Quale Rinascimento si può avere oggi?

Il Rinascimento ha sempre avuto per noi italiani un valore aggiunto. Ha sempre rappresentato qualcosa di più di un semplice periodo storico o movimento culturale, ma è ciò che meglio ci rappresenta e ci “caratterizza”. 

Pensandoci bene, la maggior parte dei beni artistici e architettonici che abbiamo risalgono a quel periodo (1400/1500) e milioni di visitatori ogni anno da tutto il mondo fanno la fila per visitarli. Questo perché nelle loro molteplici varianti (scultura, pittura, architettura, ecc.) si può dipanare un filo rosso, si scorge un disegno che si rifà inevitabilmente al periodo classico. La cosiddetta ” età d’oro” dei Greci e in seguito dei Romani, che svilupparono fino alla perfezione le arti, venne presa a modello da una rinata creazioneclasse di intellettuali e studiosi. A partire già dal ‘300 si ricomincia a studiare il latino e il greco e le humanae litterae, i classici, per comprendere e riprodurre quel modello così giusto ed equo.

Dopo i “tempi bui” del Medioevo, passando per innovazioni tecnologiche e una forte ripresa economica, si è manifestato un notevolissimo fervore culturale e un attivismo che causò una grande circolazione di idee e documenti in tutta Europa. E’ questo, secondo molti, il vero significato che ha rappresentato l’Umanesimo, oltre la riscoperta e la rivalutazione delle humanae litterae, l’avvicinamento al sapere e alla cultura di una parte sempre maggiore della società.

Il Rinascimento, con la sua rigogliosa e fiorente attività che si è protratta per più di un secolo, ha voluto rompere gli argini della cultura e aprirla al mondo. E’ questo il contesto sociale in cui vissero i nostri antenati nell’Italia del 1400, questa la concezione che avevano del sapere e dell’istruzione. Ormai è chiaro che non abbiamo recepito un concetto fondamentale, tramandato in primis dagli indiani d’America: dobbiamo preservare il territorio (e il suo patrimonio) che ci viene consegnato dai nostri antenati, per poterlo consegnare a nostra volta intatto, alle generazioni che ci succederanno.

Siamo un paese che deve puntare su cultura, turismo, ricerca e innovazione e non su cacciabombardieri, sottomarini e quanto di più dispendioso ed incostituzionale ci possa essere (L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Articolo 11 Costituzione Italiana ). Si deve riuscire a instaurare nuovamente la concezione che il sapere è fondamentale per noi molto più che per gli altri Paesi. Per cambiare la società c’è bisogno dell’impegno e dell’attivismo di tutti, altrimenti non riusciremo mai a ricreare un vero Rinascimento.

STEFANO CARLUCCIO

 



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