Pazzi per la pizza: un business da 140 miliardi

La migliore pizza del mondo. Niente di meno ha intenzione di accertare il famoso food writer Daniel Young, il quale ha in programma un ambizioso libro che tenta di stabilire quale sia la migliore pizza – o pizzeria – dell’intero globo. E’ il rinomato sito internazionale Monocle che ha pubblicato nei giorni scorsi un servizio, all’interno della sua rubrica The Menu, sull’ultimo lavoro dell’autore gastronomico.

Una scelta che ricade su un paniere di circa 1.700 locali sparsi in tutto il mondo, che servono la prelibata pietanza di origine ed invenzione – è bene ricordarlo – partenopea. Volendo tralasciare il fatto che uno scrittore anglofono, con tutta la sua esperienza e passione per il cibo, possiede comunque una cultura culinaria differente da quella italiana – figurarsi napoletana – , salta all’occhio che la pizza rappresenta certamente un fenomeno economico senza paragoni che, dalla sua invenzione all’ombra del Vesuvio, ha conquistato le tavole e i mercati di tutto il mondo.

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Fonte: www.mnn.com

UN PO’ DI NUMERI

Già, ma quanto vale il mercato mondiale della pizza? Secondo il sito Statistic Brain (www.statisticbrain.com), ogni anno vengono vendute circa 5 miliardi di pizze in tutto il mondo, con una media di 46 fette di pizza mangiate per persona, ogni anno. Praticamente vengono consumate in tutto il mondo 350 fette di pizza al secondo. Nella sola Italia è un mercato il cui valore sfiora i 12 miliardi di euro, secondo quanto riferisce la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa (CNA) nella sua ultima rilevazione.

Numeri che, osservati da un prospettiva globale diventano da capogiro. A livello mondiale, infatti, la pizza e il suo indotto raggiungono un valore complessivo di circa 139 miliardi di dollari, secondo quanto stabilito a ridosso della fine del 2015 dal sito internazionale Statista.com . La maggiore concentrazione del mercato si trova, ad ogni modo, in Europa occidentale, negli Stati uniti e in America Latina, che da soli valgono oltre 100 miliardi di dollari, senza contare l’impatto che l’intera industria ha per il mercato del lavoro, che impiega solo in Italia 200mila addetti con 2 miliardi di pizze realizzate ogni anno. Niente male per un piatto inventato più di 120 anni fa.

NUTRIZIONE E CONTORNI

Un mercato dalle dimensioni elefantiache, quindi che rispecchia la grande passione culinaria condivisa a livello intra generazionale e interculturale da una enorme fetta della popolazione mondiale, complice sicuramente le capacità nutritive di questo alimento e la relativa economicità e accessibilità un po’ per tutte le tasche. La pizza si compone, infatti, di semplici ingredienti: farina, lievito, sale, pomodoro, basilico, olio, mozzarella ed acqua.

Secondo il parere di esperti nutrizionisti che abbiamo ascoltato, si tratta di un alimento molto completo dal punto di vista nutrizionale. Abbondano i carboidrati, provenienti dalla farina, proteine di elevato contenuto biologico, provenienti dalla mozzarella e anche grassi monoinsaturi, grazie all’aggiunta di olio rigorosamente extravergine di oliva. Inoltre la pizza è ricca di antiossidanti come il licopene, abbondante nel pomodoro e la vitamina E, contenuta nell’olio extravergine di oliva che ci aiutano a combattere i danni da radicali liberi che sono alla base del fenomeno dell’invecchiamento.

STELLE E STRISCE

Come detto, negli Stati Uniti il mercato della pizza non è da meno. Nel solo 2014, secondo quanto riportato da una ricerca di CHD Expert and Technomic, le vendite di pizza al dettaglio fresca e surgelata hanno superato i 38 miliardi di dollari con un mercato complessivo che vale almeno 45 miliardi. Numeri che non rappresentano certamente una sorpresa, data l’ovvia risonanza di un piatto così famoso e largamente diffuso a livello mondale.

Fonte: moderateindulgence.com

Fonte: moderateindulgence.com

Un distinguo di base, però, è d’obbligo, tra ciò che è la pizza ‘normale’ e ciò che viene definita come pizza napoletana. Infatti, a livello internazionale in particolare proprio negli Stati Uniti sta iniziando a prendere piede un mercato ancora di nicchia, ma in rapida espansione, che è proprio quello della pizza napoletana. Con quattro esercizi solo nella zona di Dallas, la catena Cane Rosso si è specializzata in pizza napoletana, preparata secondo rigide regole imposte da organizzazioni come l’Associazione Verace Pizza Napoletana (VPN) e l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani (APN), e corroborata dall’impiego di ingredienti importati direttamente dal nostro Paese.

LA CAMPAGNA PER L’UNESCO

L’importanza di questa distinzione è confermata anche dal movimento, partito proprio dall’Italia, che sta promuovendo l’adozione della pizza napoletana come patrimonio dell’Unesco. Dopo il tentativo fallito dell’anno scorso, anche per il 2017 l’Italia promuove il tentativo di rincorrere un posto nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, un’iniziativa di cui si è fatto promotore anche l’ex ministro dell’Ambiente del governo Prodi, Alfonso Pecoraro Scanio.

A Parigi, il 14 marzo 2016, in occasione della manifestazione ‘Parizza’, è stato infatti consegnato il primo milione di firme raccolte per sostenere la candidatura. Una posizione supportata anche dallo stesso CNA, che in particolare punta a difendere la pizza napoletana come l’unico tipo di pizza italiana riconosciuta in ambito nazionale ed europeo. Dal 4 febbraio 2010, infatti, è ufficialmente riconosciuta come Specialità tradizionale garantita dall’Unione Europea. 

 

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About

Laureato in Relazioni Internazionali all’Università ‘L’Orientale’ di Napoli, dopo alcune esperienze lavorative nel ramo bancario come consulente, approda nel mondo del giornalismo nel 2004. Collaboratore esterno e stagista, prima, e redattore poi, è presso il quotidiano ‘Il Denaro‘ che muove i suoi primi passi nel mondo della carta stampata. Appassionato professionista di Competitive Intelligence per alcune delle più importanti realtà internazionali, prosegue il suo percorso nel giornalismo online con L’Indro come Coordinatore della Redazione Esteri e Responsabile delle Risorse Umane, prima, e abbraccia la qualità del progetto Wild Italy, poi. Ex Rotaract, insegnante di Karate Shotokan Tradizionale per passione - e per professione - nonché analista di politica ed economia per vocazione, discute dell’attualità internazionale sul suo blog ‘YouPolitik’. COLLABORATORE SEZIONE ECONOMIA


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