Portland Trail Blazers, cuore e sacrificio

Chris Covatta

Chris Covatta

Se siete rimasti colpiti dalle imprese sportive del Leicester e del Sassuolo, i quali rispettivamente hanno celebrato lo scudetto e la qualificazione all’Europa League, non potete non rimanere affascinati dalla storia dei Portland Trail Blazers. Rip City ha stupito tutti: esperti e tifosi, arrivando dove nessuno pensava potesse spingersi. Prospettati come una delle peggiori squadre di questa stagione, i Blazers non solo si sono qualificati alla post-season ma sono usciti anche più che dignitosamente contro i campioni uscenti Warriors.

Estate 2015

Dopo un’ottima regular season 2014/2015 dove i Portland Trail Blazers avevano chiuso al quarto posto (primi nella Northwest Conference), la corsa al titolo si è fermata subito con la sconfitta al primo turno ai danni dei Grizzlies. È stata pagata la troppa inesperienza della truppa di coach Terry Stotts, che ha visto un grande anno concludersi in netto anticipo. In estate, però, tutto ciò che si era costruito è andato perso. Il 24 giugno Nicolas Batum viene spedito a Charlotte in uno scambio che ha visto arrivare a Portland Gerald Henderson e Noah Vonleh. Pochi giorni dopo, il primo violino della squadra, LaMarcus Aldridge trova un accordo con San Antonio e il 9 luglio viene ufficializzata la firma. Lo stesso giorno arrivano anche le sigle di Robin Lopez e Arron Afflalo a New York, sponda Knicks, e Wesley Matthews a Dallas. 4 su 5 giocatori del quintetto titolare che avevano portato i Blazers al quarto posto nella Western Conference, erano andati via.

Contro ogni pronostico

Se si fosse fatto un sondaggio durante la scorsa estate su quanti esperti e tifosi prospettavano una buona stagione da parte dei Portland, si sarebbero contati sul palmo delle mani le persone che credevano veramente su questi giocatori. Le sette sconfitte consecutive ricevute durante il primo mese di campionato facevano temere il peggio. Piano piano, però, i Portland Trail Blazers hanno ingranato e dal mese di gennaio sono arrivate molte vittorie che hanno permesso ai tifosi di Rip City di sognare in grande. Contro ogni previsione, il brutto anatroccolo preso in giro da esperti, si è trasformato in un principe. Ma come ha fatto una squadra che aveva mandato via i principali giocatori a essere protagonista di un campionato così?

Craig Mitchelldyer

Craig Mitchelldyer

Damian Lillard

Giocatore di indiscusso talento, Lillard è stato il faro che ha guidato Portland fino alle semifinali di conference e ha riacceso la fiducia dei tifosi, amareggiati dal mercato estivo. Eletto Rookie of the Year nella stagione 2012-2013, molti erano i dubbi sul potenziale del numero 0. Dame è stato infatti snobbato assieme ai suoi compagni durante tutto l’anno. Il culmine è arrivato a febbraio quando il playmaker dei Blazers non è stato convocato in nessuna competizione nell’All Star Weekend di Toronto. Ma la vendetta, si sa, è un piatto che va servito freddo e questo Damian lo sapeva molto bene. Devastante è stata la prova subito dopo l’All Star Weekend, dove contro Golden State, ne ha messi a referto 51 infliggendo a Curry e Co. la loro quinta sconfitta stagionale (+32 massimo scarto stagionale per i campioni in carica). L’incredibile velocità di rilascio della palla e le sue penetrazioni lo rendono un giocatore unico nella lega. Sottovaluto per troppo tempo, il futuro dell’NBA passerà sicuramente tra le sue mani nei prossimi anni.

C.J. McCollum

Altra pedina fondamentale è stata C.J. McCollum, decima scelta al draft NBA del 2013. Andati via in estate Afflalo e Matthews, il numero 3 dei Portland ha avuto finalmente la sua occasione. Da 15 minuti giocati di media ha toccato quota 34 durante questo campionato. Spalla perfetta per Lillard che da solo ovviamente non avrebbe potuto trainare un’intera squadra. McCollum non si è fatto sfuggire l’occasione della vita ed è diventato il secondo terminale offensivo di coach Stotts: tanti sono stati i punti realizzati da C.J. (20.8) che ha trovato un’ottima percentuale da tre punti (41.7).

Kelley L Cox

Kelley L Cox

Alla fine è anche arrivato il riconoscimento da parte della lega che lo ha eletto Most Improved Player (MIP) ovvero il giocatore che è migliorato di più da un anno a un altro.

Terry Stotts

Gran parte del merito va anche all’allenatore dei Trail Blazers che è riuscito a creare una perfetta alchimia dopo qualche mese di assestamento. Con Lillard ad avere le chiavi della squadra, Stotts ha realizzato una squadra fisica e veloce. Dopo aver innalzato il livello di gioco di McCollum, l’head coach di Portland ha riportato sulla retta via Aminu, reduce da alcune brutte stagioni, Crabbe, discontinuo da quando è arrivato in NBA, e Mason Plumlee che sembra finalmente aver preso la quadratura giusta nella lega. Nonostante quindi tutte le critiche mosse alla dirigenza e il pessimismo che ruotava attorno alla squadra, Rip City è tornata e il futuro si prospetta più che roseo.

 

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About

Diplomato al Liceo Scientifico Statale “Ettore Majorana” (maturità scientifica) di Roma, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’università Roma Tre. È da sempre appassionato di sport e in particolar modo di Basket. Segue da anni il campionato della NBA con particolare interesse per i San Antonio Spurs. Ha collaborato come redattore e video maker con i siti Basketlive e Basketitaly pubblicando diversi articoli. Ha inoltre svolto attività di collaborazione sul canale youtube Roma Breaking Videos. Attualmente è l’addetto stampa della società romana Smit Roma Centro. VICE CAPOSERVIZIO SPORT


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