Q come SCUOLA

Tra pochi giorni, il 14 settembre, per moltissimi ragazzi finiranno le vacanze ed avrà inizio l’anno scolastico; gli altri inizieranno entro la fine di settembre, quando ormai a scuola si lavorerà a pieno ritmo. Quest’anno la scuola subirà molti cambiamenti: introduzione del maestro unico, aumento del numero minimo di studenti per classe, eliminazione delle compresenze, tagli ai precari e molto altri. Visti i grandi cambiamenti nella scuola mi è sembrato giusto dare un’occhiata per capire ciò che accadrà.

Partiamo dal maestro unico: con la sua riforma, la Gelmini ha introdotto alle elementari il maestro unico in sostituzione dei due insegnanti ed ha aggiunto, oltre al tempo pieno già presente, altri moduli di orari scolastici. Questo almeno nella riforma, ma cosa è accaduto veramente? Nei regolamenti attuativi si stravolge ciò che è scritto nella riforma stessa.

Mi spiego: nella riforma si parla della sostituzione dei due insegnanti con uno unico, ma nei regolamenti si stabilisce che il tempo pieno necessita di due insegnanti. Risultato? Il maestro unico è un autentico flop: secondo dati parziali solo l’11% delle classi avrà il maestro unico. Ma c’è anche un risultato poco carino nei confronti delle casse pubbliche: con la riforma si aboliscono le compresenze, in quando non possibili con un solo insegnante, ma con due maestri per classe ci sono molte ore in esubero che non vengono sfruttate, a differenza di prima della riforma. Che fine fanno queste ore? Alcuni istituti le sfruttano su altre classi, mentre altri le abbandonano a se stesse con notevole spreco di denaro pubblico. La Gelmini ha dato altri dati: “il 69,6%, ha preferito il maestro unico di riferimento”. Ma dove?

Passiamo ai tagli ai precari: quest’anno 18.000 insegnanti precari finiranno in mezzo ad una strada dopo anni di studi, di concorsi incomprensibili e di tentativi per entrata in graduatoria. Per non pensare all’anno prossimo, quando i precari licenziati (tra insegnanti ed altri dipendenti scolastici) dovrebbero essere circa 50.000. Dopo le vistose proteste dei licenziati, il Governo ha fatto marcia indietro ed ha promesso 15 milioni di euro, non dicendo che sono soldi stanziati dalla regione Lombardia solo per un decimo dei suoi insegnanti precari (cioè circa 2.000 lombardi). Per gli altri precari arrivano solo generiche proposte: l’ultima è quella di creare una via preferenziale per le supplenze annuali dell’anno prossimo, come se il Ministero non sapesse che licenziando i precari li ha anche esclusi dalle graduatorie facendoli rincominciare da zero.

Poi i tagli sconsiderati ai fondi: se già l’anno scorso molti istituti sono stati costretti a vendere tessere per fare le fotocopie delle verifiche agli studenti, si può immaginare ciò che accadrà quest’anno.

I tagli di budget, c’è da dire, non hanno coinvolto solo gli istituti scolastici: anche gli uffici scolastici provinciali hanno avuto le loro difficoltà, soprattutto nell’assegnazione delle insegnanti. Essendoci scarsità di fondi, gli uffici provinciali in molti comuni si sono rifiutati di assegnare gli insegnanti necessari allo svolgimento delle lezioni in alcune classi (anche all’asilo). Risultato? Alcuni studenti quest’anno saranno obbligati ad andare a scuole non nella propria città, quando dove vivono una scuola c’è, unendosi agli studenti dei piccoli comuni che si sono visti chiudere le loro scuole per il basso numero di frequentanti.

Una scuola cono la Q, insomma.

GIORGIO MANTOAN

N.b. Il problema degli insegnanti non assegnati è stato “sapientemente” risolto in provincia di Milano: l’ufficio scolastico provinciale, su spinta della provincia, ha assegnato gli insegnanti mancanti a tutti i comuni con giunta di centro-destra. Ancora una volta la politica locale pensa a peggiorare la situazione.

 

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