Questa Lega né carne né pesce

L’impero alla fine della decadenza, il PDL che affonda e  trascina  a fondo la Lega Nord. La situazione del governo è banalmente questa, almeno, questa è la situazione che è emersa dopo il raduno di Pontida. Nulla di nuovo ma nei comizi dei borgomastri padani si è avvertita tutta l’adrenalina di chi cerca di stare con la testa fuori dall’acqua in una tempesta: oltre ai soliti atteggiamenti tinti di “celodurismo”, all’attacco agli immigrati, all’accusa al Sud d’essere la zavorra del Nord, oltre alle solite grida che ormai ci riempiono le orecchie abbiamo assistito a qualcos’altro. Il comizio di Bossi è stato uno starnazzare, un tentare di salvarsi malgrado tutto, in modo politicamente molto intelligente. A dire il vero avevo sentito a vari comizi della cosiddetta base leghista attacchi al governo e a Berlusconi in particolare, anche molto forti, più forti delle frasi del leader del carroccio; Bossi barcolla tra accusare il governo e ricordare di farne parte tentando di rilanciarlo con un ultimatum che profuma di ricatto,c’è il tentativo di tener in un’unica camicia (verde) due diverse correnti leghiste, il movimento padano ancora duro e puro che espone gli striscioni “Maroni presidente del consiglio” e che vorrebbe staccarsi dal governo anche solo non appoggiando Silvio alle prossime elezioni  e, dall’altra parte, quelli che del governo fanno parte, la parte istituzionale che per motivi anche non strettamente politici continua ad appoggiarlo. Bossi, condendo il tutto con una sfida alla magistratura, attacca la tassazione ai ceti produttivi invitando (o minacciando) Tremonti a rivedere il suo operato, attacca l’intervento armato in Libia ovviamente senza sfumature di pacifismo in quanto preoccupa il bilancio e l’invasione di clandestini.

Le accuse sono molte all’operato del governo, nessuna accusa invece alle vicende personali di Berlusconi. Ha paura questa Lega, paura d’uscire di scena sapendo bene come “questo momento sarebbe favorevole alla sinistra”, e allora lancia quegli ultimatum che dovrebbero salvarla in corner, anche se le cose andassero male loro potranno dire d’aver fatto di tutto perchè venisse mantenuta ogni promessa del programma elettorale. Da molto tempo in effetti la Lega tiene sotto il suo controllo il governo, da quando prometteva di appoggiare la riforma della giustizia in cambio del federalismo. A questo punto mi sarei aspettato un’uscita di scena con stile, da veri padani, un’accusa a trecentosessanta gradi a Berlusconi (come la base padana sbandiera ad ogni occasione), insomma questa Pontida si sarebbe potuta trasformata in una nuova giornata di svolta come era successo con Fini a Mirabello. Le accuse ci sono state, è mancato il passo successivo. La paura di uscire dal governo è tanta, rimandano con quest’ ultimatum, forse che le poltrone di Roma dopotutto sono più comode delle panche da sagra nei paesini del bergamasco?

Non mancano un paio di cadute di stile che fanno riflettere su come la Lega sia sempre la stessa, chiusa tra i suoi paradigmi ed il suo populismo che la tiene ancorata ad esser un partito vecchio, senza apertura o crescita. Parlo della bassa considerazione degli equilibri politici ed i rapporti internazionali con la richiesta immediata d’uscita dalla guerra in Libia, segno della solita mentalità che innalza mura e fa solo il proprio comodo; parlo della “boiata” (cit. Alemanno) di spostare dei ministeri al Nord, mossa totalmente populistica, controproducente: pensate un padano doc a Monza che vede un ministero e dice: ” La capitale si sta spostando al Nord, finalmente”. Per le menti deboli funziona certamente, ma a cosa serve? A portare più spese per i trasferimenti di documenti e persone, i rapporti tra Roma e il Nord (proprio rapporti fisici), affitti e ristrutturazioni di palazzi da parte dello Stato, stipendi per persone che serviranno solo a confermare l’accusa di “fannulloni” di Brunetta. Insomma questa trovata è servita solo a farci perdere un giorno in Parlamento per la votazione ad hoc, nulla più. Infine, ad ogni accusa gridata da Bossi il popolo padano gridava: ” Secessione!”, dite che sono dello stesso parere di Maroni? Dite che la Lega è pronta a staccarsi? Dite che riescano a tirar fuori le palle una volta nella loro storia? C’è una frattura troppo netta oramai, anche all’interno del partito, tra chi a Roma sta bene e chi ricorda nostalgicamente gli anni ’90 quando tutto era in fermento, ed esisteva un movimento deciso, non un partito spaccato a metà.

ANDREA NALE



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