Quarto, la questione politica attorno al caos dei Cinquestelle

Il caos di Quarto è la prima vera grana politica del Movimento Cinque Stelle, alle prese con le beghe politiche, l’impreparazione amministrativa e l’infiltrazione camorristica – a quanto sembra – fin sopra ai capelli.

Il caso esplode alla fine dello scorso anno quando il PM della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Henry John Woodcock, appura che un consigliere “grillino” – Giovanni De Robbio – è in odor di camorra: avrebbe ricattato il sindaco Rosa Capuozzo con una foto area, avuta tramite un geometra del comune, dove si dimostrerebbe un abuso edilizio nella dimora del primo cittadino. La minaccia sarebbe avvenuta ripetutamente e in varie sedi: nella sala del Consiglio, durante la seduta; nell’ufficio istituzionale e anche presso la sua casa. Il tutto perché De Robbio era interessato ad affidare la gestione dello stadio cittadino al suo procacciatore di voti, Alfonso Cesarano, già impiegato nel settore delle pompe funebri.

Un losco intreccio nel quale sì il sindaco Capuozzo è vittima, ma – fino all’arrivo della magistratura – si è guardata bene dal denunciare, cercando forse di far calmare le acque col tempo e risolvendo nelle stanze di partito la questione.

E proprio questo è il punto: un Movimento che ha fatto dei patti, delle omertà e delle riunioni segrete la sua clava contro la partitocrazia tradizionale, perché si è comportato allo stesso modo? Perché il primo cittadino non è andato dalle forze dell’Ordine a segnalare questi fatti gravi (altro che roba penalmente non rilevante, come ha scritto il blog)?

Grillo, dopo troppi giorni, scrive due post su Facebook dove difende l’operato della sua forza politica e la butta in caciara, attaccando il PD. Ma le questioni politiche rimangono più che aperte: perché il sindaco Capuozzo ha continuato ad affidare l’acquedotto cittadino – l’acqua, una delle “stelle” del Movimento – ad una ditta interdetta per mafia?

E ancora: De Robbio, prima della elezione in consiglio, era un esponente di spicco del Movimento o uno della seconda fila? Nella prima opzione, il danno sarebbe enorme perché ogni sua attività (volendo anche giusta) sarebbe sospetta di un tornaconto mafioso; se fosse la seconda, perché non si sono chiesti come uno “sconosciuto” prenda 840 voti alla prima elezione? Nei piccoli comuni, come Quarto, prendere 840 voti vuol dire essere il Re della città.

Infine: non si possono enumerare i rapporti mafiosi del PD – veri e da ricordare sempre – e poi dire che “sì è vero i voti sono loschi, ma non determinanti per la nostra vittoria”. I voti della mafia sono merda sempre, non solo per gli altri. E perché, comunque, il Movimento ne è stato permeabile? Forse perché in campagna elettorale non ha detto esplicitamente (come fatto solo oggi da Grillo): noi non vogliamo i voti dei mafiosi, perché ci fanno schifo?

Simone Piloni

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.

Un pensiero su “Quarto, la questione politica attorno al caos dei Cinquestelle

  • 21 Gennaio 2016 in 3:21 pm
    Permalink

    Si, ma Quarto non è un piccolo comune: ha quasi 41.000 abitanti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares