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Primarie Usa: cosa dobbiamo aspettarci

Fonte: dailykos.com

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Negli Stati Uniti le primarie si sono avvicinate alla loro fase cruciale. Secondo la stampa internazionale il percorso è ormai tracciato: si profila un testa a testa tra l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton e il tycoon Donald Trump. Nel Super Tuesday del 26 aprile si è votato in cinque stati del Nord Est: il cosiddetto ciclone Donald Trump è passato anche qui facendo il pieno di delegati (arrivando a conquistarne 950 sui 1237 necessari per la candidatura). La Clinton non è rimasta a guardare e ha ottenuto la maggioranza in 4 Stati su 5, lasciando al rivale Bernie Sanders solo Rhode Island. Dopo il trionfo di New York del 19 aprile, dunque, Trump e Clinton rafforzano ulteriormente la loro posizione in vista degli ultimi scampoli di campagna elettorale.

Lo scenario

Alla luce di questi esiti la piega definitiva di queste primarie 2016 dovrebbe essere praticamente decisa. Già la sera della cruciale vittoria di New York la ex Segretaria di Stato ha dichiarato che «la nomination democratica è vicina e la vittoria è in vista». Anche l’istrionico miliardario si è goduto la vittoria nella sua Trump Tower, festeggiando il bottino pieno e asserendo: «non c’è più gara, da quello che vedo in televisione. Il senatore Ted Cruz è eliminato quasi matematicamente». Dopo il Super Tuesday di questa settimana i due hanno rincarato la dose; Clinton ha orientato il suo discorso per ricompattare il partito e mandare un messaggio di distensione verso Sanders, probabilmente per cercare di ingraziarsi la sua base elettorale, più giovane e decisiva in vista di una sua futura candidatura. In aggiunta non ha mancato di ingaggiare un duello con il suo presumibile avversario, Trump, come riporta The Atlantic. Anche quest’ultimo, d’altronde, ha parlato con grande fiducia, dichiarando di considerarsi il presunto candidato.

Brnie Sanders. Fonte: newyork-primarydates.rhcloud.com

Brnie Sanders. Fonte: newyork-primarydates.rhcloud.com

Ad ogni modo, i giochi non sono ancora del tutto conclusi, soprattutto per quanto riguarda la sponda rossa, quella del Grand Old Party. Se è vero, infatti, che dal 1980 al 2004 quasi tutte le primarie negli USA si sono decise ben prima della loro conclusione, lo scenario attuale è quanto mai lontano da questa prospettiva. Nonostante Trump continui a scioccare gli avversari e metterli in difficoltà, resta il fatto che i sondaggi nazionali lo continuano ad attestare in svantaggio rispetto a Clinton, e perciò molti funzionari interni al partito gli continuano a preferire Cruz, onde evitare una sconfitta preannunciata in un’eventuale corsa alla Casa Bianca contro la candidata democratica. Nonostante ciò, però, nessuno dei suoi diretti avversari repubblicani è riuscito a proporre una seria alternativa al fenomeno tycoon; l’ultimo tentativo di Cruz e John Kasich di allearsi per arginarlo ha forse sortito l’effetto opposto, gli ha dato ulteriore slancio, anche se non abbastanza da renderlo il matematico candidato repubblicano. Infatti se in estate non dovesse riuscire a raggiungere i 1237 delegati necessari (molto dipenderà dalle votazioni in California) si andrebbe incontro a una convention “contestata” e la scelta del candidato dovrà essere rimessa ai negoziati dei 2472 delegati repubblicani.

Tra i democratici la situazione è meno caotica. Il senatore Bernie Sanders ha attualmente 1370 delegati contro i 2159 dell’avversaria. Anche qui la campagna potrebbe protrarsi fino a giugno. Tuttavia ci sono due aspetti da considerare: il primo è che se il senatore del Vermont dovesse decidere di non abbandonare la campagna potrebbe ridurre la vittoria di Clinton all’ultimo, nelle elezioni in California e a Washington DC. Il secondo è che durante la campagna, finora, il divario tra i due a livello di consenso si è assottigliato sempre di più fino a raggiungere solo due punti percentuali. Questo grande impatto del candidato socialista potrebbe minare il futuro elettorato della Clinton da presidente, la quale dovrà cercare di convincere la base militante giovane che Sanders è riuscito a conquistarsi. Durante tutta la campagna abbiamo visto quanto egli sia riuscito a riempire le piazze e entusiasmare i suoi elettori.

Fonte: ijreview.com

Fonte: ijreview.com

Il futuro

Molti in America ritengono che Trump abbia delle possibilità di insediarsi alla Casa Bianca vicine allo zero. Nonostante la sua capacità di muovere consensi, ciò che non viene messo in risalto è il numero enorme di suoi detrattori, grande almeno quanto quello dei suoi sostenitori. Trump divide, dunque ci sono molti che lo seguono acriticamente e altrettanti che invece lo detestano. Joseph Nye, uno dei più eminenti politologi americani, ha evidenziato un aspetto della sua campagna che prima o dopo gli si ritorcerà contro, ovvero la totale mancanza di un reale piano politico. Cacciare i messicani e i musulmani dal territorio statunitense, aldilà della retorica populistica, non può semplicemente avere appigli nella realtà. È probabilmente qui che si celano i timori dei funzionari repubblicani e le speranze di Hillary Clinton.

D’altra parte proprio quest’ultima ha a che fare, come detto, con un avversario degno che sa come comunicare e soprattutto sa come mobilitare le masse. Anche se molto probabilmente la sua sconfitta è scritta, molti ritengono che Bernie Sanders, aldilà dell’esito delle primarie, avrà una grande influenza sul dibattito politico americano e internazionale.

 

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About

Nato a Roma nel 1992, consegue studi classici ad Anzio e attualmente frequenta un corso di laurea di secondo livello in Storia e politica internazionale, presso l'Università di Roma Tre. Scrive per Wild Italy dal 2015, la sua aspirazione più grande è lavorare scrivendo e divertendosi, con il costante obiettivo di cambiare prospettiva. COLLABORATORE SEZIONE POLITICA E SEZIONE CINEMA


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