Processo breve: il gran ritorno!

Ieri, 12 gennaio, arriva in Senato il tanto atteso e desiderato ddl sul Processo breve presentato da Pdl con la sottoscrizione della Lega.

1)Qual è il presupposto sul quale si basa questo abominio giudiziario? Dunque, sappiamo che in Italia, la giustizia è gravemente malata; il morbo di cui l’Italia è affetta è la lentezza dei processi che causano come dirette conseguenze:

a) perdite di carattere economico per lo Stato che è costretto a risarcire i cittadini;

b) violazioni di diritti-base, quelli sui quali è fondato lo stesso Stato;

c) degenerazione delle condizioni di lavoro dei magistrati, i quali devono sostenere e seguire un ammontare di processi sempre crescenti visto che quelli precedenti non trovano fine.

Queste sono solo alcune delle motivazioni che rendono necessaria una riforma della giustizia, tentata più volte dalla destra attualmente al governo. Quella presentata oggi è l’ultima di una lunga serie.

2)In cosa consiste il nuovo (o per meglio dire, riproposto e riscritto) decreto di legge processo breve? Il maxiemendamento prevede l’estinzione di processi che sono in corso da più di 3 anni (per il primo grado), da più di 2 anni (in appello) e da più di uno e mezzo (in Cassazione). Questo vale per i reati che prevedono una pena inferiore ai 10 anni.

Inoltre, per i reati con pena pari o superiore ai 10 anni, il processo sarà estinto dopo 4 anni (per il primo grado), dopo 2 anni (in appello), dopo un anno e mezzo (in Cassazione).

Per i reati di MAFIA e TERRORISMO, il processo sarà estinto dopo 5 anni (per il primo grado), dopo 3 anni (in appello) e dopo 2 (in Cassazione).

I reati che possono rimanere impuniti sono quelli i cui processi corrispondono alle precedenti condizioni, più una che aggiungo adesso: i reati devono essere indultabili e commessi prima del 2 maggio del 2006.

(A questo punto mi preme porvi una domanda, prima di proseguire: i termini di questo ddl, per caso, vi ricordano qualche particolare processo in corso? Non riuscite a ricordare? beh… provvedo io a rinfrescare un pò la memoria: Processo Mills e Processo Mediaset, vi dicono qualcosa? Si tratta di processi a carico di Berlusconi, i quali saranno magicamente annullati e scordati se il ddl diverrà legge, perché, puta caso, questi due processi rientrano tra quelli previsti dal decreto!!

E ora faccio un’altra domanda: avete sentito delle pressioni da parte di Berlusconi per accelerare l’iter che porterà il ddl a divenire legge? sembra strano, ma è proprio così! Il nostro beneamato premier ha fatto una serie di pressioni tentando di accelerare il tutto, e sapete perché? beh… come rispondere?! riporto semplicemente dei dati: la prossima udienza del processo Mills sarà giorno 15 gennaio, e la prossima udienza del processo Mediaset sarà il 18 gennaio!!Adesso possiamo continuare..)

3) Qual’ora il ddl diventasse legge: quali sarebbero le conseguenze? Le illustro con un esempio: immaginate che un mafioso, che esercita questa particolarmente redditizia “professione” da tutta la vita, abbia compiuto un grave reato (come ad esempio un omicidio, una rapina, o qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente, anche tra le più atroci!) prima del 2 maggio del 2006: se il mafioso viene beccato, cosa alquanto improbabile, e se il processo viene portato avanti, nel momento in cui passano anche solo 5 anni senza che si arrivi ad una sentenza definitiva (il che non è molto raro visto che è comunque sempre possibile che avvengano imprevisti di carattere giuridico, causati chiaramente dal mondo politico, utilissimi ad allungare la durata del processo), il reato viene prescritto (cioè viene “dimenticato”) e il mafioso è libero di continuare con il suo hobby: uccidere, rapinare o quant’altro.. così vale per moltissimi gli altri reati, ai quali accenna il presidente dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati): il processo breve ”‘rischia di mettere in ginocchio la macchina giudiziaria” e poi, “non da’ giustizia alle vittime dei reati e garantisce l’impunità a chi ha commesso fatti delittuosi” (Ansa, 12-01-09).

Poi, oltre a personaggi di spicco, in campo giudiziario, come il suddetto presidente dell’ Anm, anche un autore dei giorni nostri ha espresso la propria opinione riguardo questa riforma (che ci ostiniamo a chiamare riforma,  anche se di riformante non ha proprio niente: si tratta del rinnovato tentativo di alcuni esponenti politici di piegare la giustizia ai propri bisogni, senza tener conto del danno che faranno allo Stato e alla società..): Roberto Saviano, che ha praticamente dedicato la propria arte e la propria vita alla lotta contro la mafia, scrive una lettera aperta, pubblicata su Repubblica, indirizzata al premier per esprimere il suo totale disaccordo: potreste mai accettare che il vostro lavoro le vostre convinzioni volte a combattere un cancro della nostra società, la mafia, siano praticamente vanificate dagli stessi politici che dovrebbero essere in prima linea in una lotta tanto importante e vitale per il bene comune?

Riporto alcune frasi della lettera, dove però non si accenna al problema della mafia: qui la discussione è molto più generale; l’appello dello scrittore è volto alla tutela di qualcosa conquistata dopo anni di guerre, il frutto di litri di sangue versato, e il cui valore è universale, almeno finora:

“Presidente, ritiri la norma del privilegio in nome della salvaguardia del diritto. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E’ una questione di diritto”. “l rischio” conclude Saviano è che “il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei”.

E poi hanno il coraggio di dichiarare che si indignano quando vengono accusati di proporre (o imporre..) riforme “ad personam”, e ribattono dicendo che le riforme sono ” ad libertatem”.. ma, mi chiedo: per pura precisione semantica, non sarebbe più corretta l’espressione “riforme ad libertatem SUAM”?

DOMENICO FILIPPELLO



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