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Planetarium, Natalie Portman e l’infilmabilità dell’invisibile

Vorrei che Planetarium raccontasse che non siamo mai consci dei nostri stessi segreti”. La regista Rebecca Zlotowski introduce così la sua nuova creatura cinematografica, presentata in occasione dei Rendez-Vous appuntamento con il nuovo cinema francese e già passata al Festival di Venezia 2016.

Cinema e spiriti

Opera permeata di onirismo, ambienta nella Francia degli anni ’30, racconta la storia di due sorelle spiritiste, Laura e Kate Barlow (Natalie Portman e Lily-Rose Depp). Durante un tour europeo le giovani incontrano l’eccentrico produttore cinematografico André Korben (Emmanuel Salinger). L’uomo, colpito dalla loro performance, richiede una seduta spiritica privata. Ne rimarrà talmente impressionato da proporre a Laura e Kate di rimanere nella sua abitazione come ospiti, tentando un’impresa impossibile. Realizzare un film in cui la presenza dei fantasmi venga catturata dalla cinepresa. Le due accettano e, sullo sfondo di importanti cambiamenti storici, intrecceranno con l’uomo uno strano e intimo legame.planetarium-natalie-portman-e-lily-rose-depp

Per Planetarium Rebecca Zlotowski prende spunto dalla realtà. Le sorelle Barlow si rifanno alle sorelle Fox, che contribuirono a nascita e diffusione del movimento spiritista. Il personaggio di André Korben è invece ispirato a Bernard Natan, che fu proprietario della casa di produzione Pathé. Una Storia che, insieme ai richiami all’antisemitismo dell’epoca, entra nel film lasciando indelebili tracce.

Un sogno inquieto

È la logica del sogno tuttavia ciò che caratterizza Planetarium. Rebecca Zlotowski fin dall’inizio seduce infatti sul piano visivo, costruendo una narrazione che sembra seguire un flusso di coscienza più che una linearità classica. Quelli che lo spettatore vede intrecciarsi di fronte ai suoi occhi sono infatti suggestioni, volti e temi diversi.

Si parla di spiritismo, di cinema, del loro legame; ma si parla anche del mondo dell’invisibile, d’amore, della brutalità storica, di avventura, di malattia. Se tutto ciò rende Planetarium da un lato un oggetto misterioso e per questo affascinante, dall’altro gli si ritorce tuttavia contro. La narrazione si fa spesso confusa. Gli input offerti allo spettatore finiscono per essere troppi e non adeguatamente sviluppati. Il che porta a perdere di vista il vero punto focale della pellicola.

planetarium natalie portman e lily rose deppLa magia che la regista sembra prometterci all’inizio, con frasi a effetto come “A volte si deve fare buio per vedere meglio”, rimane fine a se stessa. Meritevoli di lode i tre protagonisti. Soprattutto le fascinose Natalie Portman (Jackie, Knight of Cups) e Lily-Rose Depp, che nei loro splendidi abiti anni ’30 contribuiscono alla bellezza delle immagini proposte. Nemmeno la loro presenza riesce tuttavia a salvare un film caratterizzato da pretenziosità e incompletezza.

Ecco allora che a fine film ci ritroviamo come la Portman a osservare un finto cielo stellato, il planetario del titolo, che al personaggio di Laura dovrebbe dare conforto e che invece fa sentire noi vittime di qualcosa che poteva essere molto bello e che invece si è rivelato un oscuro e deludente artifizio.

Planetarium sarà al cinema dal dal 13 aprile con Officine UBU in 60 copie.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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