la messa in onda del programma il giorno prima delle elezioni regionali (25 marzo, N.d.R.), ha fatto fronte con Bruno Vespa in se ipse; l’emittente privata “La7”, per sostenere moralmente i giornalisti, ha deciso di sospendere degli show per mandare in onda un programma d’informazione relativo alla libertà di stampa e sul web.

Il tentativo di censurare tutti gli “oppositori” pericolosi e i giornalisti pericolosi per le bugie del Regime ha prodotto un effetto boomerang che ha amplificato enormemente l’eco di un lamento e di una protesta che già esistevano, e che ora sono talmente esasperate che nessuno potrà non sentirle (eccetto Menzognini, il cui prossimo editoriale potrà continuare a essere moralmente inflessibile e dunque connivente alle volontò del padrone).

Intanto all’estero l’immagine del paese si aggrava: “L’Europa si vergogna di noi” è il titolo del triste articolo di Alessandro Cisilin pubblicato sul “Fatto Quotidiano” di oggi (03/04/2010) in cui si trattano le dure reazioni del Parlamento Europeo. “Freedom House” ha declassato l’Italia a paese “parzialmente libero” e “Reporters sans Frontières” ci ha retrocesso al quarantanovesimo posto in tema di libertà di informazione: ovviamente i vari tiggì continueranno ad aggiornarci sulle vicende della Casa del grande (Cretino?) Fratello. E, lapalissiano, Raiset vi augura buona visione.

MAX ZUMSTEIN



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