Sanremo Gabbani

Sanremo 2017, la prima serata della 67^ edizione del Festival

SanremoEccoci arrivati alla sessantasettesima edizione del Festival di Sanremo, da sempre la vetrina musicale più importante e controversa.

Anche quest’anno il timone è affidato all’onnipresente Carlo Conti che, affiancato da Maria de Filippi, trainerà per la terza volta i telespettatori in queste cinque serate di Festival.

Per la prima serata del Festival vedremo sul palco undici Big (sono ventidue in tutto). Ad accedere alla serata di venerdì saranno però solo in otto, mentre i tre esclusi stasera (e i tre esclusi domani) si sfideranno per il ripescaggio.

La kermesse Sanremese negli ultimi anni ha riservato anche ai più scettici delle sorprese interessanti. Certo, raramente le “perle” sono state viste sul podio, ma già il semplice fatto di trovare in gara brani di spessore è già una bella vittoria.

L’inizio del Festival è come al solito “ironico”, diciamo che l’umorismo e la simpatia non sono mai stati troppo di casa all’Ariston. Volendo tralasciare questo siparietto, diciamo che l’importante è la musica (più o meno).

Il toccante ricordo di Luigi Tenco.

Dopo una veloce carrellata dei grandi brani della Canzone Italiana dal 1951 al 2016 (e le solite chiacchiere di rito) tocca a Tiziano Ferro aprire la sessantasettesima edizione del Festival con il suo tributo a Luigi Tenco. La canzone scelta per ricordare il grande cantautore è Mi sono innamorato di te. Il brano viene riproposto in maniera abbastanza fedele all’originale: Tiziano Ferro opta per un tributo fedele dove viene messo in primo piano il ricordo di Tenco e non lo stile (e la fama) di Tiziano Ferro. Il bianco e nero, insieme alle luci soffuse, fanno il resto.

L’ingresso di Carlo Conti in scena viene accompagnato da una versione strumentale di Vedrai vedrai, sempre di Tenco. Si apre la sessantasettesima edizione del Festival della Canzone Italiana.

I primi Big in gara

Il primo campione in gara è Giusy Ferreri con il brano Fa talmente male. Un ritmo andante di chitarra acustica sorregge la voca sgraziata della Ferreri. L’unica parte degna di nota del brano è questo pseudo ritornello dove fa il suo ingresso la sezione di archi che costruisce una bella linea melodica; per il resto questo Fa talmente male è, sì, incalzante ma anche estremamente ripetitivo – nella musica e nel testo – e molto, molto sgraziato.

Il secondo big in gara è Fabrizio Moro con Portami Via; un intro classico con pianoforte e voce; una sorta di ballad che sembra stargli un po’ stretta, soprattutto nelle parti vocali meno graffiate. Ben giocato il timbro vocale più ruvido che ricalca bene le linee melodiche dei Sanremo di una volta ma li riempie col carattere più “rockeggiante” del cantautore romano.

Primo ospite della serata Raoul Bova, oltre al sollazzo del pubblico femminile la sua presenza sul palco dell’Ariston è pure scenografia, se avessero messo il cartonato a dimensioni reali nessuno avrebbe notato la differenza.

Il terzo campione in gara è Elodie con il brano Tutta colpa mia. Dopo questo intro dai toni moderatamente epici è il turno della linea vocale; ennesimo brano Sanremese: amore, amore, amore e un sound pop decisamente scontato. Nemmeno la bella struttura degli archi riesce a rendere un po’ originale questo brano. Perfetto per Sanremo ma scontato come la morte.

Gli ospiti di “Tutti cantano Sanremo”

prima serata Sanremo 2017Primi ospiti per la sezione “Tutti cantano Sanremo” sono i rappresentanti dei Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, Protezione Civile, Croce Rossa e via dicendo. Sul palco salgono tutti gli uomini e le donne che hanno “occupato” la cronaca degli ultimi giorni: Rigopiano, Amatrice e tutti i luoghi attualmente in stato di emergenza. Un bel momento.

Quarto big in gara Lodovica Comello con Il cielo non mi basta. Sembra di essere un po’ davanti al Festival degli sprovveduti: ok, ennesimo pezzo pop, siamo a Sanremo mica chissà dove, eppure sembra che questi nomi piovuti dal nulla sappiano riciclarsi a tuttologi propinandoci l’ennesimo jingle melodico e scopiazzato un po’ a destra e a manca. Un pezzo già sentito, un po’ scuola Francesca Michielin è la sintesi di tutto questo neocantautorato poppeggiante, ammiccante e copia-incolla. Per questa edizione del Festival i veri martiri sono i musicisti dell’orchestra, potrebbero morire di noia prima di sabato.

Tocca a Maurizio Crozza che dopo i fischi, prima, e gli applausi dopo torna a Sanremo dalla distanza. Crozza imita Renzi e continua il gioco di battute mettendo in ballo Salvini, la Rai ecc.

Molto divertente anche se in certi punti sembra toccare qualche nervo scoperto, almeno a giudicare dalle espressioni di Carlo Conti.

La volta di una delle favorite.

Tocca a Fiorella Mannoia con il brano Che sia benedetta, riconoscibilissimo il timbro vocale della cantante che porta all’Ariston un brano solenne e dall’attitude orchestrale. Nonostante la sicurezza dei classici della Mannoia e nonostante questa vena pseudoreligiosa il brano funziona abbastanza o, quantomeno, alza il livello in questo mare di qualunquismo sonoro e concettuale. La Mannoia sarà sempre la solita Mannoia eppure mantiene il suo carattere e la sua coerenza.

Alessio Bernabei con Nel mezzo di un applauso. Il problema di questo pop ammiccante è che manca proprio di mordente e di senso: Bernabei è fatto per la telecamera e, Dio solo sa come, riesce a portare in scena sempre linee melodiche che si insinuano nella testa. Più che un cantare infastidisce, perché pur riciclando sempre la stessa solfa lo fa con convinzione e l’occhietto vispo di chi conquista le quindicenni e il relativo voto da casa.

Tiziano Ferro e Carmen Consoli, primi ospiti nazionali.

Torna sul palco Tiziano Ferro. Bisogna concedergli il suo quarto d’ora di celebrità – visto il commovente opening – e di marchette sul nuovo disco e sul nuovo tour. Invidiabile il talento vocale del cantante di Latina, se si impegnasse un pizzico di più nel variare le tematiche dei suoi lavori, potrebbe (quasi) eguagliare i grandi interpreti del Bel Canto.

Sale successivamente sul palco dell’Ariston Carmen Consoli che arriva per duettare proprio Sanremocon Ferro. Le due linee vocali sembrano fatte per incontrarsi e intrecciarsi. Non sarebbe brutta l’idea di un featuring duraturo.

La gara continua.

Sale sul Al Bano con il brano Di rose e di spine. Dopo ben quindici volte sul palco dell’Ariston la sua presenza è più devozione che tutto il resto. Indubbiamente fuori forma, Al Bano rinuncia ai suoi acuti per ripiegare su una vocalità più contenuta e decisamente zoppicante. Il brano probabilmente concepito per l’inconfondibile voce del Maestro stenta un po’ e non parte mai per davvero. Chissà se il buon Al Bano appenderà il microfono al chiodo per dedicarsi alla vita bucolica.

Torna sul palco Raoul Bova per parlare dell’associazione Io Ci Sono, a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma.

Sale sul palco Samuel con Vedrai. Finalmente un po’ di grinta sul palco dell’Ariston. Il frontman dei Subsonica porta in scena un brano pop dal ritmo incalzante e dal sapore funkeggiante. Ben giocato: semplice, diretto e dannatamente ballabile; pop, sì, ma con carattere e senza gli ammiccamenti dei ragazzini usciti da Youtube e dai social. Un punto a sfavore però deriva dal fatto che questa Vedrai somiglia un po’ troppo agli altri due singoli già presentati da Samuel e che saranno contenuti nel disco Il codice della bellezza.

Fanno capolino sul palco Antonio Albanese e Paola Cortellesi, in giro promozionale per il film Mamma o Papà, che si cimentano in una canzone ironica. Mischiando vari brani e cambiando le parole suscitano molte risate. Tanto di cappello alla voce della Cortellesi che non ha nulla da invidiare ai cantanti in gara.

Gli ultimi in ordine di apparizione.

Tocca a Ron con L’ottava meraviglia. Classicone, piuttosto datato. Diciamo che Ron si insinua in quella che è la vecchia guardia della Canzone Italiana e non può che presentare il classico rock leggero. Non sarà originalissimo ma bisogna spezzare una lancia a suo favore perché ha carattere e una bella grinta. Ron punta sul classico, non rinnova ma non delude nemmeno, resta una costante ben eseguita. Senza infamia e senza lode.

Altri ospiti della serata i giovanissimi fondatori del movimento Ma Basta, associazione che si occupa di contrastare il bullismo.

Per la seconda volta sul palco dell’Ariston Clementino con il brano Ragazzi fuori. Portare il rap sul palco di Sanremo è sempre cosa ardua, c’è chi ci riesce e c’è chi no; Clementino sta a metà perché si presenta come rapper ma in realtà per buona parte del brano canta. Il brano non è male, l’orchestra non si addice molto al genere ma ce la mette tutta e Clementino si trova a proprio agio con questo contesto anche se il brano è simile a quello dello scorso Festival, seppur leggermente migliore.

Ricky Martin, primo super ospite internazionale.

Ecco il primo ospite internazionale Ricky Martin, che sale sul palco dell’Ariston per tenere banco tra musica e coreografie danzerecce, qualcuno in sala si rianima e si gode uno dei pochi momenti “tirati” e adrenalinici di questo Sanremo.

Ultimo big in gara della prima serata è Ermal Meta con Vietato morire. In questo ragazzo c’è indubbiamente quel tocco di innovazione che servirebbe veramente a Sanremo. Vietato Morire è ritmato, un rock deciso eppure delicato, la parte testuale è ricercata e anche l’arrangiamento non è per nulla scontato. Ben vengano dieci, cento o mille Ermal Meta che pur restando fedele alla tradizione musicale italiana ha saputo, grazie a Dio, portare un vento nuovo che smuove l’ariaccia del Teatro Ariston.

Entra sul palco di Sanremo Diletta Leotta, per carità un bel vedere indubbiamente ma, a pari merito con Raoul Bova, di una disarmante inutilità. Quantomeno la bella Diletta è più spigliata nel parlare e riesce a stare sul palco senza fare gaffes. Ovviamente Carlo Conti decide di parlare del profilo hackerato e delle sue foto mezza ignuda che hanno fatto il giro del web.

Ospiti graditi e non.

Per allungare la minestra sanremese troviamo sul palco un imitatore di Bob Dylan, il perché non è ben chiaro ma questo è quanto.

Torna sul palcoscenico Rocío Muñoz Morales che fa allungare ancor di più i tempi biblici del Festival di Sanremo con le inutili discussioni familiari con Raoul Bova. La noia e il sonno stanno prendendo il sopravvento.

Altro ospite internazionale i Clean Bandit che tentano di far ballare di nuovo l’Ariston. Vista l’ora è dura ma la band riesce a tenere bene il palco nonostante il visibilissimo playback. Purtroppo nella macchina a orologeria messa in scena da Carlo Conti non c’è tempo nemmeno per una domanda alla band che viene liquidata con poche battute.

SanremoAltri due ospiti lanciati nella mischia della kermesse sanremese senza motivo alcuno. Sul palco i due cestisti Valentina Diuf e Marco Cusin.

Breve collegamento con Rocco Tanica dalla Sala Stampa e si passa al responso del televoto.

La Classifica provvisoria.

Dopo il televoto restano in gara: Elodie, Alessio Bernabei, Samuel, Ermal Meta, Lodovica Comello, Al Bano, Fabrizio Moro e Fiorella Mannoia.
Andranno al ripescaggio di giovedì: Clementino, Ron e Giusy Ferreri.

Bisogna ammettere che questa prima serata di Sanremo, nonostante la qualità musica spesso datata e “stagnante”, ha mantenuto un ritmo incalzante. Carlo Conti sarà pure uno di quei conduttori (e direttori artistici) vecchia scuola, piuttosto “integralisti” su cosa rinnovare e cosa no a Sanremo, però è indubbiamente un padrone di casa scrupoloso e meticoloso. Ora, se esaminassimo il contenuto di questa prima serata a livello musicale solo tre o quattro artisti passerebbero il nostro “esame”. A livello di intrattenimento e fluidità, però, il terzo Sanremo di Carlo Conti (quasi) non ha eguali e va dritto al punto senza girarci intorno.

Bello, molto bello il contenitore: l’Ariston è un concetto complesso che racchiude al suo interno più variabili che non sempre riesce a gestire. Quando si arriva poi sotto il “dominio” di Carlo Conti tutto va per il meglio, è indubbio. Un po’ meno bello il contenuto che, a tratti, risulta estremamente datato e fastidiosamente scopiazzato e privo di vere canzoni degne di essere ricordate.

Certo che essendo il Festival della Canzone Italiana non guasterebbe un riguardo maggiore alla qualità dei brani portati sul palco che, quantomeno stasera, sono risultati decisamente poco interessanti. Magari domani andrà meglio.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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