promare recensione anime wild italy

Promare, autocombustioni, Burnish e consumismo secondo lo Studio Trigger

Promare, diretto da Hiroyuki Imaishi, una Tokyo futuribile per un anime schizofrenico e caotico dal chiaro stampo sociale

Fonte: it.wikipedia.org

Immaginate un mondo nel quale lo stress prolungato degno de Un giorno di ordinaria follia (1993) di Joel Schumacher, genera, in alcuni individui, fenomeni di autocombustione volti a creare una nuova razza umana: i Burnish. Con Promare (2019) di Hiroyuki Imaishi, l’anime diventa – ancora una volta – arte che si fa carico delle problematiche sociali del suo mondo d’appartenenza, mediante una visione futuribile distopica.

Seppur contornato da uno stile decisamente più schizofrenico, l’opera di Imaishi rievoca e non poco gli intenti del mitologico Akira (1988) di Katsuhiro Otomo, sia per l’ambientazione alla base, che per alcuni topoi narrativi di cui si fa portatore.

Prodotto dallo Studio Trigger e distribuito in Italia da Nexo Digital, Promare racconta di un universo in cui sono trascorsi trent’anni dall’apparizione dei Burnish, una razza di esseri mutanti armati di fiamma, che ha distrutto metà del mondo grazie al fuoco.

Quando appare un nuovo gruppo di mutanti che si fanno chiamare Mad Burnish, ha inizio l’epica battaglia tra Galo Thymos, un nuovo membro della squadra di salvataggio anti-burnish detta Burning Rescue e Lio Fotia, il leader dei Mad Burnish.

Consumismo e stress generano mostri

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Fonte: crunchyroll.com

Tra sequenze pixellate e un’animazione fluida e coinvolgente, Promare diventa espressione – almeno negli intenti – di quella vecchia scuola di anime dalla narrazione solida, capace di far riflettere e sensibilizzare lo spettatore come accaduto negli anni passati con il sopracitato Akira di Otomo e La tomba delle lucciole (1988) di Isao Takahata – seppur in quest’ultimo caso sia più un racconto storico che non fantascientifico.

Il sci-fi distopico di “near-future” diventa – per Promare –  espediente funzionale con cui mostrarci gli effetti della vita caotica fatta di ingorghi stradali, abusi, consumismo – e in cui il ruolo narrativo-sociale dei Burnish diventa più che un semplice fenomeno fisiologico che prende vita, ma un movimento di rivolta la cui appartenenza genera caos e discriminazione (e che viene progressivamente riletto nel dispiegarsi del racconto).

Sfruttando al massimo le peculiarità del genere anime 2.0, il racconto di Promare sviluppa il sottotesto di denuncia sociale in una confezione dal grandissimo impatto visivo, declinando un’apparentemente statica dicotomia bene/male tra associazioni paramilitari e forze dell’ordine come la Freeze Patrol e Burning Rescue, e il movimento dei Burnish, mediante sequenze action caotiche e schizofreniche.

Un racconto classico nella struttura e nei topoi

Fonte: 2019.tiff-jp.net

Ci troviamo dinanzi a un racconto di genere dal chiaro impianto classico, rievocativo – e non poco – di opere del calibro di Akira di Otomo, in cui abbiamo un’organizzazione governativa dagli intenti sinistri, e i ribelli “non poi tanto cattivi”; manca però, rispetto a un Akira, una solida mitologia capace di incidere nell’immaginario collettivo in modo netto, e quel respiro del racconto tipico dell’anime di Otomo.

Promare è infatti un racconto schizofrenico, sbilanciato, che porta agli estremi le esasperazioni dell’animazione giapponese in modo coinvolgente e interessante. Un racconto fatto di Mecha, di cambi di ritmo, di momenti comico-brillanti nel bel mezzo di battaglie adrenaliniche, che diventa manifesto del modo di fare cinema in questo secondo decennio del terzo millennio.

Non c’è infatti un momento di riflessione, né di stemperamento se non nelle svolte narrative che rimescolano e destrutturano progressivamente la mitologia faticosamente costruita nel prologo.

Un sottotesto buttato via a favore della componente action

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Fonte: Comicon.com

I buoni propositi del sottotesto alla base del racconto di Promare, gli intenti riflessivi di cui si fa portatore il racconto di Imaishi vengono abbattuti ripetutamente in un vortice di sequenze action meravigliosamente orchestrate e dal croma etereo e artificioso.

Promare diventa così un racconto caotico, di buoni non tanto buoni, di cattivi con cui patteggiare, in una struttura narrativa dall’andamento caoticamente lineare il cui montaggio serrato lascia certamente a bocca aperta (e coinvolge), ma che finisce con il far perdere progressivamente forza agli intenti di cui si faceva portatore.

In un gioco d’intenti tra Governo e Burnish – di cui il cinema di genere è pieno – in cui il potere di un umano di generare combustione dopo uno stress esasperante viene quasi buttato via, per quella che poteva essere invece una grandissima opportunità di racconto e di poter intrattenere e al contempo far riflettere lo spettatore.

 

Promare approderà nelle sale italiane per un evento speciale dal 3 al 5 febbraio 2020 grazie a una distribuzione Nexo Digital

 

 

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About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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