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Plastica, Bruxelles lancia l’allarme: “Negli oceani più di 150 milioni di tonnellate”

“I risultati di una cultura basata sull’uso e sullo spreco degli oggetti di plastica monouso sono ben visibili ovunque, sia lungo le coste che negli oceani. Secondo quanto confermato da una recente stima, i rifiuti di plastica inquinano sempre più gli oceani: basti pensare che entro il 2050 il peso delle plastiche presenti nei mari sarà superiore a quello dei pesci”. A parlare è il Parlamento Europeo che, in una nota, lancia l’allarme su un tema che investe soprattutto l’ambiente e la salute dei cittadini.

Più di 150 milioni, infatti, sarebbero secondo Bruxelles le tonnellate di plastica presenti nei nostri oceani, con una stima che va da 4,8 a 12,7 tonnellate di plastiche “nuove” che finiscono in acqua ogni anno.

PLASTICHE MONOUSO LE PRIME ACCUSATE

Ma di quale tipo di rifiuti plastici stiamo parlando?

Secondo la Commissione Europea, come si vede dall’infografica, per quasi il 50% si tratta di plastiche monouso (contenitori per cibi, filtri di sigarette). Per il 27% sono plastiche provenienti da materiali da pesca (scarti industriali e non). Infine abbiamo il 18% che sono rifiuti non plastici e un 6% di altre plastiche

I COSTI DELL’INQUINAMENTO

E non è finita qui. “I rifiuti di plastica – si legge nella nota dell’UE – danneggiano gli animali che possono restare intrappolati nei pezzi più grandi o addirittura scambiarne le parti più piccole per cibo. L’ingestione di particelle di plastica impedisce la digestione degli alimenti normali e può favorire la presenza di inquinanti chimici tossici nel loro organismo. Inoltre, tramite la catena alimentare gli esseri umani mangiano la plastica ingerita dai pesci. Gli effetti che questo ha sulla salute umana sono ancora ignoti”.

Per non parlare dei danni all’economia nei settori che di fatto vivono grazie a ciò che il mare ha da offrire: “Solo il 5% del valore degli imballaggi di plastica resta nell’economia. Il resto viene letteralmente gettato via, rendendo ancora più evidente la necessità di un approccio incentrato sul riciclaggio e sul riuso”.

Il costo vero e proprio di questi rifiuti marini si aggirerebbe tra i 260 e i 700 milioni di euro. I primi a essere colpiti sarebbero i settori turistico e ittico.

SI PUO’ VOLTARE PAGINA?

Pochi giorni fa, il 24 ottobre, l’Europarlamento ha votato favorevolmente all’introduzione di nuove norme per “arginare il problema dei prodotti di plastica monouso e degli attrezzi di pesca perduti in mare. Questi prodotti compongono ben il 70% di tutti i rifiuti marini”.

Nel concreto è stato votato e approvato un divieto totale per gli oggetti di plastica monouso “di cui esiste una versione alternativa già disponibile sul mercato: cotton fioc, posate, piatti, cannucce, bastoncini mescola bevande e bastoncini da palloncino. Gli eurodeputati hanno aggiunto alla lista dei prodotti da vietare anche i contenitori per cibo da fast-food in polistirene”.

Le altre misure che hanno avuto il via libera riguardano la riduzione del consumo di contenitori per alimenti del 25% entro i prossimi 7 anni (2025) e del 50% per quei filtri di sigaretta che contengono plastica. “Viene anche introdotto – si legge – l’obbligo per i produttori di oggetti come involucri, filtri per le sigarette, salviettine umidificate di provvedere ai costi per la gestione dei rifiuti e per la pulizia (la cosiddetta responsabilità estesa del produttore)”.

Inoltre ci si è posto l’obiettivo di raggiungere, sempre entro i prossimi 7 anni, la raccolta del 90% delle bottigliette di plastica e l’obbligo di apporre l’etichetta per gli assorbenti igienici, le salviettine umidificate e i palloncini. Gli utenti sapranno così con certezza come smaltire questi prodotti. A supporto di tutto ci sarà anche un’attività di sensibilizzazione.

Il provvedimento prevede infine che gli stati membri si impegnino a raccogliere ogni anno almeno il 50% del materiale da pesca e riciclarne almeno il 15% entro il 2025.

“Ora – concludono da Bruxelles – tocca ai ministri degli stati membri trovare una posizione comune, dopodiché potranno iniziare i negoziati fra Parlamento e Consiglio per il testo finale”.

Sarà la volta buona per voltare pagina?

 

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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