Pop James

Pop James, quando una spiaggia tropicale incontra le luci della city

I Pop James, band da Novara, presentano Super Power, Super Quiet uscito per Doubledoubleu.

A un primo ascolto siamo davanti a un lavoro dal sapore pop, sapientemente miscelato a qualche sfumatura afro e fusion. Super Power, Super Quiet ha un sound fresco ed estremamente melodico, la fusione perfetta tra il sound avvolgente di una spiaggia tropicale e quello sintetico di una city notturna e artificiale.

Apre il disco Afromoon, una sorta di brano soul miscelato a un andamento più afro estremamente ritmato. Ottimo il sound che resta corposo e avvolgente ma allo stesso tempo quasi velato e di sottofondo. Intrigante anche la scelta di “fondere” insieme sonorità percussive e beat campionati che costruiscono un doppio binario sonoro che porta il pezzo tra l’afro e il pop più vintage. Un pezzo ben congegnato che affianca il pop più “danzereccio” a una serie di sfumature disco e afro che rendono più intrigante il sound senza “complicare” troppo il tutto.

Rais Montura ha un andamento più “caraibico” con questi giochi ritmici (probabilmente suonati sul vibrafono o campionati) che vanno a costruire una linea melodica in sottofondo a sostegno della linea melodica dei synth. Anche qui la sezione percussiva fa buona parte del lavoro inserendo all’interno del pezzo una serie di stacchi e accenti che hanno campo libero per buona parte del Pop Jamesbrano.

Drops ha un sound più moderno, gli strumenti naturali vengono sostituiti da quelli elettronici. Il sound tropicale resta sempre al centro del brano, ma questa volta acquista un carattere più sintetico e artificiale, forse più moderno, se vogliamo. Sul finale torna in scena il vibrafono e le percussioni che riportano il sound su sonorità più naturali e portano il brano verso la chiusura.

Acquario inizia con un beat digitale dai toni incalzanti, il pezzo prende una piega più moderata quando fanno il loro ingresso gli shaker e linea vocale. Interessante notare come tutto il brano sia un crescendo di velocita e un continuo alternare la parte elettronica a quella acustica: bello vedere come i Pop James riescono  a districarsi su continui cambi di tempo e di sonorità in maniera talmente naturale da sembrare, addirittura, semplice ma ovviamente non è affatto così. La parte migliore del pezzo è comunque la linea melodica del synth.

Underwater Ride è forse il pezzo più pop del disco: un beat semplice ma incalzante va a sostenere la linea melodica del synth e della voce costruendo un brano dal respiro internazionale e prepotentemente pop. In questo brano i Pop James rinunciano completamente al sound degli strumenti naturali, congegnando tutto il pezzo su sonorità sintetiche.

The One procede sulla stessa lunghezza d’onda del brano precedente: la band ripiega (quasi) completamente su sonorità digitali e su linee melodiche più “futuristiche” che prendono il posto degli andamenti tropicali; come se i Pop James passassero dalle spiagge soleggiate e incontaminate verso le luci al neon delle città affollate e sintetiche.

Monica è l’unico pezzo in italiano del disco, una sorta di pezzo dance dal sapore vintage e dalla linea melodica “insistente”. Un pezzo che sembra uscito dagli anni ’80 ma che ha quel tocco di modernità che rende il tutto più definito, soprattutto per quanto riguarda il breve solo. Non male questo pezzo, per certi versi resta più vicino ai primi brani del disco (quelli tropicali, per capirsi) piuttosto che all’elettronica prepotente dei brani precedenti.

Da Space va a chiudere il disco, il brano sembra una sorta di miscela tra la colonna sonora di un B-movie e un pezzo pop di quelli più “riflessivi”, quasi da ballo lento. Un brano particolare, costruito su echi e richiami e un beat scandito e diretto. Anche qui torna un po’ la vena vintage dei Pop James e la cosa non dispiace affatto, molto interessante la scelta di utilizzare sonorità più ampie che si espandono a ventaglio per poi ritornare indietro. Particolare e molto ballabile.

I Pop James hanno costruito un disco essenzialmente di matrice pop ma sono riusciti a inserivi all’interno una serie di particolari che conferisco a Super Power, Super Quiet un tocco di originalità che in questo genere è sempre ben accetto. Se da una parte troviamo il sound selvaggio e naturale delle spiagge tropicali dall’altra troviamo la “plasticità” sintetica della city, un mondo notturno fatto di neon e riflessi accecanti; in mezzo a queste due dimensioni troviamo Super Power, Super Quiet.

Un disco da ascoltare, gli amanti del genere apprezzeranno, mentre i non addetti ai lavori potranno trovare tante sfumature sonore interessanti e ben studiate.

 

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La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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