Quarto potere, Atto II. 6 Proposte.

La settimana scorsa vi ho parlato del cosiddetto “quarto potere” e dei suoi effetti sulle opinioni e le scelte degli elettori, in particolare in Italia. Oggi proverò a proporvi dei rimedi ai problemi attualmente presenti in Italia.

Innanzitutto riassumiamo i problemi principali:

1) i mezzi di comunicazione sono concentrati in grandi gruppi e controllati da un piccolo numero di soggetti;
2) le società e i soggetti che controllano i mezzi di comunicazione hanno anche grandi interessi e partecipazioni industriali;
3) il conflitto di interessi: il più grande magnate italiano è (guarda caso) il politico più influente degli ultimi 15 anni, nonché attuale Primo Ministro;
4) la televisione di Stato è controllata da individui legati alla politica e influenzati dai vari Governi che si succedono;
5) la maggior parte dei quotidiani riceve ingenti finanziamenti di Stato ed è, quindi, a sua volta facilmente influenzabile;
6) l’informazione degli Italiani si basa troppo sulla televisione e troppo poco sui quotidiani.

Ed ecco alcune idee per cercare di risolverli:

1) Per rendere le società editoriali “libere”, ovvero non influenzabili dai pochi proprietari, bisognerebbe renderle “public companies”, che nell’accezione americana significa tutto l’opposto delle compagnie pubbliche italiane. Le public companies sono compagnie le cui quote sono suddivise tra una miriade di piccoli proprietari, nessuno con quote superiori all’1%-2%. In Italia, dunque, si potrebbe limitare per legge la quota azionaria di una società editoriale che un soggetto possa detenere, direttamente od indirettamente, a pochi punti percentuali. Le società, inoltre, potrebbero essere obbligate ad operare su un solo tipo di mezzo di comunicazione: ad esempio, le società con canali televisivi non potrebbero gestire anche quotidiani o riviste.

2) Anche se i limiti alla proprietà dovrebbero risolvere la maggior parte dei problemi, si dovrebbe anche limitare la creazione di situazioni in cui soggetti con grandi interessi di tipo industriali riescano a gestire o influenzare le scelte delle società editoriali.

3) E’ molto semplice: i politici o i loro familiari non dovrebbero essere proprietari di quote di società editoriali o di grandi partecipazioni in qualsiasi tipo di società.

4) Penso che sia giusto che esistano un paio di canali pubblici, sullo stile della BBC: qualità, qualità, qualità. Gli amministratori dovrebbero essere, però, completamente slegati dal Governo. Potrebbero, per esempio, essere nominati dal Presidente della Repubblica, che sarebbe garante della loro adeguatezza per il ruolo che andrebbero a ricoprire.

5) Abolire gli incentivi di Stato per i quotidiani, punto e basta.

6) Bisogna ri-alfabetizzare gli Italiani. E’ necessaria un’opera lunga che riporti la gente a leggere più i giornali e a guardare meno Uomini e Donne.

Good luck Italy.

FRANCESCO PER Voglio Resistere



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