Quando ad emigrare erano i tedeschi

In queste ultime settimane, la Germania sta conducendo un gioco meschino sul fronte dell’immigrazione, sulla pelle dei profughi.

La scorsa estate, aveva generato fragorosi applausi l’annuncio di Angela Merkel di aprire le porte del suo Paese ad un milione di cittadini siriani, i quali sono istruiti, non integralisti, lavoratori e molti con famiglia. Il profilo giusto per una nazione che sta invecchiando e bisognosa di nuova manodopera.

Eravamo in piena crisi dei profughi, con l’isola di Lesbo letteralmente presa d’assalto da gente che non aveva più niente da perdere, i Balcani segnati da vene umane di persone desiderose di raggiungere il Nord Europa. Una situazione che andava sbloccata.

L’accordo-sottomissione con la Turchia, i muri sparsi un po’ ovunque, i fili spinati che tornano ai confini, hanno permesso prima alla Germania di passare agli occhi della gente da Paese accogliente e poi di bloccare l’afflusso di profughi in terra teutonica, spegnendo un sogno al quale i siriani avevano creduto. La Germania tace sulle chiusure qua e là dei confini, così non deve far niente in casa propria e non deve sottostare alle polemiche degli xenofobi. Tant’è che il ministro degli Interni tedesco, Thomas de Maiziére, in conferenza stampa con l’omologo austriaco, ha dichiarato che il suo Paese non si opporrà alla decisione dell’Austria di chiudere il confine con l’Italia in Brennero. Chapeau.

Forse qualcuno ha dimenticato che nel lontano 1989, fine settembre, furono migliaia i tedeschi che fuggirono dalle loro terre.

Il 23 agosto di quell’anno il governo riformista dell’Ungheria aprì le frontiere con l’Occidente. Dopo decenni, tutti i cittadini del blocco sovietico potevano varcare il confine e raggiungere il tanto desiderato “mondo libero”. Dall’11 Settembre, furono circa 30 mila i tedeschi che tramite l’Ungheria, passando per l’Austria, raggiunsero la Germania Ovest. Un sogno.

Nei giorni antecedenti al crollo del muro di Berlino – che sarebbe caduto il 9 novembre – 50 mila tedeschi dell’Est invasero le frontiere della Cecoslovacchia (anche lei permetteva un flusso controllato di espatri verso l’Ovest) e in altri varchi del Blocco Sovietico, come in Polonia. Si calcola che in quei giorni fossero fuggiti almeno 350 tedeschi l’ora, per non parlare di quando il muro cadde e quindi si poté oltrepassare senza problemi.

Il desiderio di libertà ha spinto l’uomo a fare e immaginare le azioni più incredibili. Un muro non frena un sogno, anzi lo alimenta. La Germania dovrebbe averlo capito e invece, a quanto pare, no.

[L’immagine di copertina è liberamente presa da un documentario Rai e riprende la fila di tedeschi alla frontiera cecoslovacca per raggiungere l’Ovest durante quei giorni]


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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