Primarie Usa 2016: risultati del Super Tuesday confermano sfida Clinton-Trump

Dopo le due vittorie consecutive in Nevada e in South Carolina di Hilary Clinton e di Donald Trump, i risultati del Super Tuesday confermano i candidati favoriti dei due storici partiti americani. Riportiamo i dati significativi e in qualche modo premonitori delle primarie in Nevada e in South Carolina e analizziamo nel dettaglio i risultati di questo Super Tuesday che, tra sorprese e conferme, sembra delineare un futuro scontro all’elezione presidenziale fra il magnate newyorkese e l’ex first lady.

Da sinistra: Bernie Sanders, Donald Trump e Hillary Clinton. Fonte: cnn.com

Da sinistra: Bernie Sanders, Donald Trump e Hillary Clinton. Fonte: cnn.com

CLINTON E TRUMP SI IMPONGONO IN NEVADA E IN SOUTH CAROLINA

Il 20 febbraio si sono svolti i caucus (clicca qui per sapere cosa sono) democratici nello stato del Nevada, che hanno visto trionfare Hilary Clinton con il 52,7% dei voti, contro il 47,8% del rivale Bernie Sanders, e le primarie del partito repubblicano in South Carolina, che hanno confermato la temuta avanzata del miliardario Trump, che si è imposto con il 32,5% dei voti.

Dopo i risultati di queste primarie il candidato repubblicano Jeb Bush ha annunciato il suo ritiro. La sua è stata una campagna elettorale sbagliata fin dall’inizio: ricca di finanziamenti, ma povera di energia, carisma e lungimiranza. Anche Ben Carson, il neurochirurgo che finora ha collezionato solo sconfitte, sembra pronto a lasciare il campo. Non se la passa meglio John Kasich, l’attuale governatore dell’Ohio, che non riesce a imporsi sugli altri due avversari, Marco Rubio e Ted Cruz, che sembrano gli unici due candidati in grado di arginare l’inarrestabile ‘ciclone Trump’.

Nelle primarie in Carolina del Sud, svoltesi sabato 28 febbraio, la Clinton ha, invece, travolto Bernie Sanders con il 73,5% delle preferenze, a dispetto del 26% raccolto dal rivale, aggiudicandosi così la sua terza e più significativa vittoria nella corsa per la nomination democratica. “Da domani la campagna diventa nazionale e lotteremo per ogni singolo voto in ogni singolo stato”, ha avvertito Hillary nel suo discorso della vittoria. “Non c’è bisogno di rendere l’America di nuovo grande perché l’America non ha mai smesso di essere grande”, ha rimarcato l’ex Segretario di stato, riferendosi esplicitamente allo slogan del miliardario newyorkese. Il paese ha bisogno “di amore e gentilezza” e “invece di costruire muri dobbiamo abbattere tutte le barriere”, ha affermato, prendendo le distanze e sottolineando differenze con il Tycoon Usa.

Ad incoronare la Clinton in Carolina del Sud sono state le minoranze di cui gode il sostegno, in particolare gli afro-americani, che rappresentano il 61% dell’elettorato democratico e che hanno votato compatti per lei (87%). Un gradimento che ha superato perfino quello di Barack Obama nel 2008 quando, con la vittoria sulla Clinton in South Carolina, venne lanciato verso la Casa Bianca.

Fonte: www.lindro.it

Fonte: www.lindro.it

Bernie Sanders, però, non getta la spugna. “Siamo solo all’inizio della campagna, abbiamo registrato una vittoria decisiva in New Hampshire mentre lei ha vinto in modo netto in South Carolina”, ha osservato il senatore del Vermont, rinviando il confronto decisivo al primo marzo, giorno del celebre Super Tuesday.

COS’È IL SUPER TUESDAY

Il Super Tuesday è il più importante degli appuntamenti delle primarie. Martedì primo marzo, infatti, gli elettori dei Democratici e dei Repubblicani di tredici diversi stati americani e delle isole Samoa Americane sono stati chiamati a votare alle primarie per scegliere il candidato del proprio partito per le elezioni presidenziali del novembre del 2016. Si vota in in Alabama, Arkansas, Colorado, Georgia, Massachusetts, Minnesota, Oklahoma, Tennessee, Texas, Vermont, Virginia, mentre in Alaska e nel Wyoming si tengono solo i caucus dei repubblicani.

Gli Stati che partecipano al Super Tuesday adottano sistemi elettorali diversi: in alcuni casi viene adottato il sistema dei caucus, in altri quello dell’elezione al seggio. I repubblicani al Super Tuesday hanno l’opportunità di vincere quasi la metà dei 1.237 delegati che servono per ottenere la nomination, ossia 595. Sul fronte democratico invece ci si contendono 865 delegati, circa un terzo di quelli necessari per la vittoria (2.383).

Questo video del The Guardian spiega in modo divertente in cosa consiste il Super Tuesday: 

Sul fronte repubblicano hanno partecipato: il miliardario Donald Trump, il senatore della Florida Marco Rubio, il senatore del Texas Ted Cruz, il governatore dell’Ohio John Kasich e l’ex chirurgo Ben Carson. In casa democratica, invece, la sfida si è ristretta fra due soli contendenti: l’ex segretario di Stato Hillary Clinton e il senatore del Vermont Bernie Sanders.

I sondaggi vedevano in testa Trump in 10 degli 11 Stati. In Texas il favorito era Cruz. Mentre sul fronte democratico la Clinton era favorita in quasi tutti gli Stati del Super Tuesday, tranne in Vermont, roccaforte di Sanders, che era dato per favorito anche in Oklahoma e in Masssachusetts, il cui elettorato, tendenzialmente bianco e liberale, incarna il prototipo tradizionale degli elettori di Sanders.

Il Texas è lo stato più ambito con 155 delegati repubblicani e 252 per i democratici. Per gli altri stati i delegati sono così divisi: Alabama (50 repubblicani; 60 democratici), Georgia (76 repubblicani; 116 democratici), Tennessee (58 repubblicani; 76 democratici) e Virginia (49 repubblicani; 110 democratici).

I primi risultati sono arrivati da Georgia, Vermont e Virginia all’una di notte ora italiana, mentre gli ultimi sono giunti alle sei del mattino italiane, dall’Alaska.

I RISULTATI DEL SUPER TUESDAY

I risultati del Super Tuesday sembrano aver fornito una chiara indicazione dei due futuri candidati alla presidenza degli Stati Uniti: Hilary Clinton per i Democratici e Donald Trump per i Repubblicani. I due, seppur con più difficoltà del previsto, soprattutto per l’ex first lady, allungano il proprio vantaggio sui rispettivi sfidanti.

Fonte: ilpost.it

Fonte: ilpost.it

Tra i Democratici, l’ex senatrice di New York, nonché ex segretario di Stato, Hilary Clinton, è riuscita a strappare la vittoria in Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Tennessee, Texas e Virginia. Un bottino alquanto ricco che le permette di aumentare il suo distacco da Bernie Sanders, ma in modo meno significativo di quanto avevano annunciato i pronostici. In totale sono 883, su un totale di 2.383 necessari alla nomination, i delegati che ha ottenuto con le utile vittorie.

Da sinistra: Marco Rubio, Donald Trump e Ted Cruz. Fonte: www.cnbc.com

Da sinistra: Marco Rubio, Donald Trump e Ted Cruz. Fonte: www.cnbc.com

Il senatore del Vermont, infatti, riesce a vincere nel suo Stato, in Colorado, in Oklahoma e in Minnesota, andando decisamente oltre i sondaggi della vigilia e, soprattutto, oltre le previsioni sul suo risultato prima ancora dell’inizio delle primarie.

Il Super Tuesday ha mostrato, infatti, i limiti della Clinton, che non riesce a imporsi nelle roccaforti liberal, quelle del voto più progressista, urbano e giovane: il Colorado e il Minnesota anzitutto, ma anche l’Oklahoma e il Vermont. Ciò che si evince da questi risultati è che l’ex firsty lady resta la candidata delle minoranze, di ampie fette del voto democratico più tradizionale, disciplinato dalla macchina del partito e del sindacato. Ma continua a non esaltare settori importanti del mondo progressista, i giovani anzitutto, ma anche gli indipendenti e la borghesia più moderna e dinamica dei centri urbani, che si rivelarono decisivi per la vittoria di Barack Obama nel 2008 e nel 2012.

Tra i repubblicani, Donald Trump si è imposto in Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Tennessee, Vermont e Virginia, superando Cruz e Rubio in diversi scontri serrati, compreso l’insolito duello combattuto in Vermont con il governatore dell’Ohio John Kasich, superato solo per pochi punti percentuali. In totale si è aggiudicato finora 302 delegati dei 1237.

Il senatore del Texas Ted Cruz ha vinto nel suo Stato, in Alaska e in Oklahoma, mentre il senatore della Florida Marco Rubio riesce ad aggiudicarsi il suo primo stato vincendo in Minnesota.

Un dato interessante e fortemente significativo è la vittoria di Trump in New Hampshire e in Georgia, due stati dalla base elettorale molto distante tra di loro, dove un candidato alle primarie repubblicane non si aggiudicava la vittoria dal 1988.

Fonte: player.gioconews.it

Fonte: player.gioconews.it

La vittoria di Trump lascia il partito repubblicano sconcertato, diviso e senza una strategia chiara in mente. A nulla è servito l’allarme della dirigenza sulla dubbia “eleggibilità” di Trump alle elezioni di novembre. A nulla sono serviti gli attacchi che, negli ultimi giorni, l’establishment ha lanciato contro Trump: preso di mira per non essersi distanziato a sufficienza dal leader del Ku Klux Klan, David Duke; o per aver dato un’intervista ufficiosa al New York Times, in cui esprimeva posizioni molto più moderate, rispetto a quelle pubbliche, sull’immigrazione e sul muro da innalzare al confine con il Messico. A nulla, ancora, sono valse le accuse di essere razzista, inaffidabile, un clown o una macchietta politica. Trump ha superato ogni tipo di critica e di attacco e si è scrollato di dosso tutte le accuse che gli sono state mosse dall’establishment repubblicano, continuando il suo cammino verso la nomination, senza mai tentennare.

Gli scenari possibili ora sono due. O Trump conquista i 1237 delegati necessari ad incoronarlo alla convention di Cleveland, il prossimo luglio, oppure non riesce a raggiungere la quota e a quel punto si dovrà formare una “open convention“, uno scontro violento e senza esclusione di colpi in cui l’establishment del partito cercherà di evitare la sua nomination. Sarebbe l’opzione più distruttiva, quella più temuta e, fino a qualche mese fa, la più improbabile per il partito repubblicano.

Dopo il Super Tuesday la corsa si sposterà in Kansas e in Louisiana sabato 5 marzo. Poi si terranno caucus repubblicani in Kentucky e in Maine, mentre in Nebraska sarà la volta di quelli democratici.

Ma i prossimi due grandi appuntamenti che risulteranno decisivi per l’andamento di queste primarie sono la Florida e l’Ohio il 15 marzo.

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Nato nel 1993 a Roma, studia Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Roma tre. Persona eclettica e curiosa, da sempre appassionato di scrittura e lettura, coltiva il sogno di diventare giornalista. Gestisce anche un blog personale: http://aleftsworld.wordpress.com/ . COLLABORATORE SEZIONE ESTERI


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