Propaganda elettorale: questione di mezzi e fini.

Nel mondo contemporaneo, il termine “campagna elettorale” significa spiegamento di forze fsiche, psicologiche ed economiche immane. Tutto è strategia pubblicitaria con un sacco di lavoro per grafici e copywriters, il cittadino dopo essere stato declassato all’inferiore grado di elettore diventa consumatore di una merce che si identifica con la merce spacciata in due paroline magiche e un faccione sorridente.

I comizi e i programmi passano in secondo piano, l’impatto potente è questo. La politica perde la magia della retorica per convincere delle persone a delegare un terzo a decidere per loro e si lega alla scienza del marketing: tanto nessuno ascolta più chi dice cosa (e di conseguenza nessuno dice più niente) ed alleanze e simpatie determinano il voto del cittadino. Bisognerebbe studiare poi i mezzi di campagna elettorale più “nascosti” tra i telegiornali, le interviste, i titoli in prima pagina…ma non ci interessa oggi.

 

Interessante invece è analizzare un partito in base a come si comporta già dalla sua radice politica, dalla campagna elettorale tralasciando per un attimo il programma che propone (limitato spesso a cose tipo: ” + sicurezza, – tasse”), e che i partiti farebbero di tutto per far-consumare voti tanto grande è l’obiettivo da raggiungere: il fine giustifica i mezzi.

Anteponiamo la categoria di Machiavelli alla fase del governare e vediamo come sia pane quotidiano per la campagna elettorale, ma senza scomodare il Principe, è il mondo che gira così. Facciamo girare questo mondo? Scomodiamo anche chi questa categoria ha ribaltato e pensiamola dalla nostra parte, “i mezzi determinano il fine”, per Gandhi un seme malato non può dare una pianta sana.

Veniamo al dunque, avete presente tutti quei camion che girano per le nostre città con la pubblicità elettorale sopra? Camion vela si chiamano. Ecco, prima di dare il voto a qualcuno pensate se vale la pena di far eleggere un partito/candidato che non si faccia alcuno scrupolo a far girare per tutto il giorno per molte settimane un camion che disturba il traffico e inquina moltissimo. Non è il camion che fa la differenza ovvio, ma stiamo parlando di semi.

Stiamo parlando di semi e le battaglie di oggi si chiamano ecosostenibilità e, a mio avviso, senso civico. E far girare un camion con il proprio faccione va contro ad entrambi i principi. Se già in campagna elettorale tali questioni non stanno a cuore figuriamoci nell’amministrare una città.

A Verona è inutile che Tosi faccia delle belle domeniche di blocco del traffico se poi vedo sfrecciare (e vedo parcheggiati) imbarazzanti camion con fumate nere ad ogni semaforo.

C’è un’altra questione, che in Italia sembra quasi insignificante: questi camion, da trenta giorni prima del voto, non possono sostare dove vogliono altrimenti si andrebbe contro la legge che vieta affissione di manifesti elettorali fuori dagli spazi consentiti, ma secondo voi quanti seguono questo principio? Io ne ho visti parcheggiati ovunque e non mi pongo domande. Ma è sbagliato accusare una struttura per le sue carenze, io pongo come principio di non-voto i furgoncini elettorali. Ne vedete uno? Avete la prova che quel partito/candidato non potrà mai anteporre il bene dei cittadini a quello del proprio partito.

ANDREA NALE

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