Quale Italia? Quale paese?

L’Italia è un paese diverso. Un paese anche strano per certi aspetti. Un’evasione fiscale ai primi posti nel mondo, una corruzione dilagante che permea ogni strato della società e un’illegalità diffusa, hanno trasformato l’immagine dell’Italia nel corruzionemondo. Peggiorandola, se possibile.

All’estero, infatti, sono ben note la superficialità e l’immoralità, tanto del Parlamento italiano quanto della società tutta. Un male che ci insegue da secoli, come un’ombra, e che da sempre impedisce e blocca completamente ogni azione per la valorizzazione dell’Italia e per il suo sviluppo economico. La corruzione, l’evasione fiscale, le mafie e ogni tipo di criminalità organizzata, minano fortemente la struttura dello Stato, assente del tutto in alcuni ambiti.

Nel ventennio berlusconiano l’illegalità, la superficialità e l’immoralità – con tutti i reati connessi – sono pian pano diventate la norma. Un impero mediatico fondato sul divertimento e su programmi di bassa qualità che tendono ai desideri più infimi, ha finito per distruggere il senso di responsabilità degli italiani. Neanche secoli e secoli di morale cattolica, imperniata sul rispetto delle regole e sulla buona condotta, sono riuscite a fermare un processo inarrestabile che sarà difficilmente reversibile. Un processo che ha reso popolare l’evasione fiscale e la corruzione, dando luogo all’equazione: stupidi uguale onesti.

Da quando Machiavelli ha teorizzato la distinzione tra generale e particolare e soprattutto l’uso di ogni mezzo per raggiungere il proprio fine, è avvenuta a mio parere una lenta ma continua trasformazione della società. Col passare dei secoli i vari Guicciardini, con le loro opere e i loro pensieri, hanno modificato profondamente gli italiani. Per quale motivo se no gli altri paesi europei, originati dalla stessa cultura neolatina, sono così diversi da noi?

Alcuni decenni fa, il maggior esponente del partito comunista italiano, Enrico Berlinguer ha posto, per la prima volta, questo problema in modo serio e concreto. La cosiddetta “ questione morale”, sempre attuale in Italia e ancora irrisolta, in quegli anni di Tangentopoli e degli scandali dei partiti, ha fatto sì che fossero presi alcuni provvedimenti. Sicuramente però deboli e poco incisivi e che non hanno influito berlinguer-11minimamente sull’opinione pubblica.

La riprova l’abbiamo oggi, con la magistratura che quasi ogni giorno scopre qualcosa di nuovo e sempre più sconvolgente su quel personaggio o su quell’altro. E’ come se ogni volta si perdesse un pezzo d’Italia: il Rinascimento, Raffaello, Michelangelo, Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei, i Romani e quel popolo di santi, navigatori e poeti. E’ come se ogni truffa ai danni dello Stato, fosse un colpo inferto alla cultura, ogni tangente ricevuta o consegnata, una ferita al made in Italy.

E’ semplice però generalizzare, o meglio, diventare pessimisti. Pensare che l’Italia sia ormai al capolinea, travolta dagli scandali e dalle inchieste giudiziarie, con poche, salvifiche eccezioni. Il tessuto sociale è ormai marcio, ma è proprio dai comportamenti personali che può e deve partire la svolta.

Tutti si lamentano dei politici ladri, dei funzionari corrotti. Se non ricordo male, però, quasi ogni anno ci sono delle elezioni democratiche per scegliere i nostri rappresentanti. Se veramente si vuole risalire dal fondo in cui siamo precipitati e aggredire con forza i problemi che tutti conoscono ma nessuno vuole risolvere, si deve porre una nuova “ questione di responsabilità”.

La storia non è già scritta, così come i comportamenti non si tramandano geneticamente. L’impegno e la serietà devono iniziare fin da piccoli, ognuno nel proprio ambiente e nella propria comunità. Dalla serietà a scuola e poi a lavoro o nel tempo libero. Solo così si potrà compiere il sogno secolare di una Italia onesta, come quella teorizzata dal Berlinguer e da buona parte degli italiani.



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