Quale storia?

È stato celebrato ieri in tutta Italia il 25 aprile, il giorno della Liberazione. Quando andavo a scuola, mi insegnavano che il 25 aprile 1945 i partigiani entravano a Milano e in altre città del nord, liberandole definitivamente dal giogo nazi-fascista. I fascisti e i nazisti erano stati battuti, con l’indispensabile aiuto degli Alleati, dai resistenti socialisti, comunisti, cattolici. Più o meno, è quello che insegno ancora oggi ai miei alunni.

Inizio però a chiedermi se le cose siano davvero andate così.

Partecipo alla manifestazione nel mio paese e quasi non sento nominare la parola “fascismo”.

In un primo tempo, addirittura, sembra che il 25 aprile stia a ricordare la liberazione dell’Italia dalla monarchia! Va bene, poi ci siamo liberati anche dei Savoia, che se anche avevano portato all’unità si erano rivelati, nella figura di Vittorio Emanuele III, quanto meno incoscienti; prima il re affida a Mussolini l’incarico di formare il governo; poi, all’annuncio dell’armistizio, pensa bene di andarsene al sud, in una fuga tanto precipitosa quanto indecorosa, lasciando che tutto vada come deve andare, cioè allo sfascio, per soldati e civili. Ma io fino a ieri avevo sempre creduto che la scelta repubblicana fosse stata fatta il 2 giugno 1946!

Si va avanti col corteo, e il discorso ufficiale mi dice che il giorno della Liberazione può chiamarsi oggi “giorno della libertà”. Ma quale libertà? Quella individuale, quella di pensiero, quella di espressione? Che cosa vuol dire? Una libertà che dobbiamo tutti salvaguardare da pericoli quali l’ignavia, il qualunquismo, le tensioni sociali (e qui, vista la parte politica da cui venivano le parole, ho fatto fatica a trattenermi. È la medesima parte politica che si batte per la salvaguardia della nostra terra dall’invasione straniera. Se non è creare tensioni sociali questo!). Insomma, vogliamoci bene, tutti insieme appassionatamente, e dimentichiamo le differenze, le parti, chi ha fatto cosa. Cosa importa chi stava da una parte e chi dall’altra? Non esistono più una parte giusta e una sbagliata. Questo, almeno, è il non detto che leggo io dietro le parole.

Torno a casa e curioso in rete per vedere come sono andate le cose altrove.

Prima trovo le parole di Cirielli, Presidente della Provincia di Salerno, PdL, secondo il quale non abbiamo ancora sentito con chiarezza il riconoscimento da parte della sinistra di una verità storica (!): che i partigiani comunisti non combatterono per la democrazia ma per instaurare una dittatura comunista. […] Il 25 aprile- conclude – deve essere una giornata di ricordo dei martiri della libertà ma anche una celebrazione dei valori di libertà e di democrazia. Fintanto che la sinistra moderna non prenderà le distanze dalle mire totalitarie dei partigiani rossi, la condivisione di questa data fondante la nostra Nuova Patria sarà sempre una chimera.

Quale dittatura hanno instaurato i comunisti in Italia? Allora non è vero che hanno combattuto per scacciare i nazi-fascisti? Che nella Costituente hanno superato le differenze ideologiche, loro e le altre parti politiche che componevano la Resistenza, per dare una nuova, valida Carta Costituzionale alla neonata Repubblica? Che Cirielli si confonda forse con la RSI, quella sì Sociale e quindi, può essere, socialista? Qualcuno mi illumini.

Vediamo le parole del Presidente del Consiglio: La sfida è ora. Bisogna scrivere insieme una nuova pagina condivisa della storia della nostra democrazia e della nostra Italia. Oggi bisogna andare oltre il compromesso dei padri costituenti e accantonare le differenze politiche per costruire insieme l’Italia del futuro sempre nel rispetto della democrazia e della libertà. Potrebbe andare. Una nuova pagine condivisa significa affermare che condiviso è stato il lavoro della Costituente di cui sopra, il clima di quegli anni. Sarebbe bello andare oltre il compromesso di allora. Se andare oltre, però, non significa annullare le differenze, fare di tutta l’erba un fascio (appunto).

Infine leggo il discorso del Presidente Napolitano, e finalmente trovo le parole antifascista, partigiani, CLN. Qualcuno che il 25 aprile lo sa come l’ho studiato io c’è, allora. Forse non sono io a essermi sbagliata in tutti questi anni, forse c’è qualcosa che non funziona oggi, qui e ora.
E alla fine capisco.
L’immagine del duce che fa il saluto romano campeggia da alcuni poster stampati da militanti di Forza Nuova. 25 aprile – un’idea è al tramonto, quando non trova più nessuno capace di difenderla. Firmato: Mussolini, sono le parole sul poster.
Allora questa strana commemorazione non è ignoranza, sbadataggine, casualità?

SCRITTO DA STEFANIA PER Voglio Resistere



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