Prima Flavia, poi Nole: New York applaude

A lungo ricorderemo l’edizione 2015 degli Us Open di tennis. Soprattutto noi italiani, gli appassionati di sport perlomeno, non scorderemo facilmente ciò che è accaduto questa settimana. Si è fatta la storia, o meglio due ragazze pugliesi l’hanno riscritta. Flavia Pennetta stravince a Flushing Meadows (New York) l’ultimo dei quattro slam della stagione, battendo in finale un’altra italiana, Roberta Vinci. Tutto questo è un sogno, non solo per la cornice ma anche per le modalità con le quali è accaduto. Per un po’ si è oscurato persino il tabellone maschile, che haUS-Open-2015-Winner visto ancora una volta trionfare Novak Djokovic contro il sempreverde Roger Federer. Ma qui parliamo di leggende.

OH MY GOD, FLAVIA!

Partiamo, per dovere di cronaca e di importanza specifica, dalle nostre donne. Non ci sono parole per descrivere il torneo di Flavia Pennetta. La brindisina, a trentatré anni suonati, ha compiuto qualcosa di straordinario; la vittoria più importante di una carriera fantastica. Il successo agli Us Open è il primo sigillo slam per lei e per un’italiana in assoluto a New York. Un record che verrà ricordato per sempre. E pensare che tanti credevano che la prestigiosissima vittoria dello scorso anno ad Indian Wells, uno dei tornei più importanti del circuito, fosse “solo” un altissimo acuto di fine carriera. Ma così non è stato; Flavia ha dimostrato che l’esperienza nel tennis può influire tantissimo, così come le motivazioni. Se pensiamo all’infortunio patito al polso nel 2012, alla discesa fino alla posizione 158 del ranking mondiale, alla rinascita tennistica all’età di 31 anni e alle vittorie statunitensi, abbiamo davanti un copione da film. Flavia Pennetta è entrata di diritto tra le più grandi di questo sport.

BRAVA ROBERTA.

Se il successo della Pennetta è un qualcosa di tanto bello quanto imprevisto e imprevedibile, il cammino americano di Roberta Vinci non è da meno. La tarantina, così come la brindisina, partiva in tabellone non solo senza i favori del pronostico ma anche con una stagione decisamente sottotono alle spalle. Il 2015 per la Vinci era stato, fin qui, un anno difficile, contraddistinto da tante sconfitte e difficoltà, in aggiunta alla definitiva rottura con la sua storica compagna di doppio, Sara Errani. Ma ciò che ha compiuto a Flushing Meadows non è spiegabile in termini sportivi.

Un esempio? La vittoria  in semifinale contro Serena Williams. Chiunque segua, anche alla lontana, questo sport sa che Serenona rappresenta e monopolizza il tennis femminile; è lei la favorita di ogni torneo, è lei la più forte ed è sempre lei la tennista più vincente in attività. Tutti, soprattutto in America, aspettavano il Grande Slam (vale a dire la vittoria, nella stessa stagione, di tutti e quattro i tornei dello slam).

Dato anche il forfait di Maria Sharapova, l’impresa risultava essere piuttosto alla portata. La nostra Roberta Vinci, però, non è stata dello stesso avviso: in un centrale tutto, per ovvi motivi, pro Williams, la pugliese ha schiantato in tre set leggendari Serenona, costretta a rimandare all’anno prossimo le sue ambizioni di gloria. Una partita che è stata la fotografia del torneo della Vinci, inaspettato ma allo stesso tempo meritatissimo. Probabilmente il tennis che gioca la tarantina è tanto tecnico quanto anomalo, poiché di colpi liftati e rovesci in back se ne vedono pochissimi nel circuito femminile. Per una volta, però, la classe ha avuto la meglio sulla potenza straripante, quasi mascolina, della Williams. La sconfitta in finale contro la Pennetta non scalfisce neppure di una virgola le sue due strepitose settimane americane.

L’ADDIO (?) DI FLAVIA, LE REAZIONI DEL WEB E I TWEET “DI UN CERTO LIVELLO”.

La vittoria della Pennetta, ora numero 8 del Ranking WTA, ha infervorato il web e i social network. Tutti hanno twittato qualche parola sul primo trionfo di un’italiana a New York. Ma la notizia che ha sconvolto di più, sportivamente parlando, è l’annuncio dell’addio al tennis da parte della brindisina. “Voglio lasciare con il titolo – ha dichiarato la vincitrice degli Us Open 2015 – perchè la mia vita ora è perfetta. E’ un sogno chiudere così“.

Non si sono fatte attendere le reazioni inaspettate; in primis ha parlato il padre, che ha dichiarato di voler far cambiare idea alla figlia il più presto possibile. E forse l’impresa non è così ardua. Già oggi, infatti, Flavia ha parlato delle prossime renziOlimpiadi, Rio 2016, con un tono decisamente diverso rispetto al dopo partita, confermando che non ci sarà ma “al 90 per cento“. Che ci stia già ripensando? Inoltre c’è anche un ghiottissimo posto da portabandiera in ballo, per il quale la favorita principale rimane comunque Federica Pellegrini. Il trionfo a Flushing Meadows, però, potrebbe far cambiare qualcosa in questo senso.

Per dovere di cronaca, è impossibile non citare alcune gaffe decisamente fuori luogo che sono rimbalzate da facebook a twitter dopo il trionfo italiano. In primis c’è quella del premier Matteo Renzi che, come ogni Presidente del Consiglio che si rispetti, non si è fatto mancare tweet e dichiarazioni nei confronti di Pennetta e Vinci, rimarcando, in ogni caso, un certo “sentimento nazionale” che si esprime ogniqualvolta un nostro conterraneo vince, in questo caso nel tennis. E il post su facebook che ne deriva non è nemmeno così banale: “Una comunità nazionale – si legge nello stesso – vive anche di emozioni non solo di statistiche“. Nella foto allegata, poi, un bel quadretto, nel quale si scorge, oltre a Renzi, Pennetta e Vinci, anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Peccato che il tricolore che stringono sia al contrario.

Per non parlare degli states. Si è capito, gli americani non hanno preso benissimo la finale femminile tutta italiana. La gaffe su twitter da parte dell’account ufficiale degli Us Open, però, ha del clamoroso. In un tweet della scorsa settimana, infatti, la campionessa viene chiamata “Pennetta pasta“, mentre Roberta Vinci “Da Vinci code“. Forse dietro a tutto questo c’è solamente quel “genio” della comunicazione di Brad Gilbert, giornalista americano, non nuovo a cose di questo genere. Resta il fatto che il più classico degli stereotipi è diventato un tweet di una pagina ufficiale, seguita da milioni di persone. Le nostre azzurre nel frattempo hanno risposto sul campo.

pennetta vinci da vinci

 

 

NEW YORK BY NOLE.

Se nel tabellone femminile le italiane hanno fatto il bello e il cattivo tempo, come si suol dire, in quello maschile il protagonista assoluto è sempre lui: Novak Djokovic. Quando in ballo c’è qualcosa di importante, Nole mostra i muscoli e vince. Ciò accade da cinque stagioni a questa parte e dimostra la solidità di un campione.djoko

Un po’ di numeri: gli Us Open di quest’anno rappresentano il terzo sigillo su quattro slam nel 2015 – l’unico a mancare è il tabù Roland Garrosil secondo trionfo personale a New York (dopo il 2011), e la decima vittoria assoluta di uno slam. Il tutto si deve aggiungere alle difficoltà, se così le vogliamo chiamare, riscontrate nei due masters 1000 americani estivi, dove il serbo aveva sì centrato entrambe le finali ma senza portare a casa il titolo.

A Flushing Meadows, però, è stata tutta un’altra storia. La vittoria in finale, in quattro set contro uno straordinario Roger Federer, suggella una carriera che, a 28 anni, può diventare ancor più leggendaria nelle prossime stagioni. Intanto chiuderà anche questo 2015, aritmeticamente con tre mesi d’anticipo, da numero uno della classifica ATP. “Questa è stata una stagione incredibile – ha dichiarato il fresco vincitore di New York – insieme a quella del 2011 probabilmente la migliore della mia vita. Ma ora apprezzo ciò ancora di più perché sono marito e padre, ed è tutto un po’ più dolce”.

NON E’ UNO “SPORT” PER VECCHI?

L’ultimo slam della stagione ha ribaltato i pronostici e sovvertito le statistiche. Nessuno si aspettava, almeno per il tabellone femminile, un esito simile. L’unica costante piuttosto frequente, a quanto pare, è rappresentata dalla finale maschile Djokovic-Federer, avvenuta due volte su quattro finali slam in questo 2015.

Sfederere leggiamo tra le righe dei risultati, però, possiamo notare anche un’altra particolarità, che va decisamente contro le grandi credenze, vere o presunte, che ruotano attorno al tennis: vale a dire l’età dei giocatori arrivati fino in fondo. Se prendiamo in esame, ad esempio, gli otto semifinalisti di Flushing Meadows, i quattro maschi e le quattro donne, abbiamo cinque trentenniFederer, Williams, Pennetta, Vinci, Wawrinka – e appena tre giocatori nati dopo il 1985Djokovic, Cilic e Halep – con una media che supera i trent’anni.

I dati, quindi, parlano da soli: nel tennis moderno, ormai, essere un over 30 non significa necessariamente dover deporre le armi (in termine sportivo viene chiamato ritiro). Certo, naturalmente bisogna parlare di fuoriclasse. Forse, però, è per questo motivo che Federer gioca ancora come un ragazzino, che Djokovic può diventare una leggenda assoluta – potrebbe giocare e vincere potenzialmente per altre sei o sette stagioni – e che Nadal ha ancora tutto il tempo per tornare tra i più forti, fisico e motivazioni permettendo. Chi ama i campioni li vorrebbe vedere sempre in campo, anche, o forse soprattutto, a trent’anni suonati.

 

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Classe 1992, originario di Albano Laziale, consegue la maturità scientifica nel 2011 e nello stesso periodo inizia a collaborare con varie testate di livello locale. Sempre dal 2011 studia "Lettere Moderne" all'Università La Sapienza di Roma e diventa speaker ufficiale e blogger della web radio www.radioliberatutti.it, nella quale conduce un programma sportivo, a cadenza settimanale, dal nome "Sport 43". Dal 2013 scrive periodicamente per giornali cartacei come "VelletriOggi", "Il Corriere Tuscolano" e "Il Caffè dei Castelli Romani", con articoli che variano dalla cronaca all'attualità, dallo sport alla politica, passando per cultura e spettacolo. Appassionato, a volte maniacale, di sport, cinema, musica e motociclette, è cresciuto con la voglia di scrivere di ciò che più lo attira. VICEDIRETTORE DI WILD ITALY


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